Stava sfogliando un catalogo di Hermès: era uscita la nuova linea di Birkin Bag e lei era stupita di non possederne nemmeno una. Si soffermò sulla Birkin Swift malva Sylvester con finiture in oro rosa 25, sì, voleva quella. Qualcuno suonò al cancello, ma lei non ci badò: non lo faceva mai, ci pensava la governante. Sentì una voce famigliare salutare Clara dicendo: "Hey, sei sempre più bella." Prima di entrare in sala e salutare Mar. "Max!" Esclamò lei felice. "Come va Margherita?" "Come al solito. Fred è sempre irritato e puntiglioso." Aggiunse poi sussurrando. "Non mi stupisce." Rispose lui ridacchiando e buttandosi sul divano a proprio agio e dando un bacio sulla guancia a Mar. "Cosa guardi?" "Voglio una Birkin. Fai intuire a Logan di regalarmene una." Lui sapeva come fare: era subdolo e molto furbo. "Lo sai quanto è difficile ottenerne una? Si sono pure rifiutati di darla a Double g" "Perché Double G voleva una Birkin?" "Per regalasla ad una delle sue conquiste." Mar annuì. "Beh, io la voglio. Quindi Logan dovrà trovare il modo. E poi oggi avevo voglia di andare a Las Vegas." "Vuoi giocare?" "Oh, no, no, no." Si affrettò a chiarire. "Logan vuole giocare - anche se gli dico sempre che non gli conviene perché non è capace - io voglio solo fare un po' di shopping e fare festa." "E io devo convincerli a farti entrare anche se hai meno di ventun anni." Capì cosa voleva Mar. Lei in risposta gli fece un sorriso sornione e Max rise. "D'accordo. Dopotutto è da un po' che non vedo la città del peccato." "Allora chiamo Meredith." Max emise un fischio che Mar non ignorò. Meredith aveva sempre avuto una piccola cotta per Max, ma a lui non interessava: passava il tempo a giocarci e illuderla per puro diletto. Mar lo fulminò con lo sguardo. "Che c'è: è carina." "Ce ne sono altre cento che puoi avere, non giocare con lei." Max assunse un'occhiata maliziosa, ma poi cedette. "D'accordo." Mar non gli credeva per niente, ma lasciò perdere. "Logan sta arrivando." "Ah, il giocatore di Hockey." "Comportati bene." Lo ammonì. A Max non stava simpatico, forse era perché Logan veniva dal Minnesota, forse perché giocava a Hockey, forse perché cantava in una boy band o forse perché stava con Mar. Qualunque fosse la ragione, non si sforzava nemmeno di nascondere la sua avversione nei suoi confronti. "Sei sicura che sia il caso di andare a Las Vegas proprio adesso?" Fu proprio il suo tono pieno di implicazioni e preoccupazione ad acuire la determinazione di lei: era stanca che tutti la trattassero come se fosse stata fatta di cristallo, come una povera sciocca che non sapeva prendersi cura di se stessa e aveva bisogno del supporto altrui per non perire. "Sì." Rispose con una fermezza che non ammetteva repliche. Max decise quindi di passare oltre, anche se non riusciva a rimuovere un velo di preoccupazione. "A che ora partiamo?" "Prendiamo il jet di papà quindi non dovremmo metterci più di un'ora. Partiamo alle sette." Las Vegas era grandiosa.
Era una città senza regole, senza costrizioni, il cui unico obiettivo era donare una vita spericolata ai suoi visitatori: era esattamente quello di cui Mar aveva bisogno.
Il giorno del Ringraziamento era arrivato ed Henry poteva dire di essere relativamente sereno: Ray gli aveva dato il giorno libero per festeggiare con la sua famiglia. Sua madre aveva già iniziato a cucinare il tacchino, che prometteva più che bene. Il padre era invece uscito a comprare la salsa di mirtillo. Piper era eccezionalmente di buon umore, il che rendeva la giornata ancora più apprezzabile.
Aveva cercato di evitare che la mente gli facesse pensare a ciò che era accaduto giorni prima, ma magicamente il ricordo lo coglieva nei momenti meno opportuni. Aveva paura. Paura di rivivere una cosa del genere. Era stato orribile, si era quasi sentito morire e il solo pensiero che potesse accadere di nuovo gli faceva cadere il cuore nello stomaco. Mar sembrava aver capito come si sentisse, perché non aveva fatto accenno a ciò che era successo, anche se si era mostrata più attenta nei suoi confronti. Non che tutte quelle attenzioni gli dessero fastidio, ma era strano. Solitamente era lui ad occuparsi degli altri, non il contrario. Se nella vita di tutti i giorni era il fratello maggiore, l'amico che si prendeva cura di tutto, quando era Kid Danger quella dimensione di estendeva ancora di più: si prendeva cura della città.
In quelle vacanze però voleva staccarsi da tutto, dal lavoro, dalla scuola, anche da Mar, anche se l'impresa si prospettava essere piuttosto difficile, e concentrarsi sul provare ad essere sereno. Nonostante sapesse che Mar non lo avrebbe fatto sentire frustrato, che magari lo avrebbe anche fatto sentire meglio, continuava tuttavia a non avere il suo numero di telefono il che gli rendeva impossibile sentirla, e ciò lo riempiva di frustrazione: perché doveva essere sempre così complicato tra loro? Quando erano insieme da soli era semplice, tutto era naturale, divertente. Quando, però, uscivano dalla loro piccola bolla di conforto tornando a contatto con il mondo esterno, ignorare le differenze che c'erano tra loro erano come cercare di ignorare un elefante in una stanza, impossibile. Lei non sembrava nemmeno accorgersene, ma su di lui pesavano in modo esponenziale.
Steso sul divano della sua stanza, intento a scorrere sui post di TweetFlash, d'un tratto incappò in un post che gli fece accapponare la pelle, e che riuscì a rendere un disastro quella giornata, che pur stava promettendo bene fino a quel momento.
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Danger Team
FanfictionUna ragazza di nome Margaret Peirstry, cantante multimigliardaria, va ad abitare nella "tranquilla" cittadina di Swellview. Cosa succederà quando scoprirà di essere quello che non avrebbe mai voluto o pensato di essere?
