"Ci sono momenti in cui il tempo si ferma, ma non per offrirti tregua: è lì, immobile, a ricordarti quanto tutto possa essere fragile. In quei silenzi, impari che il dolore non è solo una ferita, ma un vuoto che urla dentro di te, mentre il mondo sembra ignorarlo."
POV ASHLEY
Mi rigiravo nel letto da almeno due ore. La chiamata di Sam mi aveva sconvolto, e ogni volta che chiudevo gli occhi, le sue parole tornavano a tormentarmi. Il sonno sembrava un'illusione lontana.
Alla fine mi alzai, incapace di restare immobile. Attraversai la stanza in punta di piedi per non svegliare Chris, che dormiva profondamente sul divano. Nonostante le mie insistenze affinché dormisse nel letto accanto a me - decisamente più comodo - Damon aveva tagliato corto con una delle sue occhiate fulminanti, costringendo Chris al divano. Sempre il solito protettivo e testardo.
Mi chiusi in bagno, cercando di non fare rumore. Mi sciacquai il viso con l'acqua fredda, ma il gelo sulla pelle non bastò a calmarmi. Guardai il mio riflesso nello specchio: occhi cerchiati, espressione stanca, un misto di ansia e colpa che non riuscivo a scrollarmi di dosso.
Non potevo smettere di pensare a Dylan. L'idea di starmene con le mani in mano mi logorava. Qualcosa dentro di me si ribellava. Non potevo più aspettare.
Mi accovacciai in un angolo della stanza, stringendomi le gambe al petto. Presi il telefono con mani tremanti e guardai il registro delle chiamate. Esitai per un attimo, poi cliccai sull'ultimo numero della chiamata ricevuta.
Uno squillo.
Due squilli.
Tre squilli.
Quattro squilli.
Stavo per riagganciare quando una voce familiare mi fece sobbalzare.
«Pronto? Ashley?» La voce di Sam aveva un tono spento, distante, che aumentò il nodo che sentivo al petto.
«Notizie?» chiesi, sperando in qualcosa di positivo.
«No» rispose, con un tono che confermava il peggio.
«Lo state ancora cercando?»
«Ovvio» rispose senza esitazione.
«Dove siete?»
«Non mi sembra il caso...» iniziò a dire, ma lo interruppi con fermezza.
«Sam» dissi con voce decisa, cercando di reprimere il tremito che mi invadeva. «Per favore, dove siete?»
«Siamo al pub, quello dove ci siamo incontrati il secondo giorno, quello nascosto dietro...»
«Okay.»
«Okay, cosa?»
«Arrivo.»
«Cosa? No, Ashley, non è il caso. E poi Jacob si arrabbierebbe. Anche se vieni, non cambierà niente...»
«Meglio che restare con le mani in mano.»
Conclusi la chiamata e uscii dalla stanza in silenzio, consapevole che mi stavo cacciando in un altro guaio. Ma questa volta, credevo fosse per una buona ragione.
Entrai nella mia stanza e infilai in fretta una tuta pesante, cercando di non fare rumore. Respirai a fondo prima di scivolare fuori di casa, il cuore che batteva all'impazzata, non solo per la paura di essere scoperta, ma per l'ansia di quello che stava accadendo.
La strada verso il pub era buia, ma, fortunatamente, ricordavo il percorso. L'aria fredda della California di notte mi avvolgeva, pungendomi la pelle. Camminavo con passo deciso, ma nella mia mente continuavano a rincorrersi pensieri confusi. Pregavo che tutto si risolvesse presto, che fosse solo un equivoco, ma una parte di me sapeva che non sarebbe stato così semplice.
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Mine enough
Romance«Perché continui a cercarmi, se non ricordo nemmeno il tuo nome?» «Il nome è solo un suono. È quello che siamo stati insieme a definire chi siamo davvero.» «E se tutto quello che siamo stati fosse perduto?» «Lo ricostruiremo, un pezzo alla volta. In...
