Chapter sixteen

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«and if she is in your life, you must know she believes you're a battle worth fighting».

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Taehyung non si dava pace. Al suo risveglio, dopo la notte in cui lui e Mi-Young avevano rivelato le loro vere identità, la ragazza non era più al suo fianco. Aveva pensato che ella era tornata al castello, ma no, non era neanche lí. A quel punto Taehyung si era dato da fare egli stesso per cercarla, ordinando a tutte le sue guardie di perlustrare il paese in lungo e in largo. Non sarebbe potuta andare troppo lontano. Quei pochi giorni di ricerche però, non portarono a niente e per questo Taehyung si era deciso ad uscire dai confini di Baekje per cercarla in posti limitrofi e mettersi in contatto con il re di Silla. Sarebbe andato in capo al mondo per lei, per la sua principessa. Ma proprio quando era pronto per partire, era arrivata la dichiarazione di guerra da parte del re Jumong che nel frattempo si era alleato contro il re di Goguryeo. Era confuso da ciò, una dichiarazione di guerra per aver rapito la figlia del re, quando lui non era manco il colpevole. In realtà, il re di Baekje aveva inviato una lettera in cui spiegava che non era stato Taehyung, ne' nessuno dei suoi uomini a commettere il reato, ma il re di Silla non aveva voluto ascoltare, inviando una pattuglia alle porte di Baekje. E cosí, Taehyung era rimasto chiuso all'interno del suo paese, con una guerra da tenere a bada e la persona amata ancora persa lí fuori. Avrebbe disobbedito al padre pur di andare a cercare Mi-Young, ma la pattuglia di Baekje l'avrebbe fatto fuori. Lui contro un intero esercito, sarebbe morto sicuro.

«figliolo» parlò il re di Baekje «purtroppo non si può fare niente per evitare questa guerra. E per quanto io odi ammetterlo, tu sarai costretto a parteciparci come capo dell'esercito»
Taehyung sospirò, non perchè non voleva andare in guerra o per paura, piuttosto perchè l'idea di andare in guerra con il regno di Mi-Young non gli convinceva. Sarebbe stato come andare in guerra contro di lei. Mi-Young... chissà dov'era in quel momento. Taehyung non faceva altro che sperare che stesse bene, che non le avessero fatto del male e che l'avesse rivista al piú presto. Gli mancava la sua principessa.

«sono consapevole dei miei doveri» annunciò lui, di fronte a suo padre, il quale annuí semplicemente. A quel punto, il ragazzo fece un breve inchino per poi girarsi e lasciare la stanza. Era buio fuori, era notte ormai e Taehyung si diresse verso la sua stanza. Si sfilò gli abiti, preparando le sue vesti per andare a letto. O meglio, cercare di dormire, dato che quei troppi pensieri gli tormentavano la mente. Improvvisamente sentí un rumore. Allarmato, si mise sull'attenti e, quando si girò di spalle, vide sul suo balcone un ragazzo, basso e minuto dai capelli neri che splendevano al chiarore della luna. Impugnò la strada e la estrasse, puntandola contro il giovane. Il ragazzo dai capelli neri fece un passo verso di lui, mantenendo la calma. «chi sei tu? Esci di qui se non vuoi finire male» minacciò Taehyung. Era giá troppo nervoso e afflitto per preoccuparsi di altri avversari.

«metti giù quella spada» parlò informalmente il moro «il mio nome è Park Jimin. Sono qui in missione, ti porto un messaggio»

«da parte di chi?» chiese Taehyung, ancora con la spada dritta davanti a sé.

«Mi-Young»

Taehyung spalancò gli occhi a sentire il suo nome. «sei stato tu a rapirla? ti ammazzo» furioso si avventò su Jimin, il quale si scansò con agilità, allontanandosi velocemente.

«non voglio guai, voglio solo finire il mio compito. Quindi stammi ad ascoltare adesso» affermò Jimin, mettendo le mani nelle sue tasche.

«come faccio a fidarmi di te?» blaterò Taehyung.

«lei mi ha detto di mostrarti una cosa nel caso tu non mi avessi creduto» uscí la mano dalla tasca, estraendo la maschera bianca e mostrandola al principe, la quale bocca si era leggermente aperta e i nervi calmati. «quindi adesso mi credi?» accennò un sorrisino Jimin. Taehyung non rispose, abbassò solamente la spada e Jimin ne approfittò per passargli un piccolo foglietto di carta che Mi-Young aveva chiesto di fargli recapitare. Non appena Taehyung lo iniziò a leggere, la sua espressione sul viso cambiò e un leggero sorriso apparve sulle sue labbra.

Taehyung,

se stai leggendo questa lettera è perchè ho davvero trovato un modo per raggiungerti. Ti informo che io sto bene, sono salva, a Silla. Non so ancora chi mi abbia rapita, ma ho una mezza idea. Quando ne sarò certa, ti farò sapere tutto. Mio padre è ancora convinto che sia stato tu a farmi rapire, nonostante io glielo ripeta ogni giorno che tu non c'entri niente. È colpa mia, se non me ne fossi andata dalla nostra baracca, non sarei stata rapita e probabilmente ora staremmo insieme. Mi dispiace. Cercherò di rimediare, di far cambiare idea a mio padre.
Spero di poterti incontrare al più presto, V.

Tua Young-ah.

Jimin guardava il ragazzo con aria impaziente, aspettando una risposta che poi avrebbe dovuto dare a Mi-Young. Allo stesso tempo era affascinato da come quei due erano fatti l'uno per l'altra. L'aveva capito dalle loro espressioni qualora il nome di uno veniva pronunciato davanti all'altro, dal sorriso che compariva sulle loro bocche e da come il loro corpo si rilassava automaticamente. Taehyung prese un foglietto e ci scrisse sopra una piccola annotazione, poi la porse a Jimin.

«ti prego, questo dallo a lei»
Jimin prese la lettera in mano, poi si avvió verso la finestra della stanza del principe.

«se hai problemi, posso farti uscire dalla porta principale» ammise il principe.

«preferisco fare a modo mio» affermò il moro, alzando una gamba per darsi uno slancio e saltare su un albero appena fuori dalla finestra. Poco prima di compiere l'azione però, si girò verso Taehyung.

«da ora in poi, sappi che sarò io il tuo unico contatto con la principessa» disse Jimin, passandosi una mano tra i capelli color corvino.

«ho intenzione di rimanere al suo cospetto e diventare il suo delatore e protettore» annunciò «affinchè voi due possiate finalmente ricongiungervi»

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