Bram 10

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POV Bram

Eravamo tornati a casa da qualche giorno, e Vernon riposava nel suo lettino. Lo osservavo, il mio bambino. Era perfetto: la pelle chiara come la mia, ma con quei capelli neri che aveva preso da sua madre. In parte avrei voluto che fosse biondo, con gli occhi azzurri, ma non importava. Era lì, il mio erede, un piccolo miracolo che mi dava un senso di potere e vulnerabilità al tempo stesso.

Si mosse leggermente, i suoi piccoli arti tremolanti, e poi aprì gli occhietti per la prima volta da quando eravamo tornati. Mi sentii invadere da un calore strano, diverso da qualsiasi cosa avessi mai provato.

Bram: "Ciao, Vernon. Mio piccolo bambino... ciao."

Mi chinai verso di lui, sorridendo. Alzò le manine come per cercarmi, e io gli avvicinai un dito. Lui lo afferrò con forza sorprendente, e io rimasi immobile, quasi senza respirare. Era incredibile.

All’improvviso, Dia entrò nella stanza, spezzando il momento ma riempiendo l’aria con la sua voce dolce.

Dia: "Come sta il mio amore?"

Bram: "Bene."

Lei si avvicinò, con un sorriso che non avevo mai visto prima. Uno sguardo diverso, forse sincero.

Dia: "È meraviglioso."

Bram: "Esatto."

La felicità che aleggiava tra di noi venne interrotta dal suono del mio telefono. Lo presi e, con un gesto scusante, mi alzai.
Bram: "Vado a rispondere."

Mi rifugiai nel mio ufficio, chiudendo la porta dietro di me. Sul display apparve il nome di mio padre. Sospirai, sapendo già che tipo di conversazione mi aspettava.

Niklas: "E le tue scuse? Dove sono?"

Bram: "Papà, senti, ora basta. È tempo che tu mi rispetti. Ho un figlio, cazzo. Sono finalmente un uomo, e per giunta mio figlio è bianco. Se provi a togliermi l’eredità, ti giuro che rovinerò la vita di Jozeph."

Sentii mio padre ringhiare, una reazione quasi animalesca.

Niklas: "Jozeph non ti ha mai fatto nulla."

Bram: "Forse, ma è insopportabile. E tu lo sai."

Dopo una pausa, mio padre cedette, come faceva sempre quando percepiva la mia determinazione.

Niklas: "Va bene. Non ti tolgo l’eredità. Ma fai in modo che quel tuo moccioso cresca bene."

Bram: "Non preoccuparti. Sarà di gran lunga migliore dei figli di Odelia."

Niklas: "Non insultare tua sorella."

Bram: "Io sono il maggiore. Posso insultare chi voglio. E ora, papà, sono un padre anch’io. Ho le palle per gestire tutto questo."

Ci fu un silenzio, seguito dalla voce di mio padre, che sembrava divisa tra sarcasmo e un accenno di rispetto.

Niklas: "Bravo. Sei finalmente diventato un uomo."

Bram: "Esatto. E mio figlio erediterà i nostri imperi. Tutto."

Niklas: "Con la tua educazione, non ho dubbi che sarà forte."

Sorrisi. Stavo vincendo.

Bram: "Al battesimo, però, non voglio Odelia né i suoi bambini con la sindrome di down "

Niklas: "Non hanno problemi."

Bram: "Allora anche senza il gene in più sono lo stesso dei mostri brutti che andrebbero eliminati "

Niklas: "Come vuoi. Le dirò di non venire."

Bram: "Ottimo."

Chiusi la chiamata e lasciai che il sollievo mi attraversasse. Ora potevo tornare da Vernon.

Rientrai nella stanza con un senso di pace. Vernon era ancora nel suo lettino, Dia accanto a lui. Mi avvicinai, e in quel momento il mondo sembrava perfetto. Vernon era tutto ciò di cui avevo bisogno. E nessuno avrebbe mai potuto portarmelo via.

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