Dieci iarde dopo, Helena scorse un vecchio seduto sul ciglio di una stradina tortuosa. Guidata dalle buone maniere, alzò una mano per salutarlo ma, in quel momento, accanto a lui si materializzò un altro uomo. La veloce occhiata che le lanciò fu sufficiente per farle comprendere che era arrabbiato. Abbassò la mano, continuando ad avanzare al fianco di Rafe. Lo sconosciuto iniziò a camminare verso di loro. Era alto, con le spalle larghe, e avanzava quasi minaccioso. Helena si sentì prendere da uno strano senso di agitazione e si accostò inconsapevolmente a Rafe.
«Non temete, principessa» le sussurrò lui all'orecchio. «Ci sono io qui.»
Helena avvampò nel sentirsi rivolgere un tale appellativo, ma non poté negare l'evidente piacere che trasse dal suo tono di voce.
L'uomo era giunto davanti a loro. Entrambi fermarono i cavalli, mentre il padre della piccola Kate si toccava la tesa del cappello in un gesto di saluto.
«Tom, qualcosa non va?»
Lo sconosciuto allungò lo sguardo oltre la sua spalla per passare in rassegna Rafe ed Helena. Si soffermò in particolare su di lei, che colse un inconsueto scintillio nei suoi occhi ristretti a due fessure sottilissime. Ora poteva vederli bene: erano nocciola.
«Nulla» l'uomo parve riscuotersi, tornando ad assumere l'atteggiamento rabbioso. O era indifferenza? «Il vecchio Bill vi ha visti arrivare e ho temuto che si trattasse di qualche yankee, così mi sono adoperato.»
Kate sogghignò. «Non ci sono yankee da queste parti, lo sanno tutti.»
Scrollò le spalle e lo superò, subito seguita da una risata di suo padre.
«Loro sono… Come avete detto di chiamarvi?»
Fu Rafe a rispondere, con un tono talmente amabile che Helena si sentì cedere le ginocchia.
«Rafe Stewart ed Helena Milton, al vostro servizio.»
Lei intuì al volo che sarebbe stato saggio non rivelare troppe informazioni vere sul loro conto. Ammirò Rafe ancor di più per quella dimostrazione d'ingegno.
«Io sono James.» L'uomo tese una mano in direzione di Rafe. «E quella piccola peste è mia figlia Kate.»
«È un vero ciclone di energia» commentò Rafe con un sorriso sincero. Si passò le dita sopra la folta barba, rimpiangendo l'igiene che era solito tenere da ragazzo.
James scoppiò a ridere.
«Oh, lo è. E non avete ancora visto niente! Provate ad assistere al suo allenamento coi cavalli o al tiro dei coltelli, e vedrete che non riuscirete più a staccarle gli occhi di dosso.»
A quell'affermazione, Rafe si ritrovò a pensare che colei da cui non avrebbe mai voluto — e potuto — staccare gli occhi, aveva i capelli rossi, lunghi e morbidi, un paio di labbra rosee e carnose e lo sguardo che, dentro di sé, custodiva uno smeraldo prezioso.
«E voi, bellezza? Avete un nome?»
La domanda spavalda di Tom, l'uomo dall'espressione rabbiosa, fece fremere le orecchie di Helena. Sollevando il mento, rispose: «Helena Milton.» Il suo sguardo la tradì per un istante e risalì lungo il profilo dell'altro; si accorse che i lunghi capelli scuri erano tenuti legati da un pezzo di cuoio grezzo. Abbandonò repentinamente quella vista che le procurò un'insolita agitazione.
«Il mio compagno qui presente ha detto il mio nome neanche un paio di minuti fa» gli fece notare con un sorrisetto. Rafe si trattenne dal ridere ed entrambi seguirono James e Tom verso la stradina.
«Siete una ragazza scherzosa, miss Milton» commentò Tom, affiancandola. Lei non si mostrò turbata dalla sua vicinanza, ma notò l'irrigidimento di Rafe. Cercò di lanciargli una rapida occhiata rassicurante.
