BLAKE
Ero indeciso. Non sapevo se uccidere Peter, perché non riusciva a rimanere lontano da Cassandra, o se ringraziarlo perché, molto probabilmente, aveva fatto in modo che nessuno le si avvicinasse troppo.
Non ero andato al Ginky's perché Donovan mi aveva chiamato per un incontro.
Boston, o meglio la Boston notturna, rivelava un volto completamente diverso da quello ordinato e composto del giorno. Le strade illuminate dai lampioni proiettavano ombre lunghe e inquietanti, mentre il ronzio dei motori e le voci sussurrate si intrecciavano in una sinfonia clandestina. Qui, la calma era un'illusione, e ogni angolo sembrava nascondere un segreto pronto a esplodere. Io, Kyle e Peter eravamo entrati nel giro delle gare e degli incontri clandestini per il brivido dell'adrenalina. La prima volta che ci incontrammo fu alle selezioni della squadra di basket del college e, da lì, mi portarono nel lato oscuro di Boston.
Non era tanto diverso da Las Vegas, e nell'ultimo periodo tutto era andato a puttane. Peter aveva perso un sacco di soldi nell'ultima gara, e ora Donovan aveva mandato i suoi scagnozzi a darci la caccia. Gente che non scherzava, che ti rompeva le ossa senza pensarci due volte se non saldavi i conti. Eravamo nei guai fino al collo, e la tensione cresceva ogni giorno.
Avevo accettato l'incontro di quel venerdì per racimolare un po' di soldi, ma dopo la telefonata di Cassie ero irrequieto. Soprattutto perché aveva deciso di ignorare tutte le mie chiamate. Non potevo rimanere lì, e anche se rinunciare all'incontro avrebbe portato molti più guai, non mi importava.
Me ne andai e continuai a chiamarla. Salii in macchina, lanciai con rabbia il telefono sul sedile del passeggero e misi in moto.
Dopo un po', arrivai sotto al dormitorio C. Non potevo entrare, ma il bisogno di sapere che stava bene era più forte di tutto. Girai lentamente intorno al palazzo, i fari della macchina che tagliavano la notte. Passai davanti all'ingresso principale, e fu allora che la vidi.
Cassandra stava attraversando il vialetto con passo deciso, le braccia incrociate contro il freddo e lo sguardo fisso davanti a sé. Il cuore mi saltò un battito. Per un attimo pensai di fermarmi, abbassare il finestrino, chiamarla. Ma restai immobile, il motore ancora acceso, le dita che stringevano il volante come se fosse l'unica cosa che mi teneva ancorato alla realtà.
La seguii con lo sguardo mentre si avvicinava all'ingresso del dormitorio. Il bagliore della luce all'interno le illuminò per un istante il profilo prima che sparisse dentro. Rimasi fermo ancora qualche secondo, il respiro pesante, il bisogno di avvicinarmi che si scontrava con la consapevolezza che non dovevo. Alla fine, strinsi il volante, feci un lungo respiro e decisi di tornare a casa. Avrei parlato con Peter il giorno dopo.
Il sabato mattina, a svegliarmi fu la suoneria del telefono. Senza nemmeno aprire gli occhi, risposi. "Pronto." Avevo la voce rauca, come se non bevessi da anni.
"Finnigan, muoviti. Tra 40 minuti al Chestern c'è una gara." Attaccò senza aspettare una mia risposta.
Christopher Donovan era il più bastardo di Boston, un uomo che sembrava aver fatto un patto con il diavolo. La sua voce calma e i suoi movimenti misurati nascondevano una pericolosità senza pari. C'era un motivo se nessuno osava contraddirlo: chi l'aveva fatto, era sparito dalla circolazione, o peggio, si era ritrovato con una vita distrutta. Donovan non dimenticava mai un debito, e sapevi che il tempo non era mai dalla tua parte quando si trattava di lui.
Mi alzai dal letto e, sentendo il silenzio tombale che regnava per casa, capii che avrei dovuto svegliare io i ragazzi.
Scesi in cucina e mi preparai un caffè. Ripensai alla telefonata di ieri con Cassie, e una lieve risata mi uscì dalle labbra.
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Ricordami chi ero
RomanceLa storia di Cassandra e Blake vi farà dubitare di ogni certezza Vi farà credere nei brividi sotto pelle Nel fiato che si spezza Nella pelle d'oca che non mente. Vi farà credere nelle anime prima dei corpi Nell'adrenalina come costante Nel destino...
