27. Lies Lies Lies

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GHOST rimase in silenzio, i muscoli tesi, come se fosse pronto a scattare in qualunque direzione ma incapace di decidere quale. Il capo dei Bandidores lo guardava con occhi astuti, calcolatori, sapendo di aver piantato il seme del dubbio.

"Lei non te l'ha mai detto, vero?"
continuò con una voce quasi affettuosa, come se stesse rivelando un segreto che avrebbe dovuto conoscere da tempo.

"È una bugiarda, e la verità è qualcosa che ti farebbe cambiare idea su tutto."

Cercai di focalizzare la mente, di trovare una forza che sembrava sfuggirmi. Volevo gridare, volevo spiegargli che c'era un motivo se non gli avevo mai raccontato tutto, che le cose non erano così semplici. Ma ogni parola moriva sulla mia lingua, soffocata da una stanchezza paralizzante e dal veleno dei Bandidores.

GHOST si voltò appena, verso di me e nei suoi occhi lessi una domanda che non avrei voluto vedere. Era una richiesta di verità, un bisogno di sapere se ci fosse davvero qualcosa che gli avevo nascosto. E in quel momento capii che, anche se avessi trovato la forza di parlare, qualsiasi cosa avessi detto non sarebbe stata sufficiente. Il danno era già fatto.

"Non preoccuparti,"

disse il capo dei Bandidores con un sorrisetto soddisfatto.

"Se lei non vuole parlare, ci pensiamo noi. Ma devi sapere che alcune verità possono fare più male di qualunque arma."

Fece un segno agli altri, che iniziarono a muoversi lentamente, come se stessero preparando un palco per lo spettacolo finale.

Uno dei Bandidores si avvicinò a me e mi afferrò il braccio, sollevandomi di peso. La forza con cui lo fece mi fece vacillare, e tutto ciò che riuscii a fare fu guardare Ghost con occhi imploranti, come se potessi trasmettergli la mia disperazione.

"GHOST," tentai di sussurrare, ma la mia voce era un soffio, un nulla che si perdeva nel rumore dei passi dei Bandidores.

Lui fece un mezzo passo verso di me, poi si fermò. La sua indecisione era dolorosa da vedere, e forse ancora più doloroso era sapere che quella titubanza era stata instillata da uomini che avevano fatto del manipolare la loro arma principale.

"Non muoverti," gli intimò il capo, sollevando una pistola e puntandola nella mia direzione. "Ora devi ascoltare. La verità non ha bisogno di essere sussurrata... lei grida."

GHOST serrò la mascella, e per un momento vidi riaffiorare il fuoco nei suoi occhi, un fuoco che però sembrava dividersi tra il desiderio di salvarmi e il dubbio su chi io fossi veramente.

La stanza sembrava rimpicciolirsi intorno a noi, come se i muri si chiudessero soffocanti. Il capo  non abbassò l'arma, il suo sguardo non lasciava spazio a interpretazioni: si stava godendo quel momento, mentre GHOST lottava con i suoi demoni interiori.

"Ti chiederai cosa le abbiamo fatto per farla tacere," disse, facendo scivolare il dito lungo il grilletto della pistola.
"Ma il vero tormento è ciò che lei ha tenuto nascosto per tutto questo tempo."lo punzecchiò

Un altro dei Bandidores si avvicinò con un fascicolo tra le mani. Le pagine ingiallite e logore testimoniava segreti e bugie. Lo lanciò ai piedi di GHOST, e il fascicolo si aprì spargendo una serie di fotografie e documenti sul pavimento. GHOST si chinò lentamente, raccogliendo la prima immagine. Era una vecchia foto in bianco e nero, che mostrava un gruppo di uomini in uniforme, una squadra operativa delle forze speciali britanniche. Tra quei volti familiari c'era anche il suo.

"Ricordi quell'operazione, vero?" continuò il capo. "Non ti hanno mai detto tutta la verità su ciò che è accaduto... perché c'era qualcuno che doveva rimanere nell'ombra."

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⏰ Ultimo aggiornamento: Nov 17, 2024 ⏰

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The Bench | Simon Ghost Riley x Y/N (Call of duty)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora