"Tra la quiete di un porto sicuro e il richiamo di una tempesta,
il cuore spesso sceglie ciò che lo fa battere più forte."
Melody aveva passato tre giorni in ospedale, giorni che sembravano non finire mai. Ogni ora era stata una montagna russa di emozioni: paura, speranza, e un senso opprimente di responsabilità. Avevo trascorso ogni minuto accanto a lei, dormendo su una sedia rigida e svegliandomi di soprassalto a ogni suono. Ogni suo respiro, ogni sguardo, era stato un sollievo, ma anche un promemoria di quanto fosse fragile quel momento. Non potevo lasciarla sola, non fino a quando non l'avessi vista davvero al sicuro. e in quel tempo non avevamo avuto notizie dei ragazzi. Io non l'avevo lasciata sola un momento.
Quando tornammo in camera, l'unico promemoria visibile che aveva dell'incidente era la gamba destra ingessata e un graffio sullo zigomo. Avevo cercato di rendere la stanza più comoda possibile per lei, sgomberando i mobili inutili e facendomi aiutare da Ryan. Gli avevo spiegato la situazione, omettendo volutamente chi fosse stato a investirla e dove fosse successo.
Avevamo posticipato il nostro appuntamento, e lui era stato dolce e comprensivo. Ogni messaggio, ogni chiamata, sembrava un piccolo punto di ancoraggio in giorni che altrimenti sarebbero stati insopportabili. Ryan non aveva bisogno di sapere tutto per esserci: era attento, rispettoso e sapeva quando farmi sorridere senza farmi sentire obbligata a ricambiare. Era la sua tranquillità, la sua capacità di ascoltare senza invadere, a rendere quei momenti così importanti per me. Mi aveva lasciata sola con Mel, ma ogni giorno si era fatto sentire, dalla mattina alla sera. Parlare con lui era stato un sollievo: mi aveva aiutato a recuperare gli appunti delle lezioni e, soprattutto, ci eravamo conosciuti meglio.
"Stasera uscirai con Ryan," disse Melody, mentre sistemavamo le sue cose.
Non me la sentivo di lasciarla sola, specialmente nella sua prima notte in camera dopo l'ospedale. Non ero nemmeno sicura che tutto fosse stato sistemato come si deve.
"Mel, non mi ha chiesto di uscire."
"E invece sì, tutti i giorni. E io stasera non accetterò un tuo no solo per me."
"Mel..."
Si sedette sul letto e mi fece cenno di avvicinarmi. Così feci.
"Cass, sei stata magnifica, davvero. Non ti ringrazierò mai abbastanza. Hai aiutato me, la mia famiglia, e soprattutto li hai rassicurati. Ma ora ho bisogno che tu esca con Ryan, perché oltre a essere un gran figo è anche un ragazzo bravissimo. E tu meriti questo."
Non le risposi. Le baciai la fronte e iniziai a disfare la sua valigia. Quella sera sarei uscita con Ryan, e avrei fatto del mio meglio per divertirmi.
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Alle 8 di sera ero in ritardo. Avevo lasciato Ryan e Mel in cucina mentre completavo il trucco in bagno. Per la serata avevo scelto un pantaloncino nero, una camicia bianca over – una di quelle dei miei fratelli – e stivali alti neri fino al ginocchio.
Avevo passato la giornata recuperando appunti e facendo compagnia a Melody. Non sarebbe rimasta sola, comunque: Meredith sarebbe passata da noi per la serata. Anche lei era stata molto presente in quei tre giorni, e ci eravamo legate ancora di più tutte e tre.
Quando finii di prepararmi, raggiunsi i due in cucina.
"Eccomi."
Ryan si alzò e sorrise. "Sei splendida, Ofelia."
Era impeccabile. I capelli biondi erano tirati indietro dal gel, e la camicia bianca metteva in risalto le sue spalle. Gli sorrisi, poi salutammo Melody e uscimmo.
Fuori dal dormitorio, c'era una moto parcheggiata, verde fluorescente.
"È tua?" chiesi, sorpresa.
Lui annuì, e sul mio volto si aprì un sorriso.
