Tornare indietro

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L'amore non nasce nei gesti eclatanti,

ma nei dettagli nascosti nelle giornate ordinarie.

Blake e io non avevamo mai avuto bisogno di parole per capirci. Anche dopo quattro anni di distanza, i nostri sguardi riuscivano ancora a raccontare storie che le labbra non osavano pronunciare. Forse era questo il motivo per cui, nonostante tutto, avevo accettato la sua proposta senza pensarci troppo.

"Ti va di uscire con me? Da soli."

Non era stato un invito formale, non mi aveva dato il tempo di dire di no. E forse, non volevo neanche dirlo.

Erano passati un paio di giorni dalla gara, avevamo parlato poco ma in qualche modo ci eravamo riavvicinati. Così, quella sera, lo aspettavo all'entrata del dormitorio. Il freddo di Boston era pungente, ma la mia pelle aveva già imparato a sopportarlo. Indossavo un cappotto lungo color cammello e un maglione bianco morbido che contrastava con i jeans scuri. Avevo lasciato i capelli sciolti, anche se il vento li faceva svolazzare di continuo.

Melody mi aveva lanciato un'occhiata maliziosa prima che uscissi dalla stanza.

"Davvero stai andando da lui?" aveva chiesto, con un sorriso divertito.

"Non è quello che pensi. È solo... un'uscita."

"Un'uscita con il tuo ex che ti ha spezzato il cuore e che, diciamocelo, continua a guardarti come se fossi l'unica cosa che conta al mondo?"

Avevo sospirato, scrollando le spalle. "Non so cosa sia, Mel. So solo che non voglio pensarci troppo."

Lei aveva sorriso ancora, ma non aveva insistito. "Allora non pensare. Divertiti."

E ora ero lì, fuori dal dormitorio, con le mani infilate nelle tasche del cappotto e il cuore che batteva un po' più veloce del solito. Quando lo vidi arrivare, capii che tutto quello che stavo cercando di reprimere dentro di me stava per esplodere.

"Spero tu non voglia rapirmi" dissi, incrociando le braccia.

"Troppo tardi per scappare, Cassie."

Aprì la portiera con un mezzo sorriso e salii. Appena misi piede nell'auto, il profumo familiare di cuoio e tabacco mi avvolse. Lo stesso odore che mi ricordava le notti passate a guidare senza meta, ridendo, urlando canzoni stonate e credendo di poter fermare il tempo.

"Dove mi porti?"

"Vedrai."

Il motore ruggì sotto di noi mentre ci allontanavamo dal campus. Attraversammo le strade illuminate, lasciando alle spalle il chiasso della città. Durante il tragitto, lasciai scorrere lo sguardo su di lui. Sembrava rilassato, con una mano sul volante e l'altra che giocherellava distrattamente con il suo anello. Ma il suo ginocchio si muoveva leggermente, segno che non era poi così calmo come voleva sembrare.

"Ti stai agitando?" chiesi, inclinando la testa.

Lui sbuffò con un sorriso. "Non sono io quello che si sta guardando attorno come se cercasse un'uscita di emergenza."

Feci un verso di disapprovazione. "Non sto cercando di scappare. Solo... cerco di capire dove mi stai portando."

"Lo scoprirai tra poco. Pazienza, Cassie."

Dopo una ventina di minuti, Blake svoltò in una stradina che costeggiava un lago. Il riflesso della luna sull'acqua rendeva l'atmosfera quasi surreale.

"Ti ho portata qui perché... beh, lo scoprirai."

Scese dalla macchina e fece il giro per aprirmi la portiera. Con un sospiro teatrale, accettai il suo aiuto e lo seguii verso un piccolo pontile di legno che si estendeva sull'acqua. Mi fermai per un istante, guardandolo.

"Okay, Finnigan, spiegami perché siamo qui."

Lui si infilò le mani nelle tasche, alzando appena le spalle.

"Quando eravamo piccoli, ti piaceva stare vicino all'acqua. Dicevi che ti faceva sentire libera. Pensavo... magari funziona ancora."

Mi mancarono le parole. Per anni mi ero convinta che Blake mi avesse dimenticata, che tutto ciò che avevamo condiviso fosse stato spazzato via dal tempo e dalla distanza. Eppure, era evidente che non fosse così.

