"Perché non funziona?" "La frizione: devi schiacciare la frizione." "Stiamo per schiantarci Henry!" "Mar: siamo su un viale vuoto." "Non riesco a rallentare!" "Il freno non è quello: è quello in mezzo." Mar schiacciò il freno con tale veemenza che la macchina si fermò di botto. Henry ridacchiò. "Non c'è niente da ridere. Sai cosa? Credo sia troppo pericoloso, tanto nemmeno mi serve imparare a guidare." "Lo dici solamente perché ora hai paura." "Non è vero." "Sì che è vero, ma è normale: anche io avevo paura." Era la vigilia di Natale ed Henry stava insegnando - o per lo meno ci provava - a Mar a guidare. Quando lei gli aveva chiesto di insegnarle a guidare pensava stesse scherzando, invece ora si trovavano nella strada di casa sua e lei stava per perdere la testa a forza di arrabattarsi a cercare di guidare. "E poi le macchine americane sono del tutto strane: chi è che ha il volante sulla sinistra?" "Tutti gli stati del mondo tranne l'Inghilterra direi." "Molto simpatico." Disse prima di spegnere il motore. "Non mi piace guidare, e poi non credo ci riuscirò mai." "Andiamo, sei nettamente migliorata in confronto a... stamattina." Lei lo guardò di sbieco perché sapeva che stava mentendo. "Okay, forse no, ma non puoi pretendere di imparare direttamente: ci vuole del tempo." "Tu quanto ci hai messo?" "Mh?" "Quanto ci hai messo ad imparare?" "Oh... beh... ho fatto un paio di guide con mio padre." "Hai fatto due guide e sei già capace? Oh, mamma, sono rovinata." Henry rise, apertamente quella volta. "Cosa c'è da ridere?" "Non ti sembra di essere un po' drammatica? Voglio dire: non è come se dovessi guidare domani. Anzi, credo che volendo potresti avere un autista per il resto della tua vita."
"Già, ma sarebbe carino fare qualcosa in modo indipendente per una volta." Henry la guardò per un attimo, e non riuscì a guardarla con quello sguardo abbattuto. "Andiamo." "Dove?" "Guidiamo in strada." "Ma sei impazzito? Non appena faccio un metro imballo, non riesco nemmeno a partire!" "Dai provaci! Sotto pressione si da il meglio." Lei sospirò. "D'accordo." La macchina singhiozzò fino alla strada principale, ma Henry evitò di farlo notare, non volendo ferire i sentimenti di Mar. "Ok... ci siamo." Fece un profondo respiro. "Se dici che posso farcela ti credo." "Puoi farcela: andiamo." Lei premette sull'acceleratore e si infilò in corsia. "C'è un po' di traffico. Devi andare in prima." "In prima okay, perfetto. Ma prima devo schiacciare la frizione." "Esatto." Per la prima volta lei cambiò marcia senza imballare la fece un urletto. "Hai visto? Hai visto cos'ho fatto?" Henry ridacchiò. "Sì, sì: ho visto. Vedi? Ce la farai." Ma aveva parlato troppo presto. Il traffico sì diradò e Mar dovette cambiare marcia e accelerare, ma così facendo si dimenticò di afferrare saldamente il volante e la macchina iniziò a sballare a destra e sinistra. "Cosa succede?" "Aspetta. Il volante: devi tenere il volante." Senza pensarci afferrò il volante e lo girò, facendoli finire in un vicolo a traffico limitato. "Oh, cavolo, dobbiamo uscire da qui." Mar stava ancora premendo l'acceleratore. D'un tratto sentirono il rumore della sirena della polizia dietro di loro. "Mar accosta, sono lì per noi." Lei, però, accelerò. "Mar: devi accostare." "Non riesco! Non trovo il freno!" "Il freno
è quello in mezzo!" Raschiarono troppo vicini ad una schiera di macchine e ne rigarono almeno dieci, poi finalmente Mar trovò il freno e lo pestò con forza, facendoli frenare immediatamente. Entrambi avevano il respiro pesante. "Oh, beh... È stato... interessante." Lei lo fulminò con lo sguardo al suo commento. Il poliziotto si avvicinò a loro e Mar abbassò il finestrino con fare mesto. Lui parlò com freddezza e praticità: "Patente e libretto signorina." "Oh... si... patente e libretto: certo." Mugugnò lei... "Ehm... non... non ce l'ho." Disse lei, per poi sfoggiare un sorriso incerto, il che era la cosa più adorabile che avesse mai visto e probabilmente anche il poliziotto la pensava a quel modo, perché la guardò con occhi sognanti, gli stessi che doveva avere anche Henry al momento del resto. Lo sguardo del poliziotto non gli piacque affatto però, anzi, gli riempì lo stomaco di amaro e gli fece ribollire il sangue. Ancora una volta, lasciò che la bocca parlasse prima che il cervello potesse determinare se fosse una cosa opportuna da dire: "Ha detto che non li ha." Disse con voce appositamente petulante. Lo sguardo del poliziotto si posò su di lui, indurendosi. Doveva aver pensato che Henry fosse il suo fidanzato, annullando automaticamente ogni sua volontà di fare favori a lei. Quella consapevolezza per qualche motivo gli diffuse un senso di soddisfazione inspiegabile. "Non ha la patente?" "Ehm... No, però sto imparando a guidare, lui mi sta insegnando." "Ha il foglio rosa?" "No... ma lui si!" "D'accordo... uscite dalla macchina." "Come?" "Non potete guidare con un foglio rosa in due, avete tentato di evitare una macchina di polizia, siete andati ben oltre il limite di velocità, avete guidato in una zona a traffico limitato e avete creato una quantità di danni non indifferente." "Ma non... ehm... non può arrestarci, giusto?" "La quantità di reati commessi valgono un po più di una multa." "Cosa! Ma non vorrà mica arrestarci alla vigilia di Natale..." Il signore, però, pareva irremovibile. "Henry dì qualcosa!" "Io..." "Non vorrei aggiungere resistenza ad un pubblico ufficiale tra la vostra lista." Mar sbuffò. "D'accordo... poteva anche essere più gentile, dopotutto è Natale." Borbottò, troppo forte per non essere sentita, ma Henry sapeva che lo aveva fatto apposta. e cercò di trattenere una risata. "Io le manette non le metto." Disse Mar. "Andiamo! Pensa davvero che potrei combattere lei? Ci ha già arrestati, almeno, nel nome del Natale, potrebbe evitare di ammanettare due sedicenni." "D'accordo, d'accordo." In macchina c'era un silenzio tombale e Mar era evidentemente tesa. "Non ti preoccupare, ci faranno uscire su cauzione." "Adesso sì che sono sollevata." "Poteva andare molto peggio." "Siamo stati arrestati alla vigilia di Natale, cosa può andare peggio?" "Potevi essere senza la mia compagnia." Lei sbuffò, ma lui riuscì ad intravedere l'ombra di in sorriso che lei era troppo orgogliosa per mostrare. In centrale dovettero farsi scattare la foto segnaletica. "Lo sai che va nel curriculum questo?" Gli fece notare lei risentita. "In realtà se per sei mesi la tua fedina rimane pulita viene automaticamente rimosso dall'archivio. Funziona così in America." Non sapeva perché continuasse a scherzare, perché non riuscisse ad essere innervosito dalla situazione. In quel momento lui vedeva soltanto la possibilità di stare con lei ancora a lungo. "Non ci separate di cella?" "Siamo alla vigilia di Natale, non ci sono altre celle disponibili." Rispose il poliziotto facendoli entrare e chiudendoli dentro. "Guarda: hanno decorato." Disse Henry, sedendosi, guadagnandosi un'altra occhiataccia di Mar, che si sedette al suo fianco. "Avevi dei programmi per stasera?" "No. Mio padre non riuscirà ad esserci nemmeno a Natale, quindi Fred ha colto la palla al balzo e mi ha inserita in uno show che danno ogni anno a Natale come ospite." Un velo di tristezza che ormai si presentava sempre più frequentemente attraversò la faccia di Mar, che sospirò. "Io lo so che la sua è solo una scusa perché non riesce a tornare a Swellview, ma è difficile anche per me." "Glielo hai detto?" "Mh?" "Gli hai detto che in questa situazione anche tu stai soffrendo?" "No, ma non voglio che si senta più sotto pressione di quanto non sia già. Non voglio che si senta un cattivo padre, perché non lo è." Henry avrebbe avuto parecchio da ridire su quell'ultima affermazione - ancora non gli erano andati giù tutti i soprusi di Fred a cui aveva assistito