Il ragno mi avvicina al davanzale interno della finestra, ma invece di farmi saltare e rischiare di farmi strappare definitivamente i punti, si protende per raccogliermi dal bordo. Mette un braccio sotto le mie ginocchia, uno attorno alla mia schiena e mi solleva come se non pesassi per nulla.
Certo, è ovvio. Il mio peso non può intralciare qualcuno come Spiderman, ma la sua presa è comunque ben salda, come se non volesse nemmeno rischiare di farmi cadere.
Mi trasporta fino al divano lì accanto, coi cuscini lussuosi rivolti in direzione del panorama di New York. Solo una debole luce fredda filtra da quelle vetrate, rendendo il clima particolarmente soffuso e allo stesso tempo tagliente.
L'uomo si allontana per andare a recuperare l'occorrente per medicarmi, seguito a ruota dalla donna olografica che gli fa l'elenco dettagliato degli oggetti e procedure mediche da applicare per farmi stare meglio. Al suo ritorno, deposita tutto l'occorrente sui cuscini e si siede vicino a me.
Io monitoro ogni su mossa restando piegata su me stessa, sia per l'incessante pena e sia per l'umiliazione che mi affligge come una sciabolata sulla nuca.
Ero venuta fin qui per assassinare il responsabile della mia condizione, non per farmi soccorrere da lui.
"Ora puoi andare, Lyla." Il proprietario di casa pronuncia quelle parole con un sussurro profondo, probabilmente per non produrre rumori in eccesso che possano svegliare l'ospite dormiente nella camera da letto.
"Potrei esserti utile." La ragazza ambrata appoggia i gomiti allo schienale del divano.
"Io voglio che rimanga..." Intervengo con un gemito strozzato. "Siamo nel cuore della notte... E dubito tu sia tanto più lucido di me in questo momento..."
"Non mi ha svegliato il tuo arrivo." Lui mi risponde finendo di disinfettarsi le mani, sfregando le falangi le una tra le altre con una minuzia quasi snervante. Le dita si inumidiscono con movimenti lenti, come se potesse assaporare l'odore dell'alcol e dell'etanolo tramite la pelle.
"Confermo!" L'ologramma mi rivolge un sorriso sincero. "Quando Dana si ferma a dormire qui, lui non chiude proprio occhio."
"Lyla..." Borbotta il diretto interessato, invece io avvampo fino alla punta del naso.
"N-Non credo io volessi sapere questa informazione..." E interrompo il contatto visivo.
"Ti posso assicurare che anche stanotte era sveglio... E non per il motivo che pensi tu, tesoro." Prosegue lei come nulla fosse. "La maggior parte delle volte preferisce passare il tempo a parlare con me: lavoro, famiglia, identità, Dana, Gabe, tu..."
"Lyla." L'uomo la interrompe rifilandole un'occhiataccia torva. "Va' via."
"Sì, Miguel... Come desideri." E la terza presenza si dissolve.
Mi sorge pure il dubbio di aver avvertito una leggera sfumatura di malinconia in quello spettro digitale e molto chiacchierone.
Spiderman tira un sospiro di sollievo e la sua concentrazione torna su di me.
"Scusala. A volte è un po'... Distratta." Scrolla le spalle con un pizzico d'irritazione, forse per le parole di troppo da parte della sua compagna intangibile. "...Per essere un'intelligenza artificiale intendo."
Usa un tono controllato, arrochito e completamente in linea con l'atmosfera al limite del surreale.
Siamo noi due, su un divano, al buio... Sono sicura che il suo olfatto sia saturo del mio profumo, come il mio lo è del suo da quando ho messo piede in questa abitazione. La sua fragranza maschile impregna tutta la casa e il fatto che non abbia quasi nulla addosso, non mi aiuta per niente a sentirmi a mio agio.
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Hogar || Miguel O'HaraxOC ☽
FanfictionMiguel O'Hara x OC ☽ In un certo senso, volteggiare tra i palazzi come fosse la cosa più naturale del mondo, come fossimo ragazzini che giocano a rincorrersi, mi fa sentire fottutamente bene. È la cosa più normale nell'anormale e Dio, solo adesso mi...