20.

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Nelle puntate precedenti (visto che non pubblico da otto mesi):  Manuel va a casa di Simone perché decide che ci deve provare a non tirarsi sempre indietro.

Simone gli dice che ha ospiti e Manuel si ingelosisce e fa per andare via, ma l'ospite era Laura che prende e se ne va augurando buona domenica a entrambi.
(FINE)

Ora inizia il capitolo!!!

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Se Simone avesse avuto la stessa capacità di disegnare che ha Manuel, a quest’ora avrebbe già preso in mano un foglio e una matita per ritrarre ciò che da cinque minuti ha davanti agli occhi.

Invece l’osserva.

Affascinato, incuriosito, stupito dal solo fatto che un singolo essere umano possa rappresentare tante sfaccettature con il solo movimento del suo corpo nudo.

E con lo sguardo.

Cupo apparentemente; in realtà concentrato, assorto, mentre sceglie accuratamente uno dei vinili davanti a sé.
Una sigaretta tra le labbra, che lentamente si consuma e copre di nuvolette bianche il suo viso e quei capelli ricci scompigliati dal sesso.

Nudo e a suo agio.

Magro, definito e inconsapevole.

“Sei proprio un radical chic co i vinili in casa. Nn’era meglio Spotify?”

“Se vuoi chiedo a Siri!”
Simone sorride dal divano su cui è disteso e lo guarda.

“No, ormai ho scelto”

Simone continua a seguirlo con lo sguardo, sorridendo senza che l’altro lo veda. O almeno crede.

Manuel sorride di rimando, dandogli le spalle.

“Bella scelta”

Adesso Manuel si volta verso di lui, facendo spallucce. “L’alternativa era Adele”

“Che hai contro Adele?” chiede, mentre la voce di Lou Reed risuona nella stanza.

“Niente. Ma sei proprio un cliché”

“Ma sarai stronzo?”

Lancia un cuscino del divano, che Manuel schiva prontamente rendendosi conto un secondo dopo che se il cuscino avesse colpito lui, a quest’ora gli oggetti sul mobile non sarebbero a terra.

“Non è stata colpa mia, signor giudice! Me stavo a fa i cazzi miei e ho solo schivato un cuscino lanciato con gravi intenzioni!”

Impiegherebbe di norma almeno cinque minuti buoni, Simone, per elaborare un disastro del genere.

Però ride, sconvolto più per la sua  stessa reazione che per l’effettivo danno.

“Menomale che te metti a ride”

“Comunque è colpa tua. Questo è quello che succede quando qualcuno mi tocca Adele!”

“Ma chi t’ha toccato niente!”

“Io sarò pure un cliché, ma prima o poi te ne starai qua senza opporti a fare il karaoke su Someone Like You”.

“Ah, sì?”

“Direi di sì.” sorride, immaginandolo esattamente così, su quel tappeto del salotto, magari vestito, scalzo, con le pantofole a due passi perché è diventata casa anche un po’ sua.

“Non so se me pare più na minaccia o na promessa”
Si lascia andare sul lato libero del divano, rivolto verso Simone che lo guarda assorto.

Non se la sente di infierire su questo.

L'appuntamento [Simuel]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora