Il lunedì successivo, entrando a scuola, vide Mar guardare turbata la rubrica della scuola.
Da quando si era reso conto quanto stesse diventando profondo ciò che provava per lei si sentiva andare in iper ventilazione anche solo al pensiero di parlarle, il che era ridicolo: avevano parlato decine di volte, che motivo c'era di temerla? "Cosa fai lì fermo a fissarla? Lo sai che si nota, vero?" Sentì Charlotte dire da dietro di lui, spaventandolo.
"Cosa? Io fissandola? Pf... cosa te lo ha fatto credere? Io stavo... Io guardavo la scuola nel suo complesso, sai: non saremo qui per sempre." Charlotte lo guardò, non bevendosi chiaramente la sua scusa. "Henry è evidente." "Io non la stavo... oh mamma mia ci ha visti, cosa devo fare, devo salutarla? Ecco ci ha salutati lei... Ciao..." Fece un goffo gesto con la mano. "Oh mamma mia... sta venendo in qua... cosa devo dire? Devo... ehm... Oh mamma mia, diamoci un contegno Charlotte: diamoci un contegno!" La sua amica gli diede un'occhiata storta. "Sei l'unico qui che ha bisogno di darsi una calmata." Mar li raggiunse. "Diamoci un contegno!" Esclamò Henry. Quello che voleva dire in realtà era un semplice 'Ciao Mar', ma era uscita fuori quell'idiozia. Henry tacque arrossendo esageratamente e Mar lo fu guardò confusa. "Ciao Margaret!" Salutò Charlotte interrompendo il suo sproloquio, guardandolo divertita. "Ciao Charlotte! Ciao Henry!" Lo salutò sorridendo facendogli volare via qualunque pensiero razionale. "Uhm... Hey..." Salutò per poi insultarsi mentalmente per la banalità del suo saluto. "Henry vieni a vedere cosa c'è sulla rubrica." "A giusto, la rubrica, Charlotte, vieni a vedere anche tu." Le disse con uno sguardo piuttosto eloquente, senza di lei avrebbe finito per dire una cosa molto stupida come solo lui sapeva fare. "Ehm... Ok..." Gli rispose con uno sguardo interrogativo.
Alla rubrica c'era appeso un avviso che dichiarava che presto avrebbero raso al suolo il teatro. "Cosa! Non possono farlo!" Esclamò lui. "In realtà non è poi così male." Disse Charlotte, guadagnandosi due occhiate storte. "Cosa c'è? È vero: l'ala destra della scuola è chiusa agli studenti da anni ormai, il teatro è vecchio e inagibile. Sarebbe uno spreco tenerlo così e non sfruttare lo spazio per cose più importanti." Henry capì che la situazione vista dal punto di vista dell'amica, e da quello del resto della scuola, aveva senso. Solamente per lui quel posto era importante. "Io ci sono stata e non penso che sia vecchio e inagibile." Disse Mar. "Davvero? Come hai fatto a entrare?" Mar arrossì. "Oh... Beh... Non è difficile. Però il punto è che il teatro è ancora intatto ed è bellissimo. Dovremmo solo convincere il preside che ne valga la pena. Henry vieni con me?" Charlotte la guardò confusa, ma lui non la biasimo: non c'era motivo apparente per il quale ci dovesse essere un nesso tra lei, Henry e un vecchio teatro inagibile. "Oh... beh... Si andiamo." E, fatto un cenno alla sempre più confusa Charlotte, seguì Margaret. Durante il tragitto per qualche motivo - forse per il fatto che era appena suonata la campanella e non c'era nessuno nei corridoi, forse per il moto di gratitudine che aveva provato alla preoccupazione di lei per qualcosa che gli stava così a cuore, forse semplicemente perché era di fianco a lui - le prese la mano e lei gliela strinse, intrecciando le loro dita. L'effetto fu immediato: ogni preoccupazione volò via, lasciando spazio ad un generale senso di serenità ed un largo sorriso si fece largo sul suo volto. Arrivati allo studio del direttore Mar osservò le loro mani intrecciate e, lentamente, con grande disapprovazione di Henry, le districò, arrossendo. Ecco, era quello che succedeva ogni volta: quando entravano a contatto con il mondo esterno quella bolla di felicità che si creavano esplodeva, lasciando spazio all'amara realtà. Henry cercò di ignorare il senso di fastidio e bussò alla porta. "Avanti." Una voce sbrigativa e infastidita disse dall'interno. Henry aprì la porta e, dopo aver fatto entrare Mar, entrò a sua volta. "Buongiorno." "Hart, Peirstry, non dovreste essere a lezione?" Henry fece per aprire bocca, ma Margaret lo precedette: "Si, ma non abbiamo potuto fare a meno di notare l'avviso sulla rubrica che annunciava la distruzione del teatro, e siamo molto perplessi sulle motivazioni che hanno portato a questa decisione." Aveva parlato con un tono apparentemente curioso, ma quasi impercettibilmente fermo, deciso e determinato. Era un altro aspetto di lei che non aveva mai visto e per qualche motivo lo trovava stranamente accattivante. "Le motivazioni che influenzano le mie decisioni non sono area di competenza degli alunni." "Sono area di competenza degli alunni le decisioni che influenzano la loro quotidianità." Rispose lei, impassibile al tono freddo del direttore. "Il teatro è chiuso da anni, non vedo come la sua demolizione possa arrecare qualunque problema." "Ogni scuola rispettabile è provvista di un teatro dove gli studenti possano dedicarsi alle attività extracurricolari, non vedo perché questa debba fare eccezione." "E io non vedo come questo sia un vostro problema, signorini." "È un problema perché chi non è portato per gli sport non ha la possibilità di prendere crediti extra." "Nessuno di voi due ha c ed bisogno di crediti extra dato che Hart ha un lavoro part time e lei beh... Siamo tutti al corrente della sua situazione." "Non parlo solamente a nome mio, parlo a nome di tutti quegli studenti che sono ostacolati da questa decisione." "Quel teatro è obsoleto." "Ci dia l'opportunità di dimostrare che non è così." Il direttore tacque per un momento, poi si tolse gli occhiali sospirando e disse: "D'accordo. Avete una possibilità. Uno spettacolo: se fate successo il teatro è tutto vostro, ma se fallite verrà raso al suolo." "La ringrazio infinitamente signore." Disse Margaret prima di prendere la mano di Henry e portarlo fuori. "Hai visto?" Esclamò felice una volta fuori. Henry - che stava ancora pensando all'atteggiamento fermo e determinato di lei - ci mise un attimo a processare la notizia. "Davvero, è una cosa fantastica. Ancora non capisco come hai fatto, grazie." Disse abbracciandola. Sapeva che l'aveva fatto per lui, perché era a conoscenza del legame che aveva con quel posto. "Non è ancora fatta però. Dobbiamo mettere su un intero spettacolo teatrale, non è cosa da poco." "Già, però almeno abbiamo una possibilità." "Vieni a casa mia, oggi pomeriggio, così possiamo iniziare ad organizzarci." Ad Henry si seccò la gola. "A... a casa tua?" "Per iniziare ad organizzare lo spettacolo... come amici, ovviamente." Chiarì lei. "Oh... si... va bene, perfetto." "Perfetto allora!"
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Danger Team
FanfictionUna ragazza di nome Margaret Peirstry, cantante multimigliardaria, va ad abitare nella "tranquilla" cittadina di Swellview. Cosa succederà quando scoprirà di essere quello che non avrebbe mai voluto o pensato di essere?
