"Ci vuole coraggio per dire addio a ciò che una volta ti ha fatto sentire vivo"
"Stasera organizziamo una festa."
Così mi aveva accolto Tony a casa. Le feste Heart non erano semplici feste: potevi trovarci di tutto e, soprattutto, non esistevano inibizioni.
Andai in camera mia per riposarmi prima della festa. L'incontro con Trevor mi aveva sfinita più del previsto.
Stavo per entrare in doccia quando Jay entrò nella stanza.
"Jay, che ci fai qui?"
""Papà è tornato a casa. Resto qui fino a quando non arriva un po' di gente giù." Jay abbassò lo sguardo sul telefono, ma il suo tono rivelava più di quanto volesse ammettere.
Mi avvicinai leggermente, incrociando le braccia. "E com'è oggi?"
Lui sbuffò, lanciando il telefono sul letto. "Solito schifo. È tornato barcollando, biascicando parole senza senso. Credo abbia rovesciato una bottiglia in cucina, ma sinceramente non ho avuto voglia di controllare."
Sapevo quanto odiasse parlarne, ma era il suo modo di sfogarsi. "Vuoi restare qui stanotte?"
Jay scosse la testa, stringendosi nelle spalle. "No, più tardi torno. Devo assicurarmi che non combini qualche altra cazzata. Ma resto qui finché non c'è abbastanza gente giù... non mi va di stare da solo con lui."
Annuii, senza aggiungere altro. Non serviva. Lui sapeva che non lo avrei mai mandato via. Era il nostro tacito accordo da anni."
Lo guardai senza dire niente e chiusi la porta del bagno.
Il padre di Jay era il classico padre stronzo del ghetto: un commercialista alcolizzato che aveva smesso di lavorare perché non riusciva più a distinguere il giorno dalla notte. Non era uno di quegli ubriaconi violenti, almeno non più, piuttosto ora era uno di quelli depressi. Jay rimaneva quasi sempre nei paraggi quando lui tornava a casa ubriaco, ma era una situazione pesante e non sempre riusciva a reggerla. Così, quando non ce la faceva, si rifugiava in camera mia. Io non facevo domande.
Sentii il telefono squillare e gridai a Jay di rispondere. Nel frattempo, mi lavai e decisi che quella sera mi sarei semplicemente divertita. Dopotutto, era una festa Heart e la parola "divertimento" ne era il cuore pulsante.
Quando uscii, avvolta nell'accappatoio, trovai Jay steso sul letto mentre giocava con il telefonino.
"Chi era al telefono?"
"Mh?!"
Quei dannati giochi di guerra lo rendevano un idiota.
"Jay, chi mi ha chiamato prima?"
Alzò la testa dal telefono.
"Ah, no, nessuno. Un call-center."
Lo guardai stranita, ma lasciai perdere. Non volevo indagare. Avevo già abbastanza problemi senza aggiungerne altri.
Aprii l'armadio per decidere cosa indossare. Giù iniziavo a sentire la musica e le prime voci, quindi dovevo darmi una mossa.
Feci voltare Jay e infilai un paio di shorts di jeans scuri e un top senza spalline. Mi truccai leggermente e ai piedi indossai i miei soliti stivali con il tacco.
Scendemmo insieme. Il piano di sotto era già stracolmo di gente. La musica era così forte che sentivo le vibrazioni nello stomaco. Io e Jay ci scambiammo uno sguardo e poi ci separammo.
Non so quante ore fossero passate, ma avevo abbastanza alcol in corpo da ridere senza motivo. Le luci stroboscopiche non aiutavano.
Mi sentivo leggera, spensierata. Avevo ballato e cantato a squarciagola. Per una sera, ero solo una ragazza della mia età. E non volevo che finisse troppo presto.
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Ricordami chi ero
RomansaLa storia di Cassandra e Blake vi farà dubitare di ogni certezza Vi farà credere nei brividi sotto pelle Nel fiato che si spezza Nella pelle d'oca che non mente. Vi farà credere nelle anime prima dei corpi Nell'adrenalina come costante Nel destino...
