Chapter Twenty-three- Hidden

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Lo studio di Xavier è spazioso e le finestre lasciano entrare una gran quantità di luce

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Lo studio di Xavier è spazioso e le finestre lasciano entrare una gran quantità di luce. L'assenza di mobili mi fa venire i brividi visto che, l'ultima volta che sono stata qui, ne era piena.

Li ha distrutti.

Deglutisco a fatica mentre affianco a me Xavier seleziona i vari documenti, per urgenza e costo.

Indossa degli occhiali fini e rotondi, che gli scivolano leggermente sul naso dritto.

Guardo l'orologio attaccato al muro e, con un mugolio, mi muovo a disagio sulla sedia.

È passata un'ora e mezza da quando sono qui, ed ho bisogno di sgranchirmi le gambe. Eppure, non appena faccio per alzarmi, Xavier fissa i suoi occhi nei miei come se fosse in allerta, e non ho il coraggio di alzarmi.

Xavier gira la nuca verso di me, incurvando le sopracciglia verso l'alto, poi controlla l'orologio al suo polso e grugnisce, tornando poi a guardarmi.

"Vuoi fare un giro?" Mi domanda, leggermente esitante, posando la penna sulla scrivania.

Annuisco con vigore, sorridendo tra me e me. Lui sorride di rimando, scuotendo la nuca come se fossi una bambina.

Ci alziamo in sincronia, ed io ne approfitto per fare qualche passo avanti e indietro.

Xavier mi apre la porta, aspettando che io passi. Lo supero velocemente, senza però incamminarmi.

Ogni mio movimento è analizzato dai suoi occhi vigili, e la cosa mi mette a disagio.

"Andiamo." Mi incita, mentre si avvia a passo spedito per il corridoio.
Io assumo un passo lento, senza sforzarmi di raggiungerlo.

So che, non appena non mi vedrà al suo fianco, si fermerà facendolo sembrare come un atto casuale.

Ed è proprio ciò che fa, qualche secondo dopo.

Tengo comunque il mio passo lento, guardando fuori dalle grandi vetrate che ci sono affianco a noi.

Mi sento male al pensiero che Adrien è probabilmente lì fuori, al freddo e con le labbra viola, con la sua squadra di pattuglia.

Ogni volta, al suo ritorno, v'ero io ad aspettarlo in stanza con un panno bagnato in acqua calda ed una razione in più di cibo.

Lui mi guardava con rimprovero, sgridandomi perché non aveva bisogna anche della mia razione di cibo, poi me lo posava in grembo e mi diceva di mangiare, che a me ci doveva pensare lui e non il contrario.

Distolgo lo sguardo dalle vetrate, puntandolo su quello di Xavier che, taciturno, mi guarda. Ha lasciato che gli occhiali gli scivolassero quasi sino alla fine del naso, ed ora il suo sguardo sembra più profondo.

Gira poi improvvisamente, cambiando direzione verso la porta che riconosco essere l'uscita. Una parte di me si fa i complimenti perchè finalmente sto imparando a riconoscere i vari corridoi e le stanze.

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