50. Thank you for the venom

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Ed è così che il diavolo si innamorò dell'angelo

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Ed è così che il diavolo si innamorò dell'angelo.
Non sapendo che l'angelo
aveva un'anima dannata
e il diavolo
un cuore d'oro.



🌒🌕🌘






«Seguimi

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«Seguimi. Resta in silenzio, ma non ti addormentare.»

Indicazioni chiare e precise, tuonate con il tono di chi era ben fermo nel suo ruolo di leader.
Dare ordini era quello che a Draven era sempre riuscito meglio.

A differenza di lui, io non ero brava praticamente in niente, se non a farmi divorare dal senso di colpa per tutto ciò che era accaduto e a guardarmi allo specchio come se fossi fatta di blocchi di errori sovrapposti.

«Ti piace comandare.»
Borbottai.
«Mi piace comandare sulle cose a cui tengo.»

Draven teneva a me come una sorellina indifesa con cui aveva sempre saputo di non aver mai avuto un vero legame di sangue.
Niente di più lontano da quello che avrei desiderato, almeno per il mio ventunesimo compleanno.

Io volevo essere amata in modo feroce, con un'intensità che mi consumasse.
Ero sicura che, per arrivarci, avrei prima dovuto piacere a qualcuno. Volevo quel tipo di attenzione che ti incatena lo sguardo, quella sensazione di essere l'unico punto fermo nel caos degli occhi di qualcuno.

E forse il non piacere a nessuno era una conseguenza dell'essere cresciuta in solitudine, o forse era il contrario: magari passavo il tempo da sola proprio perché nessuno mi guardava come se volesse davvero avermi accanto.

Esattamente come mi guardava Draven in quel momento, come se volesse non avermi mai salvata, quel giorno.
Mi voltai dalla parte opposta a dove stava andando lui, inciampando nella sterpaglia di foglie secche.

«Dove stai andando, cazzo?»

Vedevo i miei piedi scalzi affondare nel terreno umido del bosco circostante il castello di Severndroog, ma non mi voltai neppure quando un ramoscello spezzato sotto il mio passo non mi ferì quasi la carne della pianta.

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