10. Solo Per Oggi

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"A volte non sono le parole a colmare i silenzi, ma i gesti. E in quei momenti, anche il cuore più confuso può intravedere un frammento di verità."

POV ASHLEY

«Allora scappiamo insieme. Ora.»

Le sue parole mi colpiscono. Lo guardo, confusa, cercando di capire se stia scherzando o sia impazzito.

«Cosa?» chiedo, anche se l'ho sentito chiaramente.

«Lasciamo tutto per un giorno. Nessuna scuola, nessuna preoccupazione, nessun pensiero. Solo io e te, lontani da qui.»
La sua voce è incredibilmente seria, quasi supplichevole, come se ci fosse una parte di lui che stesse chiedendo questa fuga tanto quanto la propone a me.

«Dylan, sei fuori di testa. Non posso semplicemente... andarmene.»

«Perché no?» ribatte, sporgendosi leggermente in avanti, i suoi occhi che cercano di catturare i miei. «Che senso ha restare? Passeresti tutto il giorno a pensare e pensare, fingendo di ascoltare lezioni che non ti importano? Ashley, almeno per oggi, lasciati tutto alle spalle. poi ritorneremo a essere sempre I stessi ragazzi che si odiano e che hanno sempre litigi in questa scuola. Non ti chiedo altro.»

Sento il cuore accelerare. È un'idea assurda, insensata, eppure... c'è qualcosa nel suo tono, nella sua espressione, che mi fa vacillare.
«Non posso, mi stai chiedo troppo, non posso fidarmi di te come se fossi il mio più fedele amico, sei pur sempre quello che viene chiamato insieme al suo gruppo "Dangerous" » dico, cercando di mantenere la calma. «Non è così che si risolvono i problemi. Scappare non serve a nulla.»

«Non ti sto chiedendo di risolverli.» La sua voce si abbassa, quasi in un sussurro. «Ti sto chiedendo di respirare. Solo per oggi. Non pensare, non preoccuparti. Solo... vivi. Pensi che hai qualcosa da perdere se facciamo oggi così? Ti assicuro, non penso che possa andare peggio. Quindi, ti fidi di me?»

Lotto contro la mia mente. Ogni fibra razionale del mio essere urla che è una follia, ma un'altra parte, più profonda, più stanca, è tentata. La parte di me che vuole, disperatamente, una tregua.

«Dylan...»
Non riesco a finire la frase. Mi osserva, aspettando, con una pazienza che non gli riconosco.

Poi mi alzo di scatto, stranamente decisa o forse solo impazzita. «Va bene. Ma solo per oggi. E se succede qualcosa, se facciamo casino, è tutta colpa tua.»

Un sorriso si allarga lentamente sul suo viso, uno di quei sorrisi che sembrano più sinceri di quanto dovrebbe permettersi. «Affare fatto.»

Ci incamminiamo fuori dalla scuola, diretti verso la macchina. L'ansia per la pazzia che sto per fare mi stringe il petto, ma allo stesso tempo mi sento leggera. Per la prima volta, sembra di avere il controllo della mia vita, come se stessi finalmente vivendo.
Vivendo davvero.

«È una pazzia. Una vera pazzia,» mormoro, e sento Dylan ridere accanto a me.

«Stai tranquilla, mica stai commettendo un crimine.»

«No, certo. Sto solo saltando la scuola per seguire un perfetto sconosciuto che tutti cosiderano come un pazzo che rovina la vita alla gente. Salgo nella sua macchina come se niente fosse, mi porterà in una foresta sperduta e poi mi ucciderà.»

«Grazie per la fiducia e per la delicatezza.»

Lo guardo con un sorrisetto sarcastico. «Figurati. Ho solo detto la verità.»

In macchina, Dylan guida con il finestrino abbassato. Il vento mi scompiglia i capelli, e io lascio che lo faccia. Non mi oppongo, non mi aggiusto i capelli come faccio di solito. Lascio andare tutto. Per la prima volta, sorrido. Non un sorriso di circostanza, né uno forzato. Un sorriso autentico. Quel peso sul petto si scioglie, lasciandomi un senso di libertà.

Mine enoughLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora