POV ASHLEY
È passata una settimana da quella notte. Una settimana in cui non ho visto i Dangerous, nemmeno a scuola. È come se fossero spariti nel nulla, eppure il loro silenzio pesa più di qualsiasi altra parola.
Ai miei fratelli ho raccontato l'ennesima bugia, una scusa. Abbiamo discusso, protestato, ma alla fine hanno lasciato perdere. Forse perché sapevano che insistere non avrebbe portato da nessuna parte e a nulla di buono.
Rientrare a scuola dopo tutto quello che è successo mi sembrava surreale. Ogni passo lungo i corridoi era una sfida. Gli sguardi mi seguivano, o almeno così mi sembrava. Ogni risata, ogni mormorio era come un coltello nella schiena, e non potevo fare a meno di chiedermi: Sanno?
Ora sono di nuovo in quel corridoio come se fosse un giorno normale. Stringo i libri al petto, quasi come se potessero proteggermi da quel peso opprimente che mi schiaccia il petto.
Apro l'armadietto con mani tremanti, e poi li vedo.
Il brusio dei corridoi si spegne come una fiamma soffocata. Gli studenti si fanno da parte, creando un passaggio tra la folla. Dylan, Jacob, Sam ed Eric entrano nella scuola come se fossero i padroni del mondo.
I Dangerous.
Camminano con sicurezza, ma io vedo oltre. Dylan è al centro, come sempre, e i suoi occhi sono freddi, inespressivi. Le sue spalle sono rigide, e il suo viso sembra sforzarsi di mantenere una maschera di indifferenza.
Quando mi vedono, si fermano per un istante. Il loro sguardo incrocia il mio, e il mio cuore salta un battito. Poi, senza esitazione, cambiano direzione e vengono dritti verso di me.
«Ashley» dice Dylan, la sua voce bassa e carica di una tensione palpabile.
«Dylan...» La mia voce è un sussurro, appena udibile. Il cuore mi martella nel petto, ma non riesco a distogliere lo sguardo da lui. Vorrei chiedergli come sta, ma le parole si bloccano in gola.
Jacob si avvicina, il suo sguardo freddo e tagliente come un coltello. «Dobbiamo parlare. Ora.»
«Qui?» balbetto, guardandomi intorno. Gli sguardi degli altri studenti sono puntati su di noi, curiosi, sospettosi.
«No» interviene Eric, con un tono più calmo ma deciso. «Seguici.»
Loro conducono, io li seguo. Attraversiamo i corridoi fino a un'aula vuota, lontana dagli occhi indiscreti. Dylan chiude la porta con un gesto brusco, e il suono rimbomba nell'aria.
Jacob incrocia le braccia al petto, come se stesse trattenendo una tempesta. È lui a rompere il silenzio. «Non devi dire niente» dice con un tono tagliente. «Quello che è successo quella notte non deve uscire da qui. Capito?»
Lo guardo, scioccata. È ovvio che non avrei mai detto nulla.
«Aspettate» rispondo, cercando di mantenere la calma. «Non ho detto niente a nessuno, e non ho intenzione di farlo.»
«No, Ashley» ribatte Dylan, facendo un passo verso di me. I suoi occhi si fissano nei miei, così intensi che mi fanno quasi indietreggiare. «Devi giurarlo. Nessuno deve sapere di quella notte. È troppo pericoloso.»
«Pericoloso?» chiedo, una risata isterica mi sfugge.
Dylan esplode, la sua voce si alza, tagliente come una frusta. «Si, pericoloso. Hai idea di cosa potresti rischiare se parli? Non è solo per noi, ma anche per te stessa!»
Trattengo tutte le emozioni annuendo e indietreggiando.
Eric interviene, posando una mano sulla spalla di Dylan, cercando di calmarlo. «Basta, amico» dice con fermezza. Poi si gira verso di me, il suo tono più morbido. «Ashley, non vogliamo spaventarti. Vogliamo solo che tu capisca quanto sia importante. È una situazione complicata. Non possiamo permettere che qualcuno lo scopra.»
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Mine enough
Romance«Perché continui a cercarmi, se non ricordo nemmeno il tuo nome?» «Il nome è solo un suono. È quello che siamo stati insieme a definire chi siamo davvero.» «E se tutto quello che siamo stati fosse perduto?» «Lo ricostruiremo, un pezzo alla volta. In...