Non servivano grandi discorsi, non servivano scuse elaborate. Bastava questo. Bastava lui, accanto a me, in silenzio.

Mi sedetti sul bordo del pontile, lasciando che i piedi dondolassero nel vuoto. Blake si sedette accanto a me e mi passò una lattina di birra che aveva preso dal baule dell'auto. Lo guardai con sospetto.

"Hai portato birra."

"Volevo portare del vino, ma non sono ancora quel tipo di uomo." Sorrise.

Scossi la testa, trattenendo a stento una risata, e bevvi un sorso. Il silenzio tra noi non era scomodo, anzi, era una delle cose più belle. C'era solo il vento tra gli alberi, il fruscio dell'acqua e i battiti del mio cuore che cercavano di rimanere al loro posto.

"Ti odio ancora, sai?" dissi dopo un po', senza guardarlo.

"Lo so."

"E non ti perdono."

Blake annuì piano, lo sguardo fisso sull'acqua. "Neanche io mi perdono, Cass."

Le sue parole furono come un colpo secco al petto. Lo guardai di nuovo, cercando una menzogna nei suoi occhi, ma non ne trovai. C'era solo il ragazzo che avevo amato, con cui ero cresciuta, spezzato, e poi ritrovato.

"Perché mi hai chiesto di uscire?" chiesi piano.

Blake rimase in silenzio per qualche secondo, poi sospirò. "Perché volevo ricordarti che non tutto quello che abbiamo era sbagliato. Che, almeno per un momento, eravamo felici."

Mi irrigidii. "Eravamo felici?" ripetei, lasciando uscire una risata amara. "Allora perché sei andato via, Blake? Perché non mi hai dato nemmeno una spiegazione?"

Lui abbassò lo sguardo, stringendo la lattina tra le mani. "Cass..."

"No, dimmelo. Sono passati quattro anni e ancora non so perché una mattina mi sono svegliata e tu eri sparito dalla mia vita. Ti sembrava giusto? Pensavi che non meritassi almeno una parola?"

Blake serrò la mascella, il respiro pesante. "Non era così semplice."

Mi voltai verso di lui, fissandolo. "Sai cosa non era semplice? Raccogliere i pezzi di me stessa dopo che sei andato via. Capire se fossi stata io a sbagliare, se avevo fatto qualcosa per spingerti lontano. Ma la verità è che non ho mai avuto risposte. Solo silenzi. E ora torni e vuoi che ci ricordiamo solo le cose belle?"

Lui chiuse gli occhi per un attimo, come se volesse fermare qualcosa dentro di sé. "Non posso darti quello che vuoi, Cassie. Ma non significa che non mi importi."

Scossi la testa, distogliendo lo sguardo. "Il problema è che non so più cosa voglio da te."

Dopo qualche secondo, sentii la sua mano sollevarsi e, con un gesto familiare, mi sfiorò la fronte con il dorso delle dita. Lo faceva sempre quando eravamo piccoli, quando litigavamo e io mi chiudevo nel silenzio. Era il suo modo di dirmi che c'era, che non se ne sarebbe andato. Era un gesto piccolo, quasi impercettibile, ma bastò per sciogliere una parte della tensione dentro di me.

Un sospiro mi sfuggì dalle labbra. "Lo facevi sempre quando ero arrabbiata."

"E funzionava sempre," rispose, con un mezzo sorriso che non riusciva a nascondere la malinconia nei suoi occhi.

E per un istante, nonostante tutto, sentii che il nostro filo non si era mai spezzato davvero. Ma prima che potessi dire qualcosa, Blake si alzò, tirandomi su con un gesto deciso.

"Vieni," disse, con quel tono che non ammetteva repliche.

Lo seguii mentre si dirigeva verso la macchina, incuriosita. Aprì il bagagliaio e ne tirò fuori una vecchia coperta. "So che il freddo non ti ha mai fermata, ma scommetto che un po' di tepore non ti dispiace."

Scossi la testa con un sorriso e lo lasciai posare la coperta sulle nostre spalle mentre ci sedevamo di nuovo, questa volta più vicini. Il vento soffiava leggero, ma il calore della stoffa e la sua presenza bastavano a farmi sentire al sicuro.

Restammo lì, senza parole, a guardare il riflesso della luna sull'acqua, come se il tempo potesse fermarsi ancora una volta, almeno per stanotte.

Ricordami chi eroLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora