Capitolo 15

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L'ignoranza è la morfina dell'essere.

Scappo dal dolore voltandomi,

Serrando il cranio verso il riflesso della luce.

Quale noia era divenuta Ricciolo è difficile spiegarlo. Ruppe ogni ponte con il proprio damerino, lasciandolo stranito della sua medesima tristezza, obbligandolo indirettamente a cercare una mia consulenza.

"Perché?", mi chiedeva stringendo le mie mani, premendo sulle dita.

"Perché si cambia", risposi compassionevolmente, scorgendo nei suoi occhi la sagoma della malinconia.

"Ma l'amore è un cambiamento equo, un passo parallelo appartenente allo stesso percorso imboccato".

"Allora la strada è cambiata. Oppure siamo troppo stolti per comprendere la sua reale natura". Il ragazzo chiese ulteriori risposte, insistette cercando di scovare una giustificazione del fallimento a cui era stato sottoposto. Scelsi di non spendere nessuna parola, anzi preferii fare tesoro dei miei pensieri. Non volevo partecipare all'eutanasia sentimentale che invano provava ad assecondare. Avrei reciso l'occasione di rinunciare al viaggio che io, come egli, avevo già intrapreso da tempo. I giorni passavano al di fuori delle mura che avevo innalzato; il mondo oltre al mio piccolo templio andava avanti percependo la mia presenza, ma scegliendo di ignorarla. Permisi al cosmo notturno di imprigionarmi con le sue abitanti, filosofeggiando su un tema scomodo e assecondando un sentimento malato e disprezzante di ogni cura.

"Sapere di essere solo uno dei tanti scarti ti ha tolto la marcia soddisfazione di ritenerti speciale", afferma la ragazza della luna.

"Dipingendomi in questa maniera, potrei apparire come un semplice narcisista. E ogni mio tentennamento potrebbe essere soltanto un'estensione dell'ego e delle sue dipendenze".

"Eppure, non è così", ribatte la sacerdotessa scrutando i piccoli punti luminosi del cielo. "Quando la verità appare limpida preferiamo assimilarla per riflesso. Così che rifrangendosi all'infinito potremo sentenziare piacevolmente sulla sua chiarezza".

Amare Ricciolo era un dovere, capirla era una missione, rivelarla era un desiderio. Mi dedicai al perfezionamento del mio cuore, passando per fasi di infinita tristezza ed altre di vacua felicità. Quel sangue che continuavo a pompare non sapeva quale delle mie arterie avrebbe avuto più senso riempire. I fiumi iniziavano a temere la siccità. Nel petto, guardando Ricciolo, vidi solo un deserto. La sabbia fece sprofondare il templio e le sorelle si rintanarono in congegni arcaici costruiti per sopravvivere. La mia ragione, assieme alla mia curiosità, entrò in letargo. Ignorai il vento secco e il caldo essicante, ignorai la luce. Restò solo una lunga distesa sabbiosa davanti a me, un pellegrinaggio ignoto per combinare ogni riflesso in un'unica immagine: il mio amore.

RICCIOLODove le storie prendono vita. Scoprilo ora