"Non ti facevo tipo da moto, Ry". Quella moto verde fluorescente spiccava, sembrava perfetta per lui, essenziale e con un tocco audace.
"Scoprirai tante cose."
Mi aiutò a salire sulla moto e mi agganciai a lui. Un flash dei giorni precedenti, di me e Blake sulla moto, mi attraversò la mente, ma lo scacciai subito.
Il tragitto fu tranquillo. Ogni volta che ne aveva l'occasione, Ryan mi accarezzava il ginocchio. Non ci mettemmo molto ad arrivare: aveva scelto un piccolo ristorante italiano, dall'aria intima e accogliente.
All'interno, ci sistemammo a un tavolo in disparte. Ryan ordinò una bottiglia di rosso. Non capivo nulla di vini, quindi mi affidai completamente a lui. C'era qualcosa di rassicurante nel modo in cui si occupava dei dettagli, come se volesse rendere tutto perfetto senza farmi sentire sotto pressione.
"Allora, Ofelia, come stai?"
"Bene, Ry."
"Dico davvero."
La sua domanda mi spiazzò. Credevo di essere brava a nascondere le mie emozioni, ma forse non così tanto. Stavo bene, o meglio, stavo cercando di rimettere insieme i pezzi e di convincermi che stavo bene.
"Sto bene, davvero," dissi, forzando un sorriso.
Lui annuì e fortunatamente lasciò cadere il discorso. La cena proseguì serenamente. Parlammo, ridemmo, e io gli raccontai dei miei fratelli. Lui, invece, condivise di più sulla sua famiglia. Non mi fece domande sugli Skull, e gli fui grata.
Il tempo volò, tanto che ci rendemmo conto che il locale stava per chiudere solo quando il cameriere ci portò il conto. Uscimmo, ma nessuno dei due sembrava voler far finire la serata.
"Se proponessi di continuare da me, senza nessun secondo fine, sarei un cattivo ragazzo?"
"No, non lo saresti. Ma credo sia meglio andarci piano, Ry."
Mi sorrise dolcemente e si avvicinò, aggiustandomi una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Rimasi immobile, a guardarlo. Poi si schiarì la gola.
"Tu mi piaci davvero, Cass. Non voglio metterti fretta, ma cercherò di conquistarti in tutti i modi."
Gli accarezzai il viso e gli diedi un bacio sulla guancia. Era dolce, deciso. Sarebbe stato tutto perfetto, se non fosse stato per quel peso che sentivo sul petto. Un peso che mi tirava giù ogni volta che cercavo di andare avanti.
"Ti accompagno a casa," disse.
Il tragitto verso il dormitorio fu più veloce dell'andata. Scesi dalla moto e gli passai il casco. Dovevo fare qualcosa, ero stanca di rimuginare.
"Rivediamoci domani," dissi.
Mi guardò con un sorriso stampato in volto. "Non aspettavo altro, Ofelia."
Mi diede la buonanotte e se ne andò.
Quando rientrai in camera, trovai tutto spento. Solo la luce della televisione illuminava la stanza. Melody e Meredith si erano addormentate sul mio letto, abbracciate in modo scomposto. Presi una coperta e le coprii meglio.
Mi spogliai e indossai il pigiama. Una volta a letto, non riuscii a fermare il flusso di pensieri. Da Blake a Ryan, continuavo a rimuginare. Ryan era perfetto: vita tranquilla, famiglia tranquilla. Con lui tutto sembrava semplice, lineare, quasi come se il mondo non potesse mai diventare troppo complicato.
Ma con Blake era diverso.
Con Blake c'era caos, adrenalina, e un'energia che mi faceva sentire viva in modo quasi spaventoso. Era come se una parte di me desiderasse la stabilità di Ryan, mentre un'altra continuava a cercare quella scarica elettrica che solo Blake sapeva darmi.
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Ricordami chi ero
RomanceLa storia di Cassandra e Blake vi farà dubitare di ogni certezza Vi farà credere nei brividi sotto pelle Nel fiato che si spezza Nella pelle d'oca che non mente. Vi farà credere nelle anime prima dei corpi Nell'adrenalina come costante Nel destino...
