ISABELLE.
Se ne era andato. Proprio come era successa la volta precedente. Ci era riuscito, e io ci ero ricascata.
Le mie lacrime ormai avevano straripato sul mio viso, ma poco importava. Fortunatamente nessuno era accanto a me sul treno.
Cercai di distrarmi ascoltando della buona musica. Poggiai la testa sul vetro e mi incantai. A riportarmi sulla “Terra” fu un ragazzo. Mi scosse le spalle chiedendomi informazioni. Le mie cuffie caddero sui jeans, lasciando la musica accesa. Inclinai la mia testa come per domandargli se avesse bisogno di qualcosa.
“E’ questo il posto 118?”
Ma che domande sono? Non ci vede per caso? Okay,forse ho esagerato. Calma, Isabelle, non è giornata.
“Ehm,si. Accomodati” dissi spostando le mie borse.
Senza esitare posò il suo Mac portatile e le sue cuffie. Iniziò a digitare e a svolgere le sue attività come se non ci fossi.
Cominciai a curiosare con la coda dell’occhio: i suoi capelli erano tendenti al color miele, i suoi occhi color nocciolato. Era difficile trovare un ragazzo biondo con degli occhi marroni. Era cosi concentrato nei suoi lavoretti, che nemmeno se gli avessi fatto una foto con il flash se ne sarebbe accorto.
**
Mi addormentai, ma fortunatamente il biondo miele mi risvegliò:
“Mi sa che devi scendere..”disse sorridendomi.
Mi stropicciai gli occhi ancora umidi, guardai al di fuori del vetro e vidi che questa era la mia fermata.
“Grazie per avermi avvisata, avrei perso la fermata se non mi avessi svegliata” dissi prendendo la borsa e l’enorme valigia che conteneva quasi tutta l’intera casa.
“Ah figurati, è anche la mia fermata” disse facendomi un occhiolino.
Per un secondo mi ero dimenticata di Nick. Non potevo negarlo, quel ragazzo era tremendamente carino.
Mi allontanai sorridendogli. Chissà se lo avrei rincontrato.
Mentre mi addentravo nella Grande Mela, una voce affannata mi bloccò.
“Hey aspetta! Ti sei dimenticata il cellulare!”esclamò una voce affannata.
Il ragazzo biondo miele.
“Mio dio! Grazie mille, ancora!”dissi ridendo.
“Non è proprio giornata oggi,eh?”continuò sorridendo.
Scossi la testa.
“Posso chiederti dove stai andando?”
Ma per caso è un maniaco questo ragazzo? Mi inizia a far paura. Non rimaneva che rispondergli.
“Ehm in realtà dovrei andare verso Manhattan. Sto cercando una scuola di musica e dicono che lì ce ne sia proprio una”risposi confusa.
“Beh, io sono diretto lì quindi ti ci potrei accompagnare. Sempre se ti fidi di uno sconosciuto” sorrise.
Non accettare, non accettare, non accettare.
“Potresti davvero?”
Ecco, lo sapevo.
“Certo. Non vorrei che ti perdesti in questa enorme città..”
Spero non sia uno dei soliti leccaculo.
“Allora grazie, per quanto? La terza volta, forse?”continuai ridendo.
Durante il tragitto capii molte cose su quel ragazzo: non era certo il tipo che si montava la testa, proprio come avevo pensato io; simpatico? Tantissimo.
“Mi sono trasferito qui per continuare la mia passione …”
Dimmi che è la musica e ti sposo.
.. il calcio”continuò.
Va beh, poteva capitarmi peggio.
“Mia madre non approvava le mie scelte,cosi crescendo ho preso la mia decisione e me ne sono andato di casa”
Un ragazzo modello insomma. Ci vuole coraggio per andarsene da un giorno all’altro di casa.
“E non ti mancano i tuoi?”domandai.
Certo che anche io potevo scegliere una domanda più appropriata.
“Non molto, sinceramente. Loro non mi hanno mai sostenuto e quindi perché dovrei rimpiangerli?”disse facendo spallucce.
Sa quel che dice il ragazzo, insomma.
“Ma ora raccontami qualcosa di te..”disse mettendomi in soggezione.
Ecco, questa domanda è proprio quella a cui non volevo arrivare a rispondere. Cosi mi inventai una scusa.
“Mi hanno offerto una borsa di studio.”sorrisi.
Pinocchio mi fa un baffo.
“Suoni?”domandò.
Ma come faceva a sapere che suon..aspetta, aspetta, aspetta … giusto, ho la chitarra. La mia testa ormai si è fusa.
“Si, diciamo che me la cavo anche con il canto..”sorrisi.
“Forte! Magari se ci rincontriamo mi farai sentire qualche pezzo..”disse salutandomi.
“Allora ciao, e grazie ancora di tutto”dissi salutandolo mettendomi le mani in tasca.
“Figurati, a presto”disse voltandosi.
A presto. Non sapevo nemmeno il suo nome, come ci saremo potuti rivedere?
**
Era ormai sera, cosi mi diressi nella camera di albergo che mi ero prenotata. Sistemai tutte le mie cose e andai a dormire con la consapevolezza che domani sarebbe stato un giorno migliore. Sentivo già la mancanza di Nick, ma non avevo voglia di rimpiangerci sopra, volevo solo che tutto questo appartenesse ormai al passato.
SPAZIO AUTRICE:
SO CHE NON SCRIVO DA FORSE UN SECOLO, MA STANOTTE SOGNANDO, MI SONO VENUTO UN SACCO DI IDEE, COSI HO SCRITTO IL CAPITOLO. NON MI PIACE TANTISSIMO, MA I PROSSIMI SARANNO COLPI DI SCENA, QUINDI VI LASCIO IN FERMO COSI. COMMENTATE E FATEMI SAPERE SE PIACE O MENO :)
-Ele :)
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Promessi rivali
Teen Fictionlui: fragile e timido. Il suo mondo cosi chiuso lo porta ad una vita desolata, fino a quando non incontrerà lei.La sua personalità cosi opposta alla sua, solare e pronta sempre a tutto. Presto entrambi, capiranno di avere molte cose in comune, ma sa...
