Calibano

9 1 0
                                        

Il sole era ormai alto, illuminava Parigi di una luce stranamente scura e diffusa nell'aria rarefatta. A Brooke mancava il respiro e vedeva il mondo girare intorno a lei come se si trovasse su una trottola, che girava veloce quanto i pensieri che le invadevano la mente.
Perché Will non glielo aveva detto prima? Perché non gliene aveva parlato già al Café? Chloe, sua sorella, era viva. Avrebbe potuto rivederla, riabbracciarla dopo tanto tempo. Ma chissà quanti mesi sarebbero passati prima, quante cose avrebbe dovuto affrontare, e soprattutto non era davvero certa che l'avrebbe reincontrata prima o poi. E "l'organizzazione" di cui aveva parlato?
La testa le scoppiava, aveva gli occhi lucidi e le labbra si chiudevano e si aprivano a intermittenza, sempre sul punto di fare una delle tante domande che le affollavano la mente.
Will la guardava, come in attesa. In attesa che lei dicesse o facesse qualcosa. Ma lei stava muta e lui non ne poteva più di avere il fiato sospeso.
-Vorrai aprire l'agenda suppongo..- ipotizzò incerto dopo una manciata di minuti. Brooke  sfiorò il cristallo nero che portava al collo -Voglio mangiare qualcosa prima- rispose seccamente. Aveva fame e non sapeva come mai provava una certa rabbia verso il ragazzo. Così si misero in marcia.

"La Nuit Etoilé" era uno dei locali più sofisticati di tutta Parigi. Occupava un'intera palazzina ad un lato della Senna, ma era agibile solo il primo piano. Ospitava ogni genere di intellettuale e studioso. Era un ottimo posto dove parlare di affari, per uomini in giacca e cravatta, ma soprattutto era il ritrovo preferito dell'alta criminalità Parigina. Tra mafiosi, ricchi falsari e truffatori, burattinai d'ogni genere, assassini, ladri e perfino politici corrotti, c'era da perdere la testa. Ma di questo, ovviamente, i due ragazzi non avevano idea.

Nina aveva le lacrime agli occhi. Era andata al Café e aveva trovato solo un vecchio scorbutico e inquietante che aveva rifiutato di aiutarla e aveva borbottato qualcosa sull'aver perso una bambina. Poi aveva girato la città in lungo e in largo nella speranza disperata di trovare i due ragazzi e soprattutto quel dannato libriccino.
E ora se ne stava seduta sul marciapiede mentre teneva la testa tra le mani, cercando di spremerne fuori un'idea geniale. Se non li avesse trovati entro sera, probabilmente avrebbero visto il suo cadavere galleggiare nella Senna poco fuori città.
Forse adesso era un po' troppo macabra; Lauren si sarebbe limitata a farla sparire per sempre dalla faccia della terra, senza lasciare alcuna traccia. Nemmeno un pollice, o forse solo quello.
Ma ad un tratto, mentre l'aria Parigina sembrava farsi sempre più densa e irrespirabile a quel pensiero, ecco arrivare l'idea geniale in cui aveva tanto sperato.
Ma... No, non era poi così geniale. Avrebbe dovuto chiamare "Lui". E pensava all'essere più viscido e riprovevole che sia mai stato concepito. Una serpe dai mille occhi e orecchie, che striscia nella vita di ogni povero disperato sulla terra. Non lo vedeva da quando sua madre... Beh, da tanto insomma. Ma era l'unica possibilità che aveva se voleva rimanere tutta intera e con entrambi i pollici attaccati alle mani.

"La Nuit Etoilé", ecco dove passava il tempo quel vomitevole manipolatore. Nina dovette attraversare quasi mezza città per raggiungere il locale e arrivò a destinazione stremata. A dirla tutta, non dormiva da tre giorni o più. Ma si sarebbe riposata più tardi, ora aveva fretta. Entrò nel grande salone principale e ignorò un cameriere che le dava il benvenuto. Scivolò attraverso le tende argentee e turchesi di chiffon che pendevano dal soffitto, andava tanto veloce che sembrava fluttuare sopra il pavimento in quercia scura e i tappeti di velluto blu notte. Si muoveva rapida tra i fumi rosati provenienti dai diffusori e ignorava il forte odore di sigaro e il profumo dolciastro addosso ad alcune grasse signore. Infine scorse, seduto su un divanetto di seta perlaceo, il vampiro che cercava.
Sorseggiava tranquillamente un bicchiere di champagne e giocherellava con il suo coltello d'ebano: Calibano.
Pelato, dalla carnagione pallidissima e di una magrezza spaventosa, sembrava un grosso ragno albino con gli occhi d'un rosa latteo e i canini appuntiti. Non appena vide la ragazza sorrise maliziosamente e la invitò a sedersi. -Hai per caso attraversato mezza città? Sembri esausta.- commentò divertito. Nina sapeva che probabilmente l'aveva fatta seguire per tutto il tragitto. -Saprai anche perché sono qui suppongo- disse, tra un respiro affannoso e l'altro. Lui la osservò per un attimo -bel colore, è naturale?- chiese ironicamente riferendosi ai capelli arcobaleno di lei.
-È ovvio che so ciò che vuoi da me. Ammetto di essere notevolmente deluso... Non ti fai vedere per anni e poi ti materializzi di punto in bianco per chiedermi aiuto. Come se fossi così scontato.- Finse disapprovazione e poi rise di nuovo viscidamente. Nina replicò frettolosa -dimmi dov'è, poi non mi rivedrai più. Credi che mi faccia piacere vederti?-
Calibano s'intristì, o così parve, e poi ridacchiò sotto i baffi. Continuava a giocare con il suo coltello praticando forellini nella fodera del divanetto. -Eppure l'ultima volta è stato divertente e di gran lunga più interessante. - Mostrò i canini, maligno. -Come sta la mamma?-
Nina trattenne lacrime di rabbia e respirò profondamente. Prima che potesse ribattere, Calibano parlò. -Bambina mia... sembri così triste, tirati su di tanto in tanto. Comunque, non credere che Lauren non sapesse che mi avresti cercato. Mi ha detto di dirti che c'è stato un piccolo cambio di programma.- La ragazza si sporse in avanti incuriosita. Chissà se Lauren non l'avesse sollevata dal suo incarico. Quanto tempo aveva una volta uscita dal locale?
-Quanto piccolo?- chiese preoccupata. -Oh niente di che.. Ha solo deciso che non servi più a nulla.- rispose calmo Calibano. La ragazza balzò all'indietro, lui rise divertito. Aveva una risata stranamente piena e fredda allo stesso tempo. -Sciocchina, è ovvio che sei indispensabile. Solo che il tuo compito adesso è quello di stare appiccicata a quella ragazza e informarci di tutto quello che scopre. Ha l'agenda.- Nina era quasi più sorpresa di prima; Brooke e Will avevano trovato il registro? Beh, almeno lei sarebbe rimasta in vita un po' di più.
-Per quanto riguarda la sua posizione- Calibano bevve un sorso di champagne -potrai trovarla quattro tavoli più avanti, intenta a mangiare pain chocolat e sorseggiare un cappuccino.-
Nina doveva ammetterlo: per quanto fosse insopportabilmente viscido, quell'uomo era pieno di sorprese. Senza dire una parola, la ragazza si alzò e fece per andarsene. Calibano agitò mollemente una bianca mano ossuta. -Fatti vedere più spesso, Zuccherino. Dovresti ringraziarmi, i tuoi pollici hanno scampato un grave pericolo.- Sorrise e tornò al suo champagne.
Nina fece finta di non aver sentito, anche se un gelido brivido le corse lungo la spina dorsale.
Qualche tavolo più avanti, dopo esser passata di fianco ad un paio di sicari e ad una ricca filantropa, trovò Brooke e Will che sedevano l'uno davanti all'altra nel più completo silenzio.
-Vi sono mancata?- disse, comparendo all'improvviso da dietro un drappo di chiffon argenteo.

Il Gatto NeroDove le storie prendono vita. Scoprilo ora