Hai presente quando vai bene a tutti tranne che a te stesso?
Diventare un modello, è sempre stato il sogno di Lee Felix sin da quando era bambino, ma la vita sembra allontanarlo ogni giorno di più dal suo obiettivo. Tutto cambia quando finalmente...
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"I don't want to live without you next to me If this is how it feels When you've got everything But you've lost everything"
"Good Things Takes Time"
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12 anni dopo
||Felix||
"Dicono che il denaro non faccia la felicità, ma se devo piangere preferisco farlo sul sedile posteriore di una Rolls Royce piuttosto che su quello di una carrozza del metrò." Questa, come ho già detto, è la frase che ha reso Marilyn Monroe il mio modello di vita.
Mi è sempre sembrata una verità assoluta, una filosofia di vita e forse lo è stata davvero. Mi chiedo cosa direbbe il Felix di qualche anno fa, sapendo che abbiamo finalmente raggiunto i nostri obiettivi.
Capirebbe quanto siamo sempre stati più indipendenti e capaci di quanto avessimo mai creduto? Riuscirebbe a vedere che tutto si sarebbe incastrato nel momento in cui avremmo trovato il coraggio di essere davvero noi stessi?
Non riesco a smettere di pensarci, soprattutto adesso, ogni volta che il mio sguardo cattura una delle mie fotografie appese sui cartelloni pubblicitari della città o che la gente si ferma a fissare la mia auto, cercando di scorgere la mia figura attraverso i vetri oscurati.
Finalmente, dopo anni, sono arrivato dove volevo.
Eppure, è come se una parte di me continuasse a muoversi all'indietro, verso qualcosa che non riesco più ad afferrare. Piccoli frammenti del passato riaffiorano alla mente senza preavviso: l'adrenalina dei primi giorni a New York, la solitudine opprimente, le nuove conoscenze che cercavano di riempire vuoti che non sapevo di avere. Tutto è passato così in fretta, forse troppo.
Ricordo i tentativi disperati di mantenere vivi i legami, le videochiamate programmate, i messaggi pieni di promesse di sentirci presto. Ricordo Hyunjin, sempre il primo a cercarmi e a chiedermi come stavo, anche quando le risposte tardavano ad arrivare. Abbiamo resistito, aggrappandoci a un filo sempre più sottile. Anche quando i silenzi si allungavano e le parole si riducevano. Anche quando, lentamente, quasi senza rendercene conto, abbiamo iniziato a perdere l'abitudine di raccontarci le cose. La sua voce al telefono è diventata più distante, le sue risate meno frequenti.
Ed è vero.
È vero che preferisco piangere sul sedile posteriore della mia macchina piuttosto che su quello del metrò, ma si... i soldi non fanno la felicità.
Il mio lavoro mi rende felice, viaggiare mi rende felice, tornare a casa dopo tanto tempo, mi rende felice.
Quasi mi viene da piangere quando, tra i grattacieli di Seoul, intravedo la Namsan Tower spuntare all'orizzonte. Non riesco a crederci, è ancora lì, immobile. Un punto fermo in un mondo in continuo cambiamento. Mi sembra passato così tanto tempo dall'ultima volta che l'ho vista.