Nient'altro che la verità

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Non posso scappare. Non posso abbandonare la fondazione delle nobildonne. L'ho creata apposta per mascherare la vera vita nel palazzo e mi ha permesso di educare altre persone alla magia, fino ad ora.

Il sorriso delle donne che ho aiutato negli anni è stato sufficiente a ripagarmi della vita di corte. Perché la vita di corte contrariamente a quanto chiunque possa immaginare è tutt'altro che facile: non sanno cosa ho dovuto dare a quei porci, arricchiti sulle spalle dei poveri contadini, perché ci lasciassero vivere in pace.

Fino ad ora, sotto la mia protezione il palazzo si è popolato di persone che, come me, sanno che le streghe sono cattive perché la vita lo è stata con loro. Sono diventate cattive per colpa del caso che le ha fatte nascere con il sangue magico e per il mondo che le ha rese schiave, popolato da gente che pensa di essere migliore degli altri, per il solo fatto di essere esattamente normale...

Non riesco a non pensare: maledetti angeli. Sono anni che rintracciano comunità di streghe e le svendono alla presunzione umana.

Sono sicura che ci sia il loro zampino in tutto quello che sta per succedere.

«Sidonia Von Broke» una voce imperiosa inonda il mio studio interrompendo il flusso caotico dei miei pensieri e mi fa alzare gli occhi dallo scrittoio. La figura che mi trovo davanti è impettita ad ostentare la sua posizione come se fosse il premio più ambito al mondo: una guardia reale.

«La avete davanti, signor?» rispondo. 

«Victor Ruven, comandante delle guardie a diretto servizio dell'imperatore Ferdinando II, ma bando ai convenevoli: Sidonia Von Broke, dovete seguirmi. Sarete processata per stregoneria.»

Non mi scompongo, sapevo che sarebbe arrivato questo momento prima o poi: la fede cattolica di quest'uomo che è imperatore da pochi mesi ha già fatto molte stragi di comunità magiche. Che lo fossero davvero o meno ha avuto poca importanza.

Wolde mi aveva avvertito, tuttavia il momento dell'ingresso di questo ufficiale è stato davvero traumatico anche se mi sto impegnando a non dimostrare la mia sofferenza. Mi alzo senza proferire parola, appiattisco le pieghe del vestito con le mani e lo seguo lungo il corridoio della mia prigione dorata.

«Per caso conoscete dove si sta nascondendo la signora Wolde Albrechts, stiamo cercando anche lei.» sento bruciare le lacrime intorno ai miei occhi, non anche lei.

Una strega è meglio che eviti di fare le carte per se stessa perché potrebbe non interpretarle correttamente, ma spero con tutta la mia anima che abbia pensato di scappare lo stesso. Sbatto le palpebre togliendo l'umidità appena in tempo, perché Victor si gira verso di me in attesa di una risposta «Non so di chi stiate parlando, sono spiacente.» affermo con tono piatto.

L'incedere impettito della guardia si ferma per un momento «Avete già iniziato a mentire anche prima del processo, mia cara?» 

Le ultime due parole sono una lama che mi perfora il petto da parte a parte. Rabbrividisco e non rispondo.

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Sono passati alcuni giorni da quando sono arrivata in questo posto, mi hanno fatto alcune domande al mio arrivo e nei giorni seguenti, senza riuscire ad accusarmi di nulla in particolare. La cella in cui mi trovo è stretta e buia però c'è un letto modesto, un tavolino in legno e una sedia, mi portano due pasti al giorno.

Nel momento in cui penso di aver finito le lacrime un brivido mi percorre la schiena, non è un buon segno.

Un sottoposto fa scorrere le pesanti chiavi delle celle lungo le sbarre «Ti ho portato compagnia, donna!» apre la cella di fronte alla mia, poi fa qualche passo indietro e recupera un persona con un sacco di canapa sulla testa, per buttarla nella cella appena aperta. Lei geme mentre l'ufficiale le slega i polsi e le sfila il sacco.

Le anime del dragoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora