Helena scalciò furiosamente, voltando la testa da una parte all'altra per cercare di schivare ancora quel bacio, ma Tom la teneva stretta, le imprigionava il mento.
«La prossima volta non sbaglierò la mira, mi hai sentito?» ringhiò. Graffiandogli inutilmente il petto, lei cercò di riprendere fiato, la gola bloccata dal terrore. E poi, all'improvviso, Tom non ci fu più. Helena perse l'equilibrio, stordita da un grido ruvido che sarebbe potuto assomigliare al rumore di unghie che grattano carta vetrata. Rafe aveva afferrato Tom per il collo e ora le sue grosse mani gli stringevano la gola, premendo con violenza sul pomo d'Adamo. Tom cercò di liberarsi, furioso, ma non poté nulla contro la stretta di Rafe. Il suo viso cominciò a perdere colore, divenne bianco come la cenere, mentre tutti i suoi tentativi di dimenarsi si facevano più flebili. Gli occhi gli si rovesciarono all'indietro.
«Lascialo!» gridò Helena. «Lo stai ammazzando!»
Rafe premeva sulla gola di Tom con la furia di un animale che si accanisce sulla sua preda; sul dorso delle sue mani, grosse vene sembravano voler bucare la pelle abbronzata.
«Figlio di puttana» sibilò, lasciando andare l'uomo con uno spintone. Tom crollò sulla schiena, ansimando e tossendo preda di violenti spasmi. Rafe restò immobile a guardarlo contorcersi, nudo dalla cintola in giù, con il viso scavato dalla rabbia. Tom, che a stento si stava rimettendo in piedi, raccolse i suoi pantaloni e si massaggiò il collo, gli occhi lacrimanti e arrossati. Rafe estrasse la pistola dalla fondina e gliela puntò al centro degli occhi, parlando con tono pacato ma minaccioso. «Se ti azzardi ancora a toccarla, io ti ammazzo. È una promessa. E adesso sparisci.»
Tom venne brutalmente spinto fuori dalla grotta, inciampò e ricadde all'indietro, mentre Rafe raccoglieva la pistola che l'altro aveva dimenticato e se la infilava nella fondina. Tutto il corpo di Helena era scosso da una violenta pelle d'oca. Il silenzio calò fra loro. Rafe ora dominava la scena, come se ogni cosa fosse diventata minuscola al suo cospetto. La paura, in Helena, fu più forte della gratitudine. L'aveva quasi ucciso. Rafe era capace di uccidere. Il terrore sul suo viso doveva essere evidente, perché lui allargò le braccia e la affrontò senza intenzione di scusarsi.
«Ti aspettavi che facessi qualcos'altro? Stava cercando di violentarti.»
«Non glielo avrei permesso.» La voce le tremava.
Lui le puntò addosso un paio di occhi ruvidi.
«Sei così ingenua, Helena. Che cosa diavolo pensi che avresti potuto fare contro uno come lui? Ti avrebbe stritolata senza battere ciglio, e tu lo avresti lasciato fare.»
A lei sembrò di cogliere la collera, dentro quella voce profonda; perché era arrabbiato con lei? Perché gli aveva disobbedito, ecco perché. Perché aveva messo a rischio la propria vita per la sua sete di libertà. Rafe aveva ragione ad essere in collera.
Helena gli si avvicinò piano, abbassando lo sguardo.
«Mi dispiace di essere stata tanto sciocca.»
«Mio Dio, Helena, se non fossi arrivato in tempo l'avrei ammazzato.» Le parole erano state già pronunciate prima che lui potesse richiamarle indietro. Quando aveva sentito l'urlo di Helena dal folto degli alberi, quando aveva sentito lo sparo, quando aveva visto Tom intrappolarla sopra di sé con quelle sue mani sporche, Rafe aveva percepito il fuoco dell'odio ardere violento all'interno del suo cuore. Era stata una forza brutale e inconcepibile che lo aveva spinto a gettarsi su di lui con l'impeto di un guerriero in battaglia, dimenticando ogni cosa all'infuori del desiderio di ucciderlo, di allontanarlo da lei. Perché lei era sua, non di Tom, né di Bayard Mellins... E ormai non poteva più negare ciò che voleva, ciò che provava per Helena.
«Tu non sei un assassino» sussurrò lei circondandogli i fianchi con le mani. Il calore di quel tocco fece traboccare il cuore di Rafe di un desiderio che bruciava, e bruciava ancora, più delle fiamme dell'Inferno.
«No, non lo sono.»
«Andiamo a casa, Rafe.» Helena lo prese per mano e cercò di condurlo fuori, ma lui la trattenne con forza.
«È questo che vuoi, Helena? Andare a casa?» Il respiro era basso e profondo.
Lei annuì. «È stato un duro colpo, mi sono spaventata così tanto e... »
«Davvero?» Helena sollevò il mento. Non avrebbe mai avuto il coraggio di esprimere ciò che sentiva ad alta voce. Sentì le viscere contorcersi per la tensione.
«Davvero? Vuoi andare a casa?» ripeté Rafe, fissandola dritto negli occhi, senza lasciarle la mano. Il cuore di Helena smise di battere per un istante. Lui sapeva. L'avrebbe costretta a dirlo?
La voce uscì roca dalla sua gola. «No.»
Rafe strinse di più la sua mano. «Allora che cos'è che vuoi?»
Questa volta, e fu la prima volta nella sua vita, Helena non si lasciò scoraggiare. Rafe lo sapeva. Sapeva già tutto.
«Voglio te.»
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- IN REVISIONE - Cuore selvaggio
RomanceHelena Burren non sa nulla del mondo al di fuori del palazzo in cui è sempre vissuta. Così, quando, dopo la morte di suo padre, sua zia la informa che il vecchio l'aveva promessa in sposa ad un ricco aristocratico lontano dalla sua terra, il Devonsh...
