La luce del mattino filtra dalla finestra come un coltello. Taglia il buio, si posa sul mio viso, e il calore mi costringe ad aprire gli occhi.
Per un attimo non ricordo dove sono. Poi lo vedo.
Seduto accanto al letto, con lo sguardo fisso su di me.
Immobile, elegante, inquietante.
Lord Voldemort.
Mi sollevo di scatto, stringendo le lenzuola al petto come un'armatura improvvisata. Il cuore accelera subito, la gola mi si secca. Lui non parla — non subito, almeno. Mi osserva con quella calma glaciale che sa essere più minacciosa di qualunque urlo.
«Ti piace fissare la gente nel sonno?» sputo infine, la voce ancora roca ma tagliente. «O è un'altra delle tue... abitudini malate?»
Le sue labbra si piegano in un accenno di sorriso. Non il sorriso di un uomo, ma quello di qualcuno che si diverte a guardare un insetto dibattersi sotto il vetro.
«Buongiorno anche a te, mia cara,» dice piano. «Mi chiedevo quanto ci avresti messo a cominciare a parlare.»
«Già, dev'essere frustrante per te, no?» ribatto, stringendo le lenzuola. «Non potermi spezzare finché non 'è necessario'.»
C'è un lampo negli occhi di lui — qualcosa tra l'irritazione e il divertimento.
«Non c'è nulla di frustrante nel guardare un'anima ribelle,» risponde. «Mi piace osservare come reagisci. È istruttivo.»
«Istruttivo?» Scuoto la testa, ridendo senza allegria. «Tu non osservi. Tu distruggi. È l'unica cosa che sai fare.»
Lui si alza con una lentezza calcolata. Il mantello scivola a terra con un fruscio, e ogni suo passo sembra misurato per farmi sentire più piccola, più vulnerabile.
Si ferma accanto al letto.
Io resto immobile, le dita serrate sul tessuto bianco, ma il respiro mi tradisce.
«Ti piacerebbe pensare che io sia solo un mostro,» dice piano, con quella voce ipnotica che pare insinuarsi nella pelle. «Rende le cose più semplici, vero?»
«Non c'è niente di semplice in te,» sibilo. «Solo orrore.»
Lui ride, piano. Un suono basso, che fa vibrare l'aria.
«Hai una lingua affilata, Iris. Non è prudente usarla così.»
«Oh, scusa,» ribatto, «dimenticavo che il Signore Oscuro non tollera di essere contraddetto. Cosa farai? Mi lancerai un altro incantesimo per ricordarmi chi comanda?»
«Forse,» risponde, e il suo sorriso si allarga appena.
Fa un passo verso di me.
È solo un movimento minimo — eppure il mio corpo reagisce prima ancora che io possa pensare.
Indietreggio, urto la testata del letto, mi rannicchio come un animale braccato.
Il cuore impazzisce.
Le mani mi tremano.
Lui si ferma, la sua espressione muta per un istante: non è più divertito. È attento.
Come se il mio terrore fosse una lingua che solo lui sa leggere.
«Ti sto solo sfiorando,» dice con calma. «Non è necessario agitarsi così.»
«Non toccarmi!» esplodo, la voce spezzata ma ferma. «Non osare!»
Per un istante, la stanza si riempie di silenzio.
Poi lui si avvicina ancora, fino a che posso sentire il suo respiro, tiepido e lento. La sua mano si solleva appena, come se volesse posarsi sul mio viso.
Io mi ritraggo, quasi cado dal letto.
Lui sospira. «Ogni volta che ti tocco sembri credere che voglia farti a pezzi.»
«E non è così?» ribatto con un filo di voce.
Un sorriso appena accennato gli piega le labbra. «Non ancora.»
Quelle due parole mi gelano il sangue.
Mi ritraggo ancora, ma il letto non ha più spazio da offrirmi.
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Sotto il Regno delle Tenebre
FanfictionIris, figlia di Lucius e Narcissa Malfoy, è stata costretta a sposare il Signore Oscuro, Voldemort. Tra intrighi, tradimenti e oscure magie, Iris cerca di trovare la sua strada mentre affronta le sfide della famiglia e del potere.
