twentieth

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Il giorno seguente dovetti subirmi due ore filate di economia, prima di sfollare completamente e dare di matto, cominciando a farfugliare con la mia compagna di banco.

Dall'altra parte della classe, Cameron, che era intento a costruire e perfezionare la sua cerbottana improvvisata con la penna di plastica, lanciava palline di carta in direzione del cestino, facendoci trovare a fine lezione un lago di carta ed una ramanzina da parte della professoressa dell'ora successiva.

«I miei complimenti Davis, per poco non ci facevi prendere una nota di classe»
Disse Andrew divertito, dandogli una piccola pacca sulla spalla mentre io, Martha ed un'altra mia compagna di classe ce ne stavamo sedute al suo banco.

Cameron gli sorrise, divertito, prima di girarsi nuovamente verso di noi ed annunciare che sarebbe andato in bagno.

A quelle parole mi alzai a mia volta, decidendo di andare con lui, così ci avviammo a passo tranquillo verso il bagno, passando per i corridoi affollati.

«Matt mi ha scritto prima, ha detto di volermi parlare»
Disse, camminando accanto a me con le braccia incrociate al petto.

«Dopo scuola?»
«Sì, mi fermo al parco»
Sorrisi spontaneamente, entrando nel bagno delle ragazze una volta raggiunto, ricevendo un occhiolino da parte sua prima che a sua volta entrò in quelli dei ragazzi.

Risciacquai le mani e le asciugai velocemente, prima di uscire e, rialzando lo sguardo, trovai Daniel fuori da una classe non troppo lontana da me, intento a leggere dei fogli.

Presi un respiro e decisi di avvicinarmi a lui, sapendo di non doverlo fare ma non volendo evitarlo.

«Professore»
Lo salutai, sorridendo amichevolmente mentre lo guardavo.
Alzò lo sguardo dal foglio che teneva tra le mani e, vedendo me, sorrise, abbassando i fogli lungo il fianco.

«Amanda, tutto bene?»
«Sì, grazie. Lei?»
«Persisti con il rapporto professionale?»
«Diciamo che ci sto lavorando»
Decisa di volerlo guardare negli occhi, sostenni il suo sguardo facendolo diventare più serio in volto, cosa che poi si riflesse sul mio.

Fortunatamente la campanella suonò e Cameron mi raggiunse circondando le mie spalle con un braccio.

«Andiamo prof, tocca a lei quest'ora»
Disse, ricordando ad entrambi che ora avevamo spagnolo.

Raggiungemmo tutti e tre la classe e la lezione cominciò, facendoci prendere posto.
Chiamò alla lavagna tutti, uno ad uno, in fila, in modo da farci scrivere delle frasi e tradurle.

Arrivato il mio turno mi alzai, raggiungendo la lavagna e prendendo un gesso tra le dita, così da scrivere quello che mi veniva dettato.

«Aspetta»
La sua mano sfiorò la mia, per fermarla, e questo bastò per farmi irrigidire e voltare di scatto a guardarlo, notando quanto velocemente ritrasse la mano e scostò lo sguardo, riposandolo sul libro che teneva posato sulla cattedra.

Abbassai lentamente la mano e corressi, in seguito, ciò che mi disse.

«Ora copia questa, per la classe, per favore»
Dopo la gentile richiesta si mise a sedere, sistemandosi con le gambe sotto il grande tavolo, ignorandomi.

Il fatto che evitasse il mio sguardo mi faceva solo innervosire, non digerivo l'idea di doverlo evitare, anche se era stata mia.

Mi avvicinai alla cattedra per leggere le prime parole della frase e mi allontanai poco dopo per scriverle, riavvicinandomi però per poter leggere quelle seguenti, così mi sporsi in maniera esagerata verso il libro, mettendomi accanto a lui, facendo scivolare la mia spalla contro la sua, per poi posare una mano sul libro, piegando dunque il gomito che feci strofinare contro il suo braccio mentre muovevo l'indice lungo la linea della frase, tenendo il segno mentre memorizzavo più parole possibili

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