7. Troppo vicino

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Helena non si rese conto del tempo che impiegarono per raggiungere la foresta. Era stata troppo impegnata a cercare di decifrare il brusco atteggiamento di Rafe, domandandosi cosa lo avesse portato a trattarla in modo tanto orribile. D'accordo, era un uomo strano, arrogante e scontroso, ma le era sembrato che la sera precedente ci fosse stata una sorta di intesa tra loro, ed Helena non riusciva a comprendere quel drastico cambio di umore.

Alzò gli occhi al cielo. Non c'erano nubi, il panorama era piacevole. Si erano lasciati la città alle spalle ormai da svariato tempo e, in un certo senso, le mancava. Le mancava la civiltà, e non poteva nemmeno più contare sulle conversazioni con Rafe, perché Rafe si era dimostrato un incivile. Incontrarono file di tronchi scuri, immergendosi nella vasta varietà di fogliame che li proteggevano formando una grossa tenda. Sopra di loro, tra i rami, faceva capolino una sottile striscia di cielo azzurro. Era il tipo di cielo che Helena amava, uno di quei cieli estivi che toglievano il fiato. Si lasciò sfuggire un sorriso. Rafe cavalcava ben distante da lei, più avanti, e non si era mai girato per controllare come stesse. Una fitta di delusione l'aveva assalita, ma poi si era detta che in fondo non c'era motivo per desiderare il suo sguardo e la sua voce.

Avrebbe voluto chiamarlo, però. Il silenzio di quella giornata stava diventando insopportabile.

— Che cosa mangeremo?» gridò premendo più a fondo i calcagni contro i fianchi del suo stallone. Si era rivelato un vero tesoro, quell'animale, nonostante gli avvertimenti dell'uomo.

Rafe non diede segno di averla sentita, e allora lei aumentò l'andatura e lo affiancò.

«Io capisco che voi siate in collera con me, per una ragione a me sconosciuta. Ma potreste cercare di comportarvi da persona civile e rispondermi.»
«Non sono in collera con voi. Mangeremo per lo più carne essiccata e quello che troveremo nella foresta.»
«Carne secca? Non mangerò carne secca, signor Ellington!»

Rafe le lanciò un'occhiata contrariata. «E invece lo farete, se volete sopravvivere. Al crepuscolo ci accamperemo.»

Helena pensò che sarebbe stato meglio non rispondere. Per tutti i santi, doveva pur esserci un ristorante, lì da qualche parte…
Scacciò quel pensiero quasi subito, ripromettendosi di tenere per sé i commenti infantili. Doveva tenere duro, stringere i denti, come le aveva insegnato suo padre. Doveva dimostrargli che era forte abbastanza da sopravvivere senza di lui, senza aver bisogno di lui. Lei non aveva bisogno di nessuno. Tantomeno di un arrogante come Rafe Ellington. Eppure tentò comunque di portare avanti la conversazione. Una piccola e profonda parte di lei sapeva di aver bisogno di lui.

«Potete parlarmi un po' di voi? Mi sto annoiando da morire.»
«No» fu la risposta secca di Rafe. Aumentando l'andatura, la superò e se la lasciò alle spalle. Lei avrebbe dato qualunque cosa pur di scoprire il motivo di quel suo atteggiamento. Non che le importasse troppo, dopotutto, ma pretendeva un minimo di rispetto. In fondo Rafe Ellington era pagato per scortarla e quindi anche per obbedire ai suoi desideri… più o meno.

Spronando il cavallo al galoppo, e dandogli così modo di vedere che era perfettamente in grado di cavalcare, Helena lo raggiunse di nuovo.

«Quanti anni avete?» gli domandò abbozzando un sorriso. «Io ne compirò venti tra dodici giorni.»
«Ventisette.»
«Uhm, ve ne avrei dati di più» commentò lei.
«Non ho chiesto un vostro parere sulla mia età.»
Il tono di Rafe era piatto, mentre guardava dritto davanti a sé. Helena non si lasciò scoraggiare.

«La vostra famiglia? Dove vive?»
«Non ho una famiglia.»
«Dovrete pur essere nato da qualcuno.»
«Mia madre mi ha abbandonato poco dopo avermi partorito. Mia padre è morto.»
«Mi dispiace. Anche il mio.»

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