"Ehy" mi scosse Christian d'un tratto nell'ora di matematica.
"Che fai ?" continuò sussurrando di nascosto affinché il professor Gray non lo sentisse.
"Seguo la lezione di matematica" risposi titubante.
"Sí, e io ho persino capito come finire quest'equazione"
"Davvero?" chiesi incredula. Lui roteò gli occhi al cielo in segno di arresa.
"A che pensavi?"
"Niente" ammisi scarabocchiando un fulmine sul mio quaderno.
"Fa' vedere" disse tirando a sè il disegno.
Lo osservò per un attimo e sorrise compiaciuto.
"Eh sí, arriverà una tempesta tra non molto"
"Questa non è la lezione di meteorologia" urlò d'un tratto il prof.
"Perchè, esiste ?" domandò Giulia, mentre tutta la classe scoppiò in una fragorosa risata. Mike le disse qualcosa all'orecchio e lei abbassò il viso imbarazzata.
"Stia tranquillo prof. Giulia ha capito che quel tipo di lezione esiste solo nel mondo degli unicorni" affermò Mike prendendola in giro mentre Giulia annuiva convinta.
"Roy fuori, immediatamente"
Il ragazzo tempesta si alzò e raggiunse la porta con il passo strascinato.
"È colpa mia professor Gray"
Ma cosa mi saltava in mente? Perché l'avevo detto?
"Allora raggiungi pure il tuo amico" non esitò a dire.
Greta tossí pronunciando la parola amico.
"Vuole fargli compagnia signorina McCartan?"
"Meglio lasciarli alla loro intimità"
Sorrise malvagia all'idea. Le lanciai un'occhiataccia carica di odio e lei tacque. Sapeva che non ero una che si sarebbe fatta mettere i piedi in testa. Soprattutto da una come lei.
Raggiunsi Christian fuori la porta e mi accostai a lui sedendomi a gambe incrociate appoggiata al muro.
"Scusami" si morse il labbro inferiore.
"Tranquillo era anche colpa mia"
"Hai ragione: in effetti era tutta colpa tua" disse serio.
Lo squadrai con gli occhi sbarrati e lui rise.
"Scherzavo" confessò.
"Ma stasera cucinerai tu alla festa?" domandò
"Ma certo che no. Ordineremo delle pizze"
"Oh per fortuna..."
"E con questo, cosa vorresti dire?"
"Che non sai cucinare"
Riprese a ridere. Era diverso. Non era sua intenzione sminuirmi, nè prendermi in giro. Lo faceva con una tale innocenza. Quella risata pura suonava così dolce.
"E tu non sai pettinarti" dissi scompigliandogli i capelli mentre accennavo un sorriso sul mio viso.
In quell'istante Mike uscì dalla classe e ci passò di fianco fischiandoci dietro.
"Taci" lo rimproverò Christian serio.
"E dai. Scherzavo. Siete una bella coppia" butto lí tanto per dire.
Io arrossii parecchio mentre lui lo zittí tirando fuori la storia di una certa Maddie.
"Chi è lei?" chiesi.
"In realtà non lo so, però ho visto parecchie volte questo nome sui suoi libri e quaderni" fece spallucce.
Passammo il resto dell'ora conversando e scherzando per vari motivi. In un mondo sconfinato. Ridevamo di gusto come due vecchi amici e chiunque ci passasse accanto accenneva un sorriso malizioso, che tuttavia ignoravamo. Eravamo perfettamente consapevoli della nostra magica intesa e non avremmo mai voluto che qualcuno si intrommettesse.
Al suono dell'ultima campanella corsi fuori in fretta senza neanche riuscire a salutare Daniel. Mi incamminai svelta verso casa. Attraversai un paio di quartieri quando una pioggia scrosciante si precipitò sulla nostra città. La bellissima Toronto.
Mi rifugiai sotto il gazebo di un bar. Alzai lo sguardo al cielo e notando che la pioggia non ci avrebbe lasciati affatto se non prima di qualche ora, cominciai a correre a perdifiato. I miei capelli fradici scendevano lungo il viso bagnando anche il collo. Faticavo a tenere gli occhi aperti e la felpa nera era zuppa d'acqua per cui mi sentivo sempre più appesantita. Accennai un sorriso all'idea della festa di stasera. Gli amici. Maddie. Eleonora. Christian.
Mancavano solo due chilometri ormai per raggiungere casa.
I miei piedi chiedevano pietà tanto quanto i miei polmoni. Una macchina nera mi si accostò richiamando la mia attenzione. Per un attimo dubitai all'idea di voltarmi. Temevo mi sarebbe potuto accadere qualcosa di brutto. Poi però quando udii una seconda voce che chiamava il mio nome urlando per via della pioggia assordante, la riconobbi e di scatto mi voltai.
"Sali dai" propose Christian accennando con una mano di seguirlo.
"No grazie Roy, sono quasi arrivata" mentii.
"Non fare l'orgogliosa e salta su" imprecò.
Sbuffai ed aprii la portiera accomodandomi su uno dei sedili posteriori.
"Salve" salutai educatamente l'uomo alla guida che non si era affatto voltato.
"Era da un po' che qualcuno non mi salutava in modo così formale. Comunque sono Travis e tu devi essere Desy giusto? " sorrisi guardandolo nello specchietto retrovisore. Riconobbi nel suo volto una somiglianza. Gli pochi tempesta come quelli di Christian. Le mani come le sue. Sprigionanti di calore. E la stessa espressione docile nel sorriso. Quella mancanza di cattiveria in ogni gesto.
"Siamo fratelli" spiegò lui.
"Se abbassi uno dei sedili dietro trovi una coperta per tenerti caldo. Immagino che tu stia morendo di freddo."
Annuii e feci come mi aveva consigliato. Frugai da ogni parte ma non la trovai.
"Qui non c'è"
"Deve averla tolta Dove ieri sera"
Annuii senza comprendere chi fosse.
"Dove è la sua ragazza" mi illuminò Christian. Si sfilò la felpa asciutta e me la porse.
"Togliti quella e prendi la mia"
Acconsentii e la indossai.
La felpa nera. Quella con il famoso cappuccio pensai.
Travis mi riportò fin sotto casa e io ringraziai educatamente salutando Christian. Accennai poi al fratello della festa, dicendogli che sarebbe potuto tranquillamente venire con la sua ragazza.
Rientrai quindi in casa e con mia grande sopresa Diego era seduto sul divano piuttosto sorridente e felice. Il che significava che almeno per oggi non ci sarebbero state brutte notizie.
"Ehy sorellina" poi spostò lo sguardo su di me e scoppiò a ridere senza alcun motivo.
"Sei stata presa in pieno dalla tempesta eh"
Certo. Christian.
"Non ridere, saresti potuto passare a prendermi piuttosto che rimanere qui"
"E rovinarti la bella notizia. Lasciami pensare. No, non l'avrei mai fatto" disse sarcastico. Quanto lo odiavo sto tipo. E chissá qual'era la bella notizia che mi attendeva.
Mi accasciai accanto a lui sul divano nero di pelle, tolsi le scarpe velocemente e lo incitai a parlare.
"Su, parla. Mi metti l'ansia"
Si voltò verso di me aggiustandosi il ciuffo e come sempre fece un bel respiro prima di scoppiare.
"Mamma andrà a trovare papá in Estonia domani"
Aprì le braccia attendendo che ricambiassi ma non lo feci.
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Storm
Novela JuvenilDesy, originaria dell' Estonia, all'età di cinque anni si trasferisce in Canada con i genitori e il fratello maggiore Diego. Da quel maledetto trasferimento non ce'è niente la possa rendesse felice perché forse proprio sotto quella corazza, quell'od...
