17.

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Cinque giorni da quando Manuel si è presentato nell’ufficio di Simone per chiedergli scusa; quattro da quando -furtivamente- è andato sotto casa sua e ha infilato dei fogli nella cassetta della posta; tre da quando ha iniziato a pensare che forse la vita ha deciso per lui e che non c’è sempre rimedio all’istinto; due da quando si è accorto di non poter più scegliere se pensarci o meno; uno da quando un cliente del ristorante ha iniziato a provarci con lui in modo sfrontato; zero è questo momento esatto, in cui ha sentito fortemente la sensazione di voler sparire pur di non averne uno alla sua destra e uno alla sua sinistra.

Credeva che Simone non sarebbe più andato a cena lì, che lui fosse il motivo per il quale uno dei clienti migliori si sarebbe allontanato per sempre; colpevole di un calo di fatturato importante, la rovina del suo titolare.

Invece è lì, con Laura seduta accanto e altre sei persone attorno al tavolo. Con il sorriso sulle labbra mentre sostiene conversazioni con tutti, la tranquillità di chi non sta più pensando a tutto ciò che è successo e la bellezza di chi rivedi dopo giorni e non ricordavi fosse così. Manuel lo ricordava, in realtà, ma la voglia di vederlo gli ha fatto sembrare tutto ancora più incredibile.

Si è stupito di se stesso, di come sia stato in grado di svegliarsi la mattina con un pensiero e addormentarsi la sera con lo stesso e identico: Simone, Simone, Simone. Maledetto Simone. Simone maledetto.
Mai nessuno era stato come Simone.
Mai nessuno aveva preso possesso del suo cervello così prepotentemente.
Nessuno era Simone.

Per tutto il tempo del servizio non c’è stato nemmeno uno sguardo, è stato come se Manuel per lui non esistesse o fosse un comune cameriere da ringraziare semplicemente.

Lo guardava Laura, al posto suo. Laura che ha alzato lo sguardo verso Manuel per un paio di volte, ma non è riuscito a capire cosa volesse dirgli con quello sguardo; forse lo odia, forse Simone gli ha raccontato che è uno stronzo ingrato di merda, uno che non merita niente.

Solo a fine serata, al momento del pagamento, se l’è trovato davanti con un controllo che non credeva potesse mai avere. Si chiede come possa guardarlo senza dare cenni di cedimento, mentre lui non riesce a staccargli gli occhi di dosso e non riesce a non guardarlo insistentemente.

“Se aspetti che finisco di lavorare, vorrei parlarti”

Si sente svenire, appena Simone alza lo sguardo verso di lui per la prima volta in tutta la serata. Bellissimo nel suo completo blu notte, la camicia abbottonata fino al penultimo bottone. L’aria meno precisa del solito, a causa dell’assenza della cravatta.

“Non ho niente da dirti”

“Te devo parlà io”

“E io non voglio ascoltarti. Posso pagare, adesso?”

Può pagare, deve farlo pagare se non vuole essere licenziato in tronco per aver importunato un cliente. Claudia l’aveva avvisato: basta cazzate sul lavoro.

“Eccolo, il nostro cameriere preferito!”

Una voce squillante arriva alla destra di Simone che gira un solo occhio di sbieco, nell’esatto momento in cui è intento a digitare il pin, trovandosi accanto un tipo che sorride in maniera eccessiva e ammiccante.

Non ha il coraggio di vedere la reazione di Manuel, si limita a digitare e ad aspettare, fingendo che quella scenetta per lui pietosa non stia accadendo davanti ai suoi occhi.

“Questo è il cameriere più bravo e bello di tutta Roma, sa?”

Si limita a sorridere, in attesa della sua ricevuta.

Manuel, per quanto non si aspettasse di ritrovarsi in una situazione simile, un po’ ci spera che Simone si sbottoni un po’. Un po’ la immagina una scenata di gelosia improvvisa, una di quelle che non ti aspetti da uno come lui. Forse la desidera per la prima volta nella sua vita, ché lui certe cose le ha sempre odiate e quando ne è stato vittima avrebbe sempre voluto sparire per la noia e l’imbarazzo. Ora no, ora se Simone appendesse il tipo al muro, dicendogli di farsi da parte, sorriderebbe.
E rincara la dose, lo provoca appositamente per farlo ingelosire.
Risponde al cliente, ammicca senza distogliere mai lo sguardo da Simone in attesa di una reazione che non arriva.

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