Sequestrata «3»

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"Dichiarano scomparsa Bianca Walker, figlia dell'impresario Richard Walker da ieri notte dopo non averla trovata nella sua residenza a Las Vegas. La polizia sta ancora cercando i testimoni, ma sono scomparse anche le uniche persone che hanno viaggiato con lei..."; questa era la notizia del momento, la scomparsa di Bianca Walker, la scomparsa delle sue amiche, avrebbero tardato molto di più a cercare lei. Juan e i suoi amici lo avevano pianificato abbastanza bene.

Il sonnifero aveva fatto effetto in lei da quando erano partiti da Las Vegas. Non specificatamente in un aereo di prima classe, bensì con un'agenzia della quale lei non aveva mai sentito parlarne. Con minacce, alcuni rifiuti e pianti, Juan aveva fatto sì che Bianca non parlasse per tutto il viaggio. Che carattere aveva quella ragazza. Discuteva con lui tanto come poteva. Ogni volta che aveva l'opportunità, per caso non sentiva nemmeno un poco di paura con lui? Era diversa... molto diversa a chiunque altra. E questo era l'inquietante per lui, la diversa che era Bianca.

La prese dal braccio, dopo otto ore di viaggio, era la prima volta che la toccava. La sostenne fortemente, Bianca cedette solo. Lui mise le chiavi dell'appartamento nella serratura e procedette ad aprirlo. Fece entrare Bianca.

- Ti piace? - le chiese lui, riferendosi all'appartamento.

- No. - le rispose lei. Secca. E con un filo di voce. Immediatamente si addentrò di più al piccolo appartamento che Juan aveva ottenuto per i due.

- Pensavi che avrei comprato una suite solo per tenerti? - la vide entrare. Delicatamente posò i suoi occhi sui fianchi di lei, all'osservare il suo delizioso didietro, e si... forse pensava un poco... tutto ciò che avrebbe fatto con esso. Chiuse la porta dell'appartamento, solo lui sapeva come assicurarla se Bianca voleva scappare. Due lucchetti. Tre e dopo se ne fecero quattro. Una barra di sicurezza. E un'altra minaccia. - Credo che non devo tornare a ripeterti ciò che ti succederebbe se provi ad uscire, no?

Bianca non gli rispose nemmeno. Il suo corpo iniziava ad indebolirsi. Ora più che mai desiderava dormire. Il maledetto sonnifero di Juan, che lui aveva utilizzato nel suo fazzoletto, le aveva fatto effetto... o forse desiderava piangere un poco in qualche posto lontano, senza che lui potesse vederla.
- Ho bisogno di dormire... - gli confessò lei. Juan la guardò con la coda dell'occhio. Non è che gli importava davvero ciò di cui lei necessitava, la sua missione era solo tenerla e spendere tutto i soldi che poteva ottenere da lei, ma in un modo o nell'altro... volle tenerle conto.

- Non c'è posto. - le disse lui. Per la prima volta si permise di guardarla negli occhi. Anche Bianca lo fece.
- Questo non è un hotel bimba.

- Non ho bisogno di un letto, ho solo bisogno di dormire. - gli disse lei, ora con la voce debole. Cosa cazzo le succedeva? Si sentì subito peggio di prima. Rotta. L'ultima cosa che le mancava in quel momento era ammalarsi.

Juan ascoltò le sue ultime parole. Si addentrò nell'unica stanza che c'era in quel piccolo appartamento e appannò la porta così che Bianca non potesse osservare ciò che faceva lì dentro. Cacciò un paio di lenzuola e una grossa coperta per poi stenderla sul pavimento.

- Dormi qui. - le disse lui. Freddo. Come sempre. Bianca lo ascoltò e andò fino alla stanza nella quale si trovava Juan.
- Grazie... - sussurrò lei, sorpresa. Non si aspettava quel gesto da lui. Alzò lo sguardo, che bello che era... davvero...  le piaceva molto vedere i suoi occhi. Sebbene sembrasse una stupidaggine.

Lui annuì.

- Bianca... - mormorò lui. E lei ebbe un piccolo brivido all'udire il suo nome tra le sue labbra. Tanto che arrivò a farle rizzare la pelle. - non causare problemi capito? Non voglio averne con te. - le disse, prima di chiudere la porta della stanza. Con tutto questo non era riuscita a domandargli il suo nome, com'è che si chiamava? Ancora non lo sapeva. Ma dopo tutto non era risultato tanto male... osservò ciò che aveva fatto per lei per far sì che potesse dormire e le venne voglia di chiamarlo... domandargli il suo nome... rise di sè stessa all'udire le sue proprie fantasie.

Che cosa avrebbero detto le sue amiche di qualcosa come quello? Tornò a ridere. Ora si concentrò sui suoi vestiti. Non se li cambiava da ieri. Come odiava ciò. Tornò a guardare la porta della stanza, completamente chiusa... non avrebbe perso niente se si sarebbe cambiata stesso lì. Così si tolse i vestiti che portava dal giorno prima e si addentrò nel piccolo bagno che c'era nella stanza, collocandoli sul lavandino. Il suo grazioso pizzo restò allo scoperto, insieme con quelle graziose mutandine di seta che le rimarcavano molto bene i desiderabili fianchi e le natiche. Si tolse i tacchi, desiderosa di riposare finalmente... uscì dal bagno, dopo aver lavato come poté i suoi vestiti lasciandoli seccare e alla fine di ciò... si coricò sulle lenzuola che c'erano sul pavimento.

Però che bella che era... molto bella. Con tutto al suo posto. E se iniziava dalle gambe, finiva in un posto proibito che la sua lingua moriva per provare. Che cosa sarebbe successo se se la fosse mangiata ora? Juan provò a sopportare la voglia. Guardava tutto dalla porta. Per caso era uno stupido piano per arraparlo come mai nella sua vita? Rileccò le labbra, ora guardandole i seni, rotondi e succosi... desiderò tanto leccarli ora stesso, fino a farla gridare tanto forte come poteva, era la sua unica petizione. Farglielo. Tanto. Forte. Fortissimo. Mettere il suo membro tra quelle gambe deliziose. Farla godere fino a sentirle chiedere di più e ancora di più. "Chiudi la fottuta porta..." si disse a se stesso. Rendendosi conto dell'enorme erezione che ora adornava i suoi pantaloni con solo guardarla stesa su quelle lenzuola, con un intimo delizioso... 'e quanto avrebbe amato toglierglielo con i denti ora...' disse tra i suoi pensieri.

Oh merda... che dea. "Entra e scopala." gli disse il suo subconscio molto dentro di lui .

Juan chiuse e aprì gli occhi rapidamente, aveva bisogno di andarsene da quel posto prima che potesse terminare irriconoscibile con lei. Scopandola con tutte le forze dei suoi fianchi. Chiuse la porta discretamente. Accidenti, era arrapato e con la vista più appannata che mai, aveva bisogno di scopare, scopare forte con qualcuna, ora stesso. E non avrebbe sopportato la voglia.

Sequestrata #1.Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora