20 - Siamo troppo giovani per questo

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Remus non aveva fame. Non riusciva a togliersi dalla mente l'immagine di James che, con il respiro ridotto ad un caos, crollava addosso alla cattedra.

Si era reso conto di star esagerando.

Aveva chiesto troppo a James, stava esigendo molto da tutti quanti, se stesso compreso. Eppure non era ancora abbastanza. Lo spettacolo era ancora mediocre, ancora una normale recita di Romeo e Giulietta. Sarebbe piaciuto, ma nulla di più. E Remus non voleva solo piacere, voleva sorprende, voleva far piangere, voleva far ridere, voleva far innamorare, voleva essere criticato per la sua audacia. Peccato che non era bravo ad essere audace.

Sospirò sonoramente con lo sguardo fisso sul piatto di insalata che aveva nel piatto senza guardarlo davvero.

"Remus dovresti mangiare."

Lo riprese suo padre. Remus si strinse nelle spalle:

"Non ho fame, anzi credo che andrò in camera. Ho del lavoro da fare."

Remus fece per alzarsi, ma suo padre lo prese per un polso.

"Remus siediti, aspetta che tutti abbiano finito di mangiare almeno."

"Papà, non ho tempo. Ho da fare."

Sbottò Remus nervoso. Era piuttosto irascibile in quei giorni, si arrabbiava per un non nulla.

"Hai tutto il tempo del mondo. Hai diciotto anni, cosa vuoi aver da fare? Chiuderti nella tua stanza e ascoltare musica come se il mondo non esistesse?"

E Remus scattò in piedi sbattendo una mano sul tavolo. Non aveva ancora parlato ai suoi genitori dello spettacolo, loro pensavano che stesse ancora facendo l'aiuto regista. Non ne aveva parlato con loro perché temeva che non avrebbero capito. Sua padre disprezzava l'arte, ma Remus non gliene faceva una colpa. Lyall era vissuto in campagna, costretto a lavorare un'improponibile quantità di ore al giorno per guadagnarsi un misero pasto. Per lui l'arte non portava cibo a casa e per questo era senza valore.

"Non ho niente da fare? Papà tu non puoi nemmeno immaginare quanto io abbia da fare. È una settimana che mi spacco il culo, che resto a scuola fino a tardi, che ho una responsabilità enorme su molti ragazzi e..."

"Che diamine stai blaterando?"

Sbottò suo padre alzando a sua volta la voce. Remus si voltò a guardarlo e raddrizzò la schiena.

"Sono diventato il regista dello spettacolo."

E dopo le sue parole nella stanza calò il silenzio. Sua madre e suo padre lo stavano guardando, immobili, come se davanti avessero un estraneo. A Remus sarebbe piaciuto che sua nonna fosse lì, ma era andata con suo marito, il nonno di Remus, al mercato. Lei sapeva la verità ovviamente, a lei Remus aveva detto tutto.

"Cosa? Ma Remus non ce la puoi fare. È difficile."

Gracchiò sua madre con il volto contorto dalla preoccupazione.

"Dannazione lo so. Ma non posso tirarmi indietro."

"Certo che puoi. Ti pagano almeno? Scommetto di no."

Si lamentò suo padre. La verità era che Remus non ne aveva idea, aveva accettato quel ruolo senza nemmeno pensarci, sinceramente non gli importava. Stava facendo quello che stava facendo perché amava l'arte e in quanto artista per lui l'arte non aveva prezzo.

"Ecco lo sapevo. Sei così ingenuo Remus, mai lavorare gratis."

E Remus scattò, il nervoso e la frustrazione che aveva represso per giorni esplose proprio in quel momento.

"Io ingenuo? Beh, almeno mio figlio non è quasi morto per un mio errore."

Remus non lo vide arrivare, suo padre lo colpì in pieno viso. Remus barcollò all'indietro.

My Romeo to your Juliet || Marauders EraDove le storie prendono vita. Scoprilo ora