M.

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Magari solo per questa notte.

«È successo qualcosa.»

È quasi poetico trascinarsi come un cadavere ambulante fino al tavolo della mia Casa, per poi non essere salutata da Alice neanche con un misero ciao, ma essere invece accolta con una così mera constatazione. Non si è sbagliata, comunque: è successo davvero qualcosa.

Il Sole è sorto anche stamattina, la pioggia fine continua a battere insistentemente sulle finestre del Castello e anche oggi mi sono svegliata con un livido sul ginocchio di cui ignoro la causa. La riunione con i Prefetti prevista per la prossima settimana è stata anticipata di un'ora, la prima partita del Torneo di Gobbiglie è stata annullata per mancanza di partecipanti e si è sparsa la voce che la professoressa di Aritmanzia farà un test a sorpresa verso la fine della settimana. Quindi sì, direi che effettivamente sono successe parecchie cose.

«Buongiorno anche a te, Alice.» dico sarcasticamente, prendendo posto accanto a lei e facendo il possibile per non incrociare il suo sguardo.

«Al diavolo il buongiorno.» continua imperterrita con aria pensosa, mentre percepisco il costante peso dei suoi occhi su di me. «Ribadisco, qui è successo qualcosa.»

«Cosa vuoi che sia successo?» domando con un'ostentata disinvoltura che non mi appartiene, per poi prendermi mentalmente a schiaffi.

Perché non è che sia successo qualcosa. È successa La Cosa, vale a dire il mondo che mi crolla inesorabilmente addosso e ogni mia certezza che si sgretola come se fosse fatta di neve.

«Non lo so, ma è una legge universale quella secondo cui ogni volta che io e Frank saltiamo una festa succede qualcosa di epico o potenzialmente mortale. Ti ricordi l'anno scorso, quando i due Tassorosso del settimo si sono sfidati a chi riuscisse a bere più Firewhisky