Il sole alto batte sul cemento del campo, l'aria è calda ma leggera, piena di voci, risate e schiamazzi da spogliatoi. Le due squadre sono lì, mischiate senza troppa voglia di stare in silenzio: i calciatori si palleggiano bottigliette d'acqua e i cestisti stanno seduti sulle panchine come in attesa di un annuncio divino.
Cesare è al centro del campo, con Marco accanto. Indossa la felpa della squadra da basket slacciata, le maniche arrotolate fino ai gomiti, e una strana espressione sul volto: qualcosa tra "sto per dire una cosa normale" e "se qualcuno apre bocca lo stiro". Marco invece è appoggiato al muro, braccia incrociate, l'aria molto più tranquilla, quasi divertita.
«Quindi?» chiede Francesco, il portiere, il migliore amico di Marco, mordicchiando una barretta proteica. «Li hai radunati tutti per fare coming out o per lanciare una sfida?»
«Entrambe le cose sarebbero tipiche di lui,» borbotta un compagno di Cesare.
«Zitti un attimo,» dice Cesare, sollevando una mano. La voce è calma, ma il tono non ammette repliche.
Marco sbuffa piano e si avvicina, poggiandogli una mano bassa sulla schiena, quasi a sfiorarlo. Cesare lo guarda di lato, gli occhi gli si addolciscono per un attimo che passa quasi inosservato. Quasi.
«Okay,» inizia Cesare, guardando la sua squadra, poi quella di Marco. «Vi abbiamo fatto venire qui perché... be', è una cosa che dovevamo dirvi.»
Marco fa un passo avanti, la voce già carica di ironia. «Spoiler: non vi stiamo lasciando. Anzi, direi il contrario.»
Qualche sorrisetto inizia a spuntare tra i compagni, ma Cesare continua a parlare prima che qualcuno possa interrompere.
«Io e Marco stiamo insieme,» dice, diretto. «Da un po'. E no, non è uno scherzo, non è una sfida tra capitani, non è una mossa per distruggere il morale dell'avversario. Anche se...» Si ferma un attimo, lancia un'occhiata maliziosa a Marco. «...potrei dire che l'ho sedotto per sabotare il campionato.»
Marco alza gli occhi al cielo. «Sì, certo, perché tu hai sedotto me.»
«Lui ha ceduto dopo due messaggi,» aggiunge Francesco, masticando la barretta.
«Falsità storiche,» ribatte Marco, mentre gli altri ridono.
Un ragazzo della squadra di basket alza una mano. «Quindi adesso dobbiamo cambiare gli insulti in campo o possiamo continuare a dire "fanculo" come sempre?»
Cesare lo guarda con un mezzo sorriso. «Puoi continuare a mandarmi a fanculo. Ma occhio a toccarlo.» Indica Marco con il mento, il tono si fa più basso. «O ti stacco le mani.»
Un breve silenzio, poi risate. Marco scuote la testa, ma gli sfiora il fianco con la mano, appena, in un gesto rapido, intimo.
«Tranquillo, Cesare. Ce l'ho il mio pitbull personale.»
«Più che un pitbull, direi un cane bastonato,» borbotta uno dei cestisti con un sorriso.
Cesare fa un mezzo passo verso di lui, ma Marco lo trattiene, stringendogli il polso. «Ehi. Lasciali parlare. Tanto hanno solo un metro e settantacinque di argomentazioni.»
«Siete ridicoli,» ride Francesco, poi si avvicina e dà una pacca a Marco. «Io l'avevo capito da un pezzo. Quando smetti di fare a cazzotti per iniziare a scriverti a mezzanotte, qualcosa è cambiato.»
«Tutto questo per dire che vi vogliamo ancora in squadra,» conclude Marco. «Anche se adesso siamo una coppia. Non cambia niente. Tranne il fatto che vinciamo entrambe le partite. Perché io... mi porto il nostro capitano nemico a letto.»
Le squadre scoppiano a ridere, qualcuno applaude, qualcuno fischia per scherzo. Ma non c'è imbarazzo, né tensione.
Solo quel tipo di casino affettuoso che sa di casa.
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Unspoken
Roman d'amourSi odiano ma si scontrano sempre . Il capitano della squadra di calcio non ha bisogno del Cestista e vice versa . Marco però ha bisogno del corpo di Cesare e Cesare ha sempre fame di Marco . Quando le parole non dette ti fanno incazzare come una be...
