Ho appeso il cuore al muro.
Si era fatto troppo pesante.
Spesso parlo del mio cuore come fosse una persona, un'entità affascinante e piena di paradigmi da analizzare. È divertente immaginarlo come un estensione di me medesimo, un composto di cristallo in cui posso guardare attraverso. Non si tratta di uno specchio, bensì una lente di ingrandimento dove filtrare ogni evento a cui partecipo. Al suo interno ci sono passate diverse creature, e ognuna di esse, volontariamente e non, ha lasciato qualcosa, una goccia simile ad una lacrima. Spiegarlo è arduo, benché l'immagine appaia nitida come la sua composizione stessa: una finestra da cui in precedenza avevo guardato molteplici panorami. Io mi affaccio, lascio che la brezza sospinga i miei ciuffi disordinati, e mentre mi abbandono alla leggerezza dell'orizzonte, il cuore sventra il nucleo dei pianeti con cui mi rilasso. Li mangia dall'interno, rivoltandone le terre e i cieli. Una volta sazio, ancora assopito nel gusto sparso fra le papille, fugge via. Lascia solo l'impronta sulla mia fragile estensione, il segno di una mano, di una lacrima e di una parola. Sfioro cuori con le dita solo per volgerne lo sguardo verso di me.
"Capisci perché penso di aver ragione?", mi chiede dunque la strega invitandomi ad entrare in casa sua. "Il tuo cuore è un luogo sprovvisto di fondamenta. È una macchina in corsa, priva di freni. Pensi solo a correre, passare alla prossima destinazione". Ha ragione. Percorro miriadi di sentieri in mezzo ai boschi, savane, città urbane, arcobaleni nel cielo e mille altri ancora. Ma proprio come insisteva a sottolinearmi la sacerdotessa, sagace più delle mie altre conoscenze, non c'è luogo che sappia farmi rimanere. Sbaglio a parlarne da questa prospettiva; a nessuno spetta il compito di incatenare qualcuno, tantomeno imprigionarlo. Eppure mi sento affine alle anime che incontro, le ammiro e le studio come opere d'arte, spesso ignorandone il vero significato.
"Sei un meschino burattinaio", aggiunge la cornacchia posta sul davanzale della finestra.
"Meschino non saprei...Mi brillano gli occhi quando guardo ognuno di voi. E sebbene il bagliore sappia irradiare ogni anfratto più nascosto, mi spaventa non riuscire a riconoscere la mia ombra".
"Queste tue parole sono sterili", continua. "Qualcuno potrà crederti, altri potranno compatirti o giustificarti. Genti cadranno per queste tue docili parole, inconsce del teatro che sai mettere in piedi". La strega calma la cornacchia, le passa una tazza di tè dalla quale ella beve rumorosamente. Io ignoro il suono del risucchio e sprofondo nel divano. Guardo la strega speranzosa, intimorita dal mio corpo floscio e decadente. Cerco nel mio cuore, ritrovando le vestigi passate. Penso a Ricciolo, alla sua nuova vita, al mio rimpiazzo sorridente e carismatico. L'ego traballa sul filo sottile che distendo nelle mie memorie e appare ancora più fine nel futuro che mi immagino. Il demone sarà tornato un angelo a tempo pieno, sarà volato via dimenticandosi della mia esistenza. La strega troverà un mago caparbio e diligente, un uomo fatto e finito, diverso dal marmocchio che vedo quando mi strappo le interiora. La cornacchia manterrà di me soltanto un esempio sbagliato da esporre durante i discorsi. E io dovrò ricominciare tutto da capo, invocando ogni sera la compagnia delle sorelle, tanto buone quanto irreali.
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RICCIOLO
Historia CortaL'amore per Ricciolo è una creatura in continua evoluzione. Io ne sono il proprietario, seppur suo schiavo e testimone. Vivo secondo i suoi principi, credendo di poter decidere per lui. A Ricciolo dono la mia introspezione, per rimuovere il ricordo...
