22. Kevin

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Sentii un leggero tremolio sotto di me che mi diede non poco fastidio. 
Ancora mezza rimbambita e con gli occhi chiusi, tastai con la mano la superficie del materasso fino ad infilarla sotto la mia schiena, dove trovai il mio cellulare che ancora vibrava. Lo portai davanti a me e aprendo un solo occhio spensi l’allarme della sveglia.
Erano solo le sette, per quale motivo avrei dovuto svegliarmi?
Richiusi gli occhi e mi rannicchiai di nuovo su qualcosa che mi stava stringendo.
Toccai dei capelli, e solo dopo qualche istante realizzai che non fossero i miei.
Aprii di scatto gli occhi e trovai Luke abbracciato a me come una cozza.  Aveva la testa poggiata sul mio petto, le braccia attorno alla mia vita e le gambe incrociate alle mie.
Beh, forse l’ultima era colpa mia, dato che avevo questa strana abitudine, e dovevo sempre farlo quando qualcuno dormiva con me. Credo che centrasse qualcosa con il fatto di avere spesso i piedi freddi e cercavo constantemente di tenerli al caldo.
Luke.. la sveglia.. la scuola!
Accidenti perchè non l’avevo sentita prima?!
Mi alzai di scatto spostando il viso di Luke, che stava ancora dormendo beatamente. Lo scossi un paio di volte, ma la cosa non sembrò disturbarlo affatto.
Salii sopra di lui a cavalcioni, cominciando a scuoterlo con forza per le spalle.
“Luke! Luke cazzo svegliati!” Esclamai presa dal panico.
Non volevo assolutamente tardare a scuola, non so per quale strano motivo, ma mi sentivo in colpa quando mancavo a qualche lezione.
“Hm” mormorò non accennando la minima voglia di volersi svegliare.
“Luke sei un’idiota! Svegliati dobbiamo andare a scuola!” Urlai di nuovo agitandomi ancora di più.
Aprì di scatto gli occhi e si alzò solo con il busto, reggendosi con i gomiti. Si guardò intorno come a voler capire dove si stesse trovando, si stropicciò un’occhio con la mano e per un secondo mi fece anche tenerezza.
Sembrava Hamtaro.
“Ma che ore sono?” Domandò con la voce impastata dal sonno.
“Le sette!”
Mi guardò negli occhi, per poi far scorrere lo sguardo su tutto il mio corpo, e dopo una radiografia completa e dettagliata, si buttò di nuovo contro il cuscino.
“Jade è sabato. Il sabato non si va a scuola” mormorò tirandomi per una mano “dormiamo ancora un po’ dai”  continuò facendomi sdraiare di nuovo accanto a lui, chiudendo gli occhi.
“Oh” riuscii a dire.
Maledizione a me e alla mia pigrizia! Perchè diamine non avevo tolto la sveglia la sera prima?
“E per la tua incolumità, ti consiglio di non saltare più su di me in quel modo, sopratutto alla mattina.”
Risi, comprendendone subito il significato.
Già, mi ero dimenticata dei problemini che avevano i ragazzi la mattina.
Alzò il lenzuolo fin sopra alle nostre teste e mi abbraciò, tornando a dormire.
Sorrisi nel vederlo così sereno, mi faceva una tenerezza pazzesca.
Dio, mi sarei potuta sciogliere da un momento all’altro.
“Smettila di fissarmi” mormorò infilando il viso nell’incavo del mio collo.
Come cazzo sapeva che lo stavo fissando se aveva gli occhi chiusi!?
Lasciai perdere chiudendo a mia volta gli occhi, mentre i ricordi della sera precedente riaffioravano nella mia mente.
Era stato bello, anzi, era stato bellissimo.
Avevamo parlato un po’ di tutto, di Michael e la sua scemenza, del fatto che ammirava Calum tanto da sentirlo come un fratello, del compito di matematica che la White ci avrebbe consegnato la settimana prossima, dei nomi che gli sarebbe piaciuto dare ai suoi figli in futuro – si, una cosa abbastanza strana detta da un ragazzo-.
Dopo di che si era addormentato, colsi l’occasione per fargli una foto, che guarda caso era diventata lo sfondo del mio cellulare. Oops!
Era stato bello sopratutto perchè avevo potuto conoscere un lato di lui di cui non tutti ne erano a conoscenza.
E apparte qualche bacio – molti a dire la verità- e qualche carezza, non aveva neanche provato ad andare oltre.
La cosa mi aveva fatto pensare parecchio, era perchè non ne aveva voglia, o perchè non ero abbastanza per lui?
Mi risvegliai circa due ore più tardi, quando sentii la porta d'ingresso sbattere. Mi alzai e dopo aver indossato la maglietta della sera prima, aprii la porta che avevo chiuso a chiave e scesi di sotto.
Entrai in cucina e notai subito il post-it giallo attaccato al frigorifero.

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