Programmi per il futuro

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«Ehi, ehi, chi è il fortunato Arielle?» 

Myra entra in camera come un fulmine, i suoi occhi di ghiaccio sono più brillanti del solito, animati da un incredibile curiosità.

«Myra cosa abbiamo detto a colazione sul leggere nel pensiero?»

«No, sis i tuoi pensieri questa volta mi stavano implorando di essere ascoltati, non è colpa mia.» Mi guarda per un secondo ma poi si mette subito alle mie spalle, per guardare ciò che ho tra le mani. «Cavolo se è bello come questo disegno, capisco perché i tuoi pensieri urlavano.»

«Ragazze, è pronta la cena!» Nostra madre urla dal piano di sotto, con un tempismo perfetto dandomi l'opportunità di concludere questa imbarazzante conversazione, limitando i danni.

«Dai Myra non ho voglia di parlarne adesso, andiamo.»

Entriamo in cucina e ci sediamo ai nostri soliti posti ed io ho tutta l'intenzione di schivare ulteriori commenti di mia sorella. Ma la calma dura poco perché non appena porto una forchettata di pasta al forno alla bocca, mia sorella inizia a cantilenare qualcosa come: «Arielle si è innamorata... si è innamorata...»

Ci metto tutto il mio impegno per non sputare il boccone e tossisco sgraziatamente mentre mia madre sposta la sua attenzione dal piatto fumante ad una me completamente imbarazzata.

«Ah sì?» chiede mentre le brillano gli occhi e mi rendo conto di quanto le assomigli Myra come mai prima d'ora. «Chi è il fortunato?»

Mia padre guarda entrambe per un momento. «Dai ragazze, non imparerete mai a farvi gli affari vostri?»

Il mio sguardo gli urla un enorme grazie, ma mia madre non ha nessuna intenzione di fermarsi: «Ma perché, cher? Magari da questo ragazzo dipenderà la scelta di Arielle.»

Lui guarda la moglie e sono sicura che si stiano dicendo qualcosa solo con quello sguardo.

«Giusto» Risponde mio padre e poi continua «Ragazze, vi ricordate che tra qualche mese, il giorno della festa del raccolto, dovrete scegliere cosa fare del vostro futuro...» si ferma, quasi non riuscisse a concludere la frase «...iniziare a vivere con e per la comunità magica oppure dimenticare tutto e diventare sempre più umane.»

«La decisione non inciderà sulle vostre carriere scolastiche, se volete potete proseguire gli studi prima di iniziare a lavorare in qualche bel posto magico, sta a voi la scelta.» aggiunge mia madre «Alla fine mi ci sto abituando a questa vita da umana, anche tu cher?»

Bè "alla fine" sono passati quasi dieci di anni da che mia madre ha smesso di lavorare nella sua libreria. Abbiamo vissuto un periodo a Parigi negli anni in cui io e Myra frequentavamo le elementari magiche, motivo per cui ogni tanto mia madre parla ancora francese. Lì mia madre gestiva una piccola libreria galleggiante sulla Senna. La parte davanti era una libreria qualsiasi, ma bastava uno schiocco di dita per accedere alla vera libreria: nascosta agli occhi di chi non voleva vedere. L'intera libreria era molto più grande all'interno che all'esterno e profumava di magia. I tomi volavano da uno scaffale all'altro in attesa che un mago li afferrasse al volo e le scale si spostavano con un unico cenno della mano della libraia. Era la sua passione e mi ricordo bene il suo sorriso quando la andavamo a trovare.

Poi quando io e Myra abbiamo compiuto 11 anni ci siamo trasferiti qui a Settequerce, un paesino in Alto Adige a venti minuti di macchina da Bolzano e sono sicura che a mia madre non sia mai piaciuto stare qui. Ha perso la passione per i libri e ha iniziato a giocare d'azzardo, dice che così frega quegli stolti umani senza per forza ucciderli, ma questa è un'altra storia.

«Dopo aver studiato le leggi umane sono sempre più convinta di voler entrare nel CSM» Interviene Myra, con una sicurezza per me sconvolgente.

Il CSM, non è esattamente quello che si potrebbe pensare, ma bensì il Consiglio Superiore della Magia. L'organo che decide della vita e della morte, nonché di tutta l'esistenza di un mago.

«Gli umani mi annoiano, non ho trovato nessuno di interessante per cui ne valga la pena sacrificare la mia vita.» Riprende mia sorella.

«E tu Arielle?» Mi incalza mia madre «Non vuoi dirci proprio niente di questo nuovo ragazzo?»

Per me è diverso. Per me è tutto diverso. Per me c'è Christian, qui i ragazzi non mi prendono in giro perché sono una frana in tutto. Qui io sono perfettamente normale, non vengo giudicata perché non sono abbastanza brava a fluttuare o a lanciare incantesimi.

Ma cosa dovrei fare abbandonare la mia famiglia e dimenticare tutto? Sarebbe davvero la scelta giusta?

«Io... ancora non lo so... » Rispondo alla fine e sono quasi sicura di vedere un ghigno sulla bocca di mio padre, anche se sfuma troppo rapidamente perché qualcuno lo noti, convincendomi di essermelo immaginata.

«Non preoccuparti piccola, hai ancora tempo per pensare. » Adesso sorride davvero ma è un sorriso diverso, come a dirmi che andrà tutto bene.

Mamma lo guarda senza dire niente per un momento che sembra eterno. «Donc oui, credo che sia meglio così.»

Finiamo di mangiare in silenzio e quando abbiamo finito con un gesto secco della mano mia madre dà vita alle stoviglie che si mettono a vorticare per aria ed iniziano a sistemarsi da sole.

Io vado in camera, distrutta dalla giornata e dai dubbi.

Manca troppo poco.

Le anime del dragoLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora