All'età di venticinque anni, Delia, una ragazza bellissima e con degli occhi magnetici, viaggia a bordo di una nave da crociera con il suo fidanzato. Lì incontra Kilian, un membro influente dell'equipaggio, dotato di una bellezza sovrumana e un'inte...
Figlia di Cefeo, re d'Etiopia, e di Cassiopea, la più bella di tutte le Nereidi, Andromeda si trova coinvolta in un fatto drammatico: a causa dell'invidia delle altre Nereidi per la madre, su loro richiesta, Poseidone aveva inviato un mostro a flagellare il regno di Cefeo, che interrogando l'oracolo di Ammone venne a sapere che solo il sacrificio della figlia avrebbe liberato gli etiopi; così gli etiopi indussero Cefeo a legare Andromeda a una roccia come vittima espiatoria. L'eroe Perseo deve affrontare il mostro, la Gorgone Medusa, per arrivare ad Andromeda di cui si innamora, promettendo al padre che l'avrebbe liberata se gliel'avesse concessa in sposa. Perseo, secondo il mito, uccise il mostro (le Gorgoni avevano il potere di pietrificare chiunque avesse incrociato il loro sguardo e, delle tre, Medusa era l'unica a non essere immortale: nella maggioranza delle versioni viene decapitata da Perseo) e sposò Andromeda, ma un suo zio, Fineo, che era stato fidanzato della giovane, ordì un complotto contro Perseo il quale fece ricorso alla terrifica testa di Gorgone per trasformare gli assalitori in pietra, quindi condusse Andromeda in Grecia e a Tirinto ebbe con lei molti figli maschi e una femmina. Secondo un'altra versione Cefeo governava su una terra che sarebbe poi stata chiamata Fenicia ed era stata confinata su un'isola simulando un rapimento: quantunque si trattasse di una messa in scena per tenerla al riparo dello zio, era prigioniera sull'isola finché non passò Perseo a liberare le sue catene.
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Ancora penso al gesto e le parole dette da quel maledetto ragazzo. Un colpo al cuore. Ma cosa succederà se solo Alan venisse a scoprirlo? È la cosa che più mi preoccupa. Ma soprattutto, a cosa gli sarà servita quella foto? Ora sono con il mio ragazzo a fare merenda con la mia solita cheescake. "Delia mi raccomando, attenta a ciò che mangi. Stai ingrassando ultimamente. Lo dico per il tuo bene". Lo odio. Spingo lontano da me il piatto e mi alzo facendo stridere la sedia. "E ora dove vai?" Mi stringe forte il braccio. "Devo lavorare. Lasciami in pace". Prendo la borsa con dentro il computer e vado nel solito terrazzino. Poso il portatile su un tavolino e chiamo un cameriere. "Mi dica". "Una spremuta all'ananas grazie". Annuisce e ritorna dopo cinque minuti. Sorseggiandola mi fermo a riflettere, quando calde lacrime iniziano a rigarmi il viso. Mi guardo dall'alto verso il basso. Mi vedo grassottella e non ci sono dubbi. Detesto tutte le volte che me lo ricordano. Dalla porta vedo entrare Kilian, che appena posa lo sguardo su di me, si catapulta al mio fianco. "Che succede, piccolina?" Domanda asciugandomi le lacrime. "Niente, tranquillo". "Non ti credo. E queste ne sono la prova". Dice indicando le goccioline sulle sue mani. "Parlami... sono qui con te". Mi circonda con un braccio i fianchi e mi attira a se. Istintivamente affondo la testa nel suo petto e metto una mano sul suo addome tonico. "Non ce la faccio più, Kilian! Sono stanca! Ma perchè non è come te". "Perchè non è me. Non paragonabile a me. Io so come farti stare bene. Mi ucciderei se fossi stato io a ridurti così. Lo giuro". Tiro su con il naso. "Quanto vorrei che ci fossi tu al suo posto". Sussurro sperando che non mi abbia sentito. "Anche io". Restiamo un po' in silenzio, mentre lui giocherella con i miei ricciolini. "Mi ha detto che sto ingrassando e che già lo sono. Ma non è la prima volta". Confesso tutto ad un fiato. Mi bacia la pancia. "Sei la ragazza con il fisico più perfetto che io conosca. Non sei grassa, anzi, tutt'altro. Delia, ma tu ti rendi conto che quando passeggi, o meglio, quando sfili nella galleria ci sei solo tu? Le donne vanno via perchè hanno paura del confronto con te. E gli uomini ti mangiano con gli occhi. Vuoi capire che ogni giorno è una sfida tra me e loro? Tra me e l'impulso di cavare gli occhi a tutti i maschi che posano gli occhi su questo bellissimo corpo? Lo vuoi capire che sono pazzo di te. E quel coglione non ne è degno!" Ecco cosa vuol dire piangere di gioia. Lui ha sempre una parola buona per me. Magari tutti mi possono reputare bellissima, e questo lo so, ma Alan mi fa dubitare di me stessa. "Sei pazzo di me?" Annuisce. "Tantissimo". Ecco che quella carica blu nelle iridi si fa sempre più del colore del mare. "Queste che vedo sono lacrime di felicità?" Domanda ironicamente. "Credo di si". "Non dubitare mai del tuo corpo, del tuo viso, del tuo carattere, dei tuoi sentimenti... della tua persona in generale. Amati come io ho imparato a fare da piccolo quando tutti mi odiavano. Amati come il Sole non smette di fare con la sua Luna". Guardo il vuoto pensierosa. Ha sempre ragione. "Sei molto maturo. Si vede che hai vissuto tanto. Sei profondo, intelligente, sexy, generoso, affettuoso". "E a te piacciono gli uomini maturi, profondi, intelligenti, sexy, generosi e affettuosi?" Chiede con un sorrisetto beffardo sulle labbra. "È ovvio. Altrimenti non sarei qui con te". Lo bacio. Lo bacio perchè mi rende felice e perché ne ho bisogno. "Quindi, perché sei qui? Solo per riflettere?" Spingo il viso sul suo costato e mi lascio inebriare dal profumo che sprigiona ogni parte del suo corpo. È miele puro. Lo caratterizza perchè non è da tutti. È strano trovare un ragazzo che profuma in modo diverso rispetto agli altri. "No... Devo... Devo chiamare il mio avvocato. Credo di avere le prove sufficienti per mandarlo in tribunale". "Sei sicura?" Il tono è preoccupato ma il sorriso che mostra dice tutt'altro. "Sono seguita da uno degli avvocati migliori d'Italia. Mi ha vista nascere e crescere, è come un secondo padre per me". "Okay, chiamalo!" Apro FaceTime e avvio la chiamata. "Oh! Ciao Delia!" Mi saluta. Cerco di essere ripresa solo io in chiamata, stringendo la mano del ragazzo, ma restandogli lontana. "Salve avvocato Rossi. Abbiamo parlato la scorsa volta e le avevo inviato un video. Ora ne ho un altro che le ho appena girato insieme ad altri di poco tempo fa". Sul volto del signore appare un sorriso compiaciuto. "Te lo dico di nuovo: sono fiero di te! Li ho appena visualizzati, dovrebbero bastare". Conclude. "Grazie mille". "Ci vediamo al tuo ritorno in tribunale. Fai buon viaggio. Ti voglio bene!" E la chiamata si chiude senza darmi il tempo di rispondere. Mi alzo e inizio a saltellare per l'ambiente. Kilian mi segue e mi prende in braccio facendomi volteggiare. "Bravissima". Dice sottovoce baciandomi il naso. Ci risediamo a causa dell'arrivo di una nuova videochiamata. "Mamma! Papà!" "Ciao piccolina! Come stai?" Domanda papà. Il ragazzo affianco a me poggia delicatamente una mano sulla coscia, e la stringe. Cavolo! "Smettila! Per favore". Sibilo sperando che i miei non se ne accorgano, ma non mi ascolta. "Benissimo!" Oh! Al diavolo! Lo tiro da un braccio facendo spuntare i suoi occhi azzurri nella videocamera. "Lui è Kilian". Sul viso dei miei il sorriso si appassisce. "Ah, pensavamo ci fosse Alan! Amore, dovresti essere con lui". Mia madre, la solita. Kilian cerca di nascondere la delusione stringendomi le dita e mimando un "tranquilla" con le labbra. "Lia! Che bel ragazzo!" Sto per piangere. "Ivy! Amore mio!" Restiamo a parlare per un po', poi chiudiamo. "Scusami per come si sono comportati con te. Per loro il ragazzo modello è Alan. Sono abituati a quel tipo di ragazzo". Lui invece, mi accarezza la guancia. "Non è successo niente. Va bene così. Loro non sanno". Mi stendo sulle sue gambe. "Come fai ad avere un cuore così grande. Come fai ad essere così paziente". Mi pettina i capelli con le lunghe e affusolate dita. "Ho imparato a mantenere la calma". "Non gli dirai niente?" Domanda. Io nego con il capo. "Non ora. Appena torno a casa spero di farlo". Restiamo qualche minuto in silenzio. A volte viene infranto dallo scoccare delle nostre labbra che non smettono di cercarsi. "Ivy è bellissima". "È la sorella migliore del mondo". Affermo sicura. "Sai che amo il tuo accento siciliano. Ti rende così attraente!" Sembro ubriaca. "Credo che io ti piaccia tutto". Risponde sorridendo. Annuisco. Nel silenzio più profondo, facendomi cullare dal suono del mare, cado nelle braccia di Morfeo. Dopo poco vengo risvegliata da un brusio leggero, ma tengo gli occhi chiusi. "Kil, è rischioso". Riconosco la dolce voce di Jordan. "Shh! Sta dormendo". Sussurra il diretto interessato. "Vi piacete. Si nota". Sento Kilian annuire, così decido di sollevarmi. "Cavolo! Quanto ho dormito?" Domando impanicata. "Più o meno tre quarti d'ora". Mi sbatto una mano in fronte. "Scusami! Ti ho fatto rimanere così tanto tempo". "Lascia stare". Prendo frettolosamente le mie cose e le infilo in borsa. Saluto il ragazzo con un distratto bacio sulla guancia e Jordan con un gesto della mano. "Devo andare, ragazzi. A dopo". Poi vado via. Rientro in camera, e c'è Alan che si aggiusta il colletto della camicia. "Dove sei stata?" Domanda senza guardarmi. "Lavoravo". Si avvicina lentamente, fino a sentire il suo respiro sulla mia faccia. "Credi che me la beva, piccola troietta?" Io nego con il capo ingoiando un groppo di saliva. Mi prende per il collo e mi sbatte al muro, stringendo. "Sei stata con lui? Pensi che non lo sappia che tra voi ci sia qualcosa? Ma tanto manca poco, la settimana sta per finire: non lo rivedrai mai più!" Stringe. "Lasciami, ti prego" balbetto per mancanza di fiato. Lui mi molla, tirandomi un calcio sulle ginocchia, facendomi cadere. Si china su di me. "Non farmi fare cose di cui potrei pentirmi, stronza. Ora fai quei giochetti che tanto ti piacciono, ne ho bisogno". Si cala i pantaloni e i boxer e mi costringe a prenderlo tutto in bocca. Con le lacrime agli occhi, lo assecondo, ma è così violento che rischio più volte di strozzarmi. Viene dentro di me, e trattengo un conato di vomito. "Ingoia!" Ordina fissandomi negli occhi. Obbedisco, poi in un impeto di coraggio lo scosto da sopra a me. Sorride e si morde le labbra malizioso. "Sei così appagante, tesoro". C'è poca distanza tra noi. "Non ti avvicinare mai più! Fai schifo!" Sputo queste parole che l'avranno fatto imbestialire. Scoppia in una sonora risata. "Non ti avvicinare? Ma che dici" Mi prende i polsi e li alza sulla mia testa. "Se non lo hai ancora capito, io sono il tuo cazzo di fidanzato e mi devi rispettare! Tu sarai mia per sempre... O almeno finché non deciderò di farti fuori". Scherza, ma so che fa sul serio. "Perchè non sei come gli altri. Se sono la tua fidanzata, perchè non mi tratti da tale!" Esclamo, ma vengo zittita da un suo schiaffo. "Non parlarmi in questo modo, insolente! Io ti tratto meglio di come ti potrebbe trattare lui". Sappiamo entrambi a chi si riferisce. "Smettila di paragonarti a lui". Mi bruciano le guance, forse sto sbagliando a rispondere, ma voglio farmi valere. "Non mi paragono a nessuno. Io sono migliore di tutti. Non credo che una stupida guida turistica guadagni tutti i soldi che guadagno io. Non ti potrà mai rendere felice, perché sei una viziata del cazzo, e non ti basterebbero i suoi gesti carini. Tu vuoi uno come me, che possa regalarti il lusso della vita che fai! Hai preso quella laurea di merda? Bene, ma non ti servirà a nulla finché ci sono io". Sta dicendo parole troppo dure. Io apprezzo molto di più l'intelligenza e le carinerie di Kilian che i suoi sporchi soldi! "Con lui vivresti in un fottuto monolocale in affitto, e fidati, non sarà bello come la tua villa; ti porterà a cena si e no una volta al mese, ma l'importante è che ti baci, ti accarezzi e che ti dica stronzate sdolcinate, giusto?" Scimmiotta i modi di essere di una persona d'oro. Si rende conto che sta dicendo assurdità? Mi lascia strattondandomi. "Non ho tempo da perdere con una ragazzina che non vede l'ora di trovare un cazzo nuovo da succhiare, me ne vado". Mormora, ma io mi sono già chiusa nel bagno. Ritorno a respirare quando sento la porta chiudersi. Mi gira la testa così infilo i polsi sotto il getto freddo del rubinetto. All'improvviso sento bussare. Non vorrei aprire, faccio schifo. Ho i capelli arruffati, mascara sbavato e vestiti fuori posto. "Vattene Kilian". Sono sicura sia lui. "Fammi entrare, per favore". Riconosco la voce vellutata di Gavin. Lentamente gli faccio spazio. "Che ti serve?" Domando voltandomi di spalle. Lui mi rigira. "Ho incontrato il tuo ragazzo. Era un fascio di nervi". "Quindi?" Non capisco cosa voglia da me. "Che cosa cazzo è successo in questa cabina?" "Abbiamo litigato, semplicemente". Rispondo facendo spallucce. "Si vede lontano un miglio che quel tipo è poco raccomandabile. Chiunque litighi con lui finisce male. Soprattutto se donna". Magnifico intuito. "Smettila. È acqua passata". "Si, come se fino a cinque minuti fa non stessi sprofondando nelle tue stesse lacrime. Ora vieni con me, parliamo e ci rilassiamo". Il suo sorriso perfetto gli fa arricciare il naso triangolare. "No, no... dai Gavin, mollami". Mi lamento quando mi tira letteralmente per un braccio, fuori dalla camera. Mi porta nel teatro, che ora è vuoto. Ci sediamo nei posti più in alto, uno difronte all'altra. Gli lancio uno sguardo fugace. Ha una maglietta a maniche corte nera aderente e un pantalone della tuta grigio. "Allora? Parla". Mi incita con la solita delicatezza di un elefante. "Niente, mi ha solo parlato. In modo burbero, ma abbiamo solo parlato". Lui annuisce, un po' diffidente. "Okay, ti credo..." C'è qualcosa che vuole dirmi ma non riesce. Allora mi faccio avanti io. "Da quanto lavori qui?" Chiedo mettendo su il sorriso. "Da tanto tempo". "Oh! E ogni quanto torni in Norvegia dai tuoi?" Continuo cercando di fare conversazione, ma forse ho toccato la corda sbagliata. "Non ho una famiglia". Oh no... anche lui! Lui nota i miei occhi sbarrati. "Quando avevo poco più di un mese, mi abbandonarono davanti casa di un vicino, che mi affidò ad un orfanotrofio. Da lì nessuno mi ha mai voluto, non sono mai stato adottato, e quando ho compiuto diciotto anni sono andato via. Anche se un po' mi manca. Sono stato bene con quella gente, ma desideravo con tutto me stesso una famiglia che non arrivava mai". Quanto dolore in pochissime parole... Non so che dire. Gli stringo le mani. "So che ci conosciamo da pochissimo, ma io sono una persona affidabile, te lo giuro, quindi se vuoi, ci sono. Sempre". In realtà io ci sono sempre per tutti, ma nessuno c'è per me. "Ti ringrazio. Hai la capacità di far sentire le persone a proprio agio anche senza conoscerle". "Io ringrazio te per esserti aperto con me". Lui sorride, poi mi stampa un bacio in fronte. "Sei più importante di quanto credi". Sul mio volto si dipinge un punto interrogativo. "Credi che Kilian sia solito legarsi così tanto ad una ragazza?" Io arrossisco di getto. "Se io ti guardassi da lontano, senza neanche conoscerti, mi fiderei comunque di te". Si alza e va via. Sono felice per ciò che mi ha detto, di sicuro ha rasserenato la mia giornata. Fisso l'ambiente che mi circonda... è bellissimo, sui toni del blu, viola e bianco, e mi trasmette molta calma. Mi trovo nella mia camera, mi sto dando un'aggiustatina alla piega. Questa sera ho i capelli lisci. Vestita così non mi riconosco neanche. Applico l'ombretto argento oleografico e richiamo Alan che è nell'altra stanza. Da quando è tornato non ci siamo rivolti una parola. "Sei diversa..." Mormora. Credo non volesse nemmeno dirlo. "Per favore, non iniziare". Rispondo. Quando l'ascensore spalanca le porte ci fiondiamo nel ristorante. Ho una fame da lupi!
Spazio autrice: Eilà gente! Nuovo capitolo carico!!!! Kilian è il ragazzo più maturo (e sexy) che io conosca! A volte mi sento come Delia riguardo ai commenti sul fisico🎗️ Adoro questa nave da crociera. È così moderna, lussuosa. Vorrei davvero imbarcarmi. ORA