e di cui il padre si era così poco occupato - ma decise di non commentare. Sapeva che Mar era molto protettiva nei confronti della gente a cui voleva bene, anche quando questi si comportavano in modo discutibile con lei, e sottolineando come l'atteggiamento del padre non fosse il tipico atteggiamento di un 'buon padre' non avrebbe fatto altro che destare la sua irritazione e far nascere litigi."Non dovresti tenerti le cose dentro." "Non ho bisogno che sia tu a dirmi cosa devo fare." Rispose lei stizzita, cogliendolo un po' di sorpresa: che fosse ancora offesa perché non l'aveva baciata? "Mar, io..." ma proprio quando stava per parlare un poliziotto entrò nella loro cella: "Avete diritto ad una chiamata ad un vostro tutore legale, in quanto minorenni, che paghi la cauzione." Henry lo fulminò con lo sguardo: doveva per forza interromperlo con nozioni che già conosceva proprio nel bel mezzo di una conversazione importante? Mar, invece, colse l'occasione per alzarsi in fretta e furia. Era un'altra cosa che aveva notato di lei, non era in grado di parlare dei suoi sentimenti, almeno non di quello negativi. Non voleva far notare agli altri quando la ferivano o offendevano, forse perché non voleva far vedere quanto in realtà ci tenesse. Quando ritornò indietro aveva la stessa espressione un po' dura. "Ho finito, puoi andare." Lui indugiò, per poi recarsi presso il telefono. Al secondo squillo udì la voce della madre dire "Pronto?" sonoramente e il suo cuore sprofondò. Aveva sperato che rispondesse il padre: lui non ne avrebbe fatta una questione di stato e non l'avrebbe detto alla madre, che al contrario tendeva ad ingigantire le cose. "Ciao... ehm... mamma." "Henry? Perché mi chiami da un numero privato? Tutto a posto? Dov'è il tuo telefono?" "Oh... è... è davvero una storia buffa a raccontarla." Disse nervosamente, improvvisamente non ci trovava più nulla di buffo. "Allora... ero con Mar e stavamo facendo delle normali guide di routine..." "Guide? Henry tu non hai nemmeno la patente!" "Già. L'ha constatato anche... anche il poliziotto." "Il poliziotto! Henry non dirmi che sei in centrale." "Non te lo dirò... perché l'hai appena indovinato." Decise di dare un taglio alla ventura invettiva di sua madre, mentendo: "Il poliziotto dice di dare un taglio! Puoi pagare la cauzione? Grazie mille, ti voglio bene!" E attaccò. Tornato in cella vide Mar ancora piuttosto sottotono. "Mar..." Lei lo ignorò, rifiutandosi di guardarlo. "Lo so che sei offesa per l'altro giorno." "Non è vero." "Volevi che ti baciassi." Lei non rispose e tenne lo sguardo ostinatamente fissato sulle sbarre arrugginite della cella. "Mar..." La chiamò di nuovo e lei, quella volta, si girò. "Anche io volevo baciarti." Affermò, e lo sguardo di lei si fece così intenso che Henry per un attimo si perse a guardarla negli occhi e si dimenticò cosa voleva dire. "Ma... ehm... ma non potevo." "Perché?" Lui esitò: come avrebbe potuto dirle che aveva un'identità segreta di assistente supereroe che avrebbe dovuto tenerle segreta, ma non sarebbe mai riuscito a mentirle a riguardo guardandola in quegli occhi ipnotizzanti? "Perché... io... in questo momento non... sto avendo molti problemi... personali, e non voglio che tu sia coinvolta." "Ma io voglio essere coinvolta Henry, posso aiutarti." "No." Disse lui improvvisamente fermo, a tal punto che lei sbatté le ciglia stupita per un attimo. "Non ti voglio coinvolgere nei miei problemi, Mar. Tu ne hai già abbastanza senza che io li aumenti." Lei doveva aver capito che Henry non avrebbe cambiato idea, perché borbottò un: "D'accordo." "Però possiamo essere amici." "Già... amici." Si era già pentito del suo moto di risolutezza osservando la faccia abbattuta di lei. "Mar, dico davvero. Non perché io non voglia stare con te o cose del genere. Credimi: mi piaci, davvero moltissimo... E per questo voglio stare con te quando sono in grado di darti il massimo di me stesso." Doveva aver detto la cosa giusta perché, anche se lei non perdette quel cipiglio contrito, lui potè giurare di vederci un accenno di compiacimento. "Allora: come trovi il Natale a Swellview?" "Considerando che sono rinchiusa in una cella, lo trovo particolare." "Com'era il Natale in Inghilterra?" L'espressione di lei si fece malinconica. "Era bellissimo. Nevicava sempre e mi ricordo che con mia madre la Vigilia spalavo sempre la neve aspettando che mio padre tornasse da lavoro - lavorava tanto anche al tempo - e quando tornava giocavamo fino alla sera: ci lanciavamo le palline di neve, costruivamo dei pupazzi, facevamo gli angeli. Poi mi lavavo e andavo a dormire. La mattina dopo aprivamo i regali e andavamo a pranzare da mia nonna - la madre di mio padre. La persona più severa e rigorosa che io conosca, è buona sotto sotto, ma è molto rigida. Per questo all'inizio non le piaceva molto mia madre. Aveva sempre sperato che mio padre si vivesse la sua giovinezza e poi sposasse una ricca e raffinata ragazza inglese, e invece si è innamorato da giovane della ragazza americana che proveniva da una piccola città, semplice e piena di vita. Poi l'ha conosciuta e l'ha adorata, ci è rimasta molto male quando... beh. Lo passavo così fino a due anni fa. Poi mio padre ha voluto farmi iniziare la carriera da cantante e ci siamo trasferiti a Los Angeles. A mia madre non è mai piaciuta come città, temeva avesse una cattiva influenza su di me. Non aveva tutti i torti eh?" Disse ridacchiando amara. "Ad ogni modo in California non nevica, tanto meno a Swellview." Concluse lei. "Tu invece dove vorresti vivere? Torneresti in Inghilterra?" "Non lo so." Tagliò corto lei, e lui sapeva perché: avevano sfiorato l'argomento che lei odiava più di tutti e il suo meccanismo di difesa si era attivato. Lui guardò altrove a si perse ad osservare le decorazioni natalizie della cella finché il suo sguardo non cadde su quella che aveva scambiato per una semplice pianta quando si erano seduti. "Vischio." Disse guardando sopra di lui. Lei seguì il suo sguardo. "Credevo non volessi baciarmi." "Non ho mai detto di non volere. Ho detto che non potevo." "E cosa è cambiato dei tuoi problemi nel giro di trenta minuti?" "Niente, però sono le regole della tradizione." "Giochi sporco Hart." "Le regole sono regole." Disse inclinandosi verso di lei, lei non si ritrasse. Si stavano per baciare quando la porta della cella si spalancò con un sonoro sbattere. "I vostri rispettivi tutori sono arrivati." Disse con tono monotono. I due si alzarono. Quando Henry fu vicino al poliziotto gli scoccò un'occhiata velenosa e - per tutta risposta - il poliziotto si limitò ad alzare le spalle mo' di scusa.
La mattina di Natale passò in fretta e ben presto arrivò il pomeriggio e il momento per Henry di mettere in atto il suo piano: avrebbe fatto nevicare a Swellview. L'espressione sognante di Margaret mentre raccontava rapita il suo racconto era stato più che abbastanza per fargli decidere che quello sarebbe stato il suo regalo di Natale, in anonimato ovviamente: sarebbe stato piuttosto strano dover spiegare come avesse fatto a far nevicare in Arizona. Sapeva che si trovava agli studi perché stavano emettendo in diretta la trasmissione natalizia con lei come ospite. Sapeva anche che l'equipaggiamento loro non sarebbe stato in grado di sostenere la neve e sarebbero quindi stati costretti a chiudere la giornata. Mar sarebbe quindi stata libera e avrebbe potuto avere inizio la seconda parte del piano di Henry: avrebbe portato Mar a casa sua a festeggiare il Natale.
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Danger Team
FanfictionUna ragazza di nome Margaret Peirstry, cantante multimigliardaria, va ad abitare nella "tranquilla" cittadina di Swellview. Cosa succederà quando scoprirà di essere quello che non avrebbe mai voluto o pensato di essere?
