Emozioni contrastanti

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Cammino verso l'officina dell'università svogliatamente e con la musica in riproduzione nelle cuffiette bluetooth, anche se certi pensieri sono più forti persino del volume assurdo della canzone che sto ascoltando.

«I'm tired of being what you want me to be
Feeling so faithless, lost under the surface
Don't know what you're expecting of me
Put under the pressure of walking in your shoes
»

La pressione che sento sulle spalle è come indossare un pesante giaccone che mi impedisce anche di respirare correttamente. Mentre un certo senso di responsabilità e appartenenza al mondo magico inizia a farsi spazio nelle pieghe del mio cuore che lo avevano da tempo sepolto sotto la polvere.

Da quando questa mattina mi sono svegliata dopo essere stata a Roma, nei ricordi di Marcus, provo così tante emozioni contrastanti ed incontenibili che mi stanno portando lentamente a scivolare nell'apatia perché altrimenti sarebbe impossibile sopportarle tutte.

«I've become so numb
I can't feel you there
Become so tired
So much more aware
I'm becoming this
All I want to do
Is be more like me
And be less like you»


Kerèl cosa si aspetta da me? Che diventi scaltra come Marcus o coraggiosa come Sidonia? 

Non riesco a smettere di pensare che ci deve essere un significato nascosto nella visioni: vuole farmi accettare di essere una strega?

«Can't you see that you're smothering me
Holding too tightly, afraid to lose control?
'Cause everything that you thought I would be
Has fallen apart right in front of you»


Come si può vivere con la costante sensazione di lanciarsi in caduta libera nel vuoto? 

E' come se stessi camminando su un filo al di sopra di un baratro nero del quale non riesco a scorgere il fondo. Spengo la musica e mi sistemo dietro l'orecchia il ciuffo di capelli rossi che mi è sceso davanti al viso, prima di entrare nell'aula e sistemarmi a fianco di Cristian già alle prese con il progetto. Infatti il mio compagno mi saluta frettolosamente prima di darmi una serie interminabile di compiti da fare.

Cerca di concentrarti, Arielle.

«Vai immediatamente in bagno a darti una rinfrescata!» Mi ammonisce Christian all'ennesimo errore nella sistemazione delle pietre, dopo la prima ora di lavoro.

«Hai ragione, oggi è meglio se ti lascio lavorare da solo.»

Esco dall'aula nel bianco asettico del corridoio ed arrivata in bagno mi sciacquo la faccia con l'acqua fresca che sembra darmi giusto un po' di sollievo dal mal di testa, ma come temevo il piacere è solamente momentaneo.

Prendo alcuni respiri profondi prima di percorrere a ritroso la strada per tornare al laboratorio, ma a qualche metro di distanza dalla porta verso la quale sono diretta vedo Enea svoltare l'angolo alla fine del corridoio e sorridermi.

Sono troppo stanca anche per sorridere.

Deve aver visto la mia espressione devastata perché quando si avvicina mi chiede: «Va tutto bene Arielle?»

La sua presenza mi da una sensazione di un vento caldo sulla pelle, che in questo momento non riesco proprio a sopportare.

«Sì, io ho solo mal di testa... Devo andare Enea, scusa.»

«Hey, aspetta...» Mi trattiene per un braccio.

Mi girò di nuovo verso di lui ed Enea alza una mano per appoggiare il pollice all'altezza delle mie tempie e lo stesso fa subito dopo con l'altra dalla parte opposta.

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