«Mi piace cogliere l'ironia in ogni cosa, signore» rispose, atona.
«Già, anche a me.»
«Mi fa davvero piacere, signore» disse lei, deglutendo.
Tom si chinò verso il suo orecchio e lei, istintivamente, si avvicinò un po' di più a Rafe.
«Vi metto a disagio?»
La stava provocando?
«Credo che la signorina stia cercando di capire che tipo di posto sia questo, più che altro» si intromise gelido Rafe.
La giovane guardò prima uno, poi l'altro, e annuì. Avrebbe voluto stringersi completamente a lui, ma sapeva che, nelle sue condizioni, le era impossibile. E proibito. E… Doveva ricordarsi che aveva un promesso sposo che l'attendeva in Nevada. Pensare a qualcun altro, baciare qualcun'altro, sarebbe significato tradirlo.
Cosa che, comunque, doveva ammettere di aver già fatto.
Si riscosse dalle sue assurde, e colpevoli, divagazioni mentali e portò lo sguardo su James, che gli stava facendo strada verso l'imbocco di un piccolo villaggio. Il fogliame si era via via diradato e ora c'era solo qualche cespuglio a far da contorno alle poche abitazioni. Sopra di loro, il sole gettava un manto rovente che rendeva aride le gole.
«Un ranch» osservò Rafe piegando un angolo della bocca. Il ricordo di quando, da bambino, anche lui vi aveva vissuto lo colse, inducendolo a sorridere. Gli era sempre piaciuta l'aria di campagna; profumava di libertà, e lui ne aveva sempre avuto tanto bisogno.
«Lo possedete voi?»
James annuì, guardando sua figlia che correva in casa. La treccia bionda ondeggiò dietro le sue spalle e sparì all'interno. «La mia povera Abby è morta lasciando i suoi abiti a Kate, ma lei non li userebbe mai e poi è ancora troppo piccola. Forse vostra moglie può farne buon uso.»
Helena sussultò, paralizzata da quelle parole. Se fosse davvero potuta diventare la moglie di Rafe… No.
«La signorina Milton non è mia moglie» spiegò Rafe, senza ombra di turbamento. Helena, però, capì chiaramente che l'argomento lo rendeva estremamente nervoso.
James gli assestò una pacca sulla spalla. «Ah, no? Allora è vostra sorella?»
«Nemmeno.»
«Un'amica?»
«Una conoscente» tagliò corto Rafe.
James scrollò le spalle e allargò le braccia, giungendo infine all'ingresso della casa. Dietro di essa, non molto lontano, Helena scorse una stalla e captò i suoni degli animali. Cavalli, probabilmente, e maiali, pecore… Dio, non avrebbe mai pensato che durante un viaggio così faticoso avrebbe trovato tanto ben di Dio. Erano stati fortunati.
«Entrate, prego. Tom, tu puoi andare.»
James concedò l'uomo con un cenno della mano e questi rimase impassibile qualche istante, l'attenzione rivolta alla folta chioma rossa di Helena. «Tom? Non farti venire strane idee, mi sono spiegato?» lo ammonì James, dopo che Rafe ed Helena furono entrati in casa.
«Hai sbagliato a ospitarli, vecchio James» replicò Tom, scuotendo la testa. «Non sentivo il profumo di una donna come quella da anni. Hai sbagliato» continuò a ripetere fino a quando non si decise a girare i tacchi e allontanarsi sotto il sole di quel mezzogiorno. James, dal canto suo, sperò che Tom Gordon avesse finalmente deciso di mettere la testa a posto. Ma i continui sguardi che aveva rivolto alla signorina Milton erano, purtroppo, segno inequivocabile di desiderio.
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- IN REVISIONE - Cuore selvaggio
RomanceHelena Burren non sa nulla del mondo al di fuori del palazzo in cui è sempre vissuta. Così, quando, dopo la morte di suo padre, sua zia la informa che il vecchio l'aveva promessa in sposa ad un ricco aristocratico lontano dalla sua terra, il Devonsh...
