9. Le Ombre Di Un Passato Che Dominano

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"A te, che sei stata il mio primo motivo per scrivere. Per te, che oggi ho trovato il coraggio di continuare, trasformando il mio dolore in amore. Ogni parola che scrivo è per te. Oggi, più che mai, spero che tu possa leggere da lassù. Ti porto con me, sempre, e ti prometto che non smetterò mai di onorarti con ogni mio passo. Mi manchi, ma ti sento vicina, ogni volta che scrivo."

🌷🕊️

"Quod latet in umbris, regit vitas nostras"
(dal latino: ciò che si nasconde nelle ombre governa le nostre vite)
descrive la potenza invisibile del trauma. Quando un'esperienza è troppo dolorosa per essere affrontata, la mente la nasconde nelle ombre dell'inconscio, cercando di proteggerci. Ma ciò che è nascosto non è dimenticato: il trauma diventa un'eco silenziosa che guida i nostri pensieri, emozioni e azioni. Nonostante la vita sembri andare avanti, le ferite invisibili filtrano nelle decisioni, nei legami e nella percezione di sé, influenzando il presente con il peso di un passato sepolto, ma mai veramente spento.

POV ASHLEY

Mi sveglio di soprassalto, è notte fonda. Di nuovo quell'incubo ha interrotto il mio sonno. Il respiro è affannato, il battito del cuore va a mille, e tremo senza riuscire a fermarmi. Un dolore sordo mi martella la testa, ma ciò che mi colpisce di più è il suono di quelle parole.

Le sento.

Risuonano ancora nella mia mente, un loop infinito che mi strazia. Quelle immagini, quelle frasi... il terrore si impadronisce di me, consumando ogni fibra del mio essere. È come se un dolore immenso mi soffocasse, impedendomi persino di respirare.

Perché? Perché deve essere così?

Perché questi attacchi di panico continuano a tormentarmi?

Cosa c'è che non va in me?

Perché non riesco a vivere normalmente, ad essere felice come chiunque altro?

Nonostante tutto sembri andare bene nella mia vita, mi sento vuota.

Morta.

Domande senza risposta invadono la mia mente, mentre i ricordi del sogno si riaffacciano con violenza. Le immagini si ripetono come una pellicola rotta, finché il mio respiro comincia a mancare.

Nel silenzio della stanza buia, il mio pianto esplode. I singhiozzi rompono quell'apparente quiete, invadendo ogni angolo con il suono della mia disperazione.

Le urla di Damon risuonano ancora, incomprensibili e cariche di paura. Quelle di mamma lo seguono subito dopo. Adam, invece, resta immobile, pietrificato, incapace di reagire.

La scena si ripete nella mia testa come fosse reale.

Un singhiozzo strozzato. Lacrime calde mi rigano il viso mentre lotto per respirare.

Poi vedo gli occhi di Adam, pieni di terrore, fissare Damon come io stessa lo guardo: con la paura che possa morire. Un silenzio innaturale cala nella scena, tanto profondo da farmi desiderare il ritorno delle urla.

Poi un sussurro da parte di Damon, prima che perda i sensi.

«Perché papà? Perché lo fai?»

La voce di Damon si spegne, insieme alla sua forza. Lo vedo perdere i sensi, e il mio cuore si stringe in una morsa.

Non riesco a respirare.

Sto morendo?

Il panico mi avvolge. Non controllo più il mio corpo. Comincio a dire cose che non comprendo, urlando contro il vuoto. Mi stringo alle coperte, scuotendomi mentre lacrime calde continuano a scendere senza tregua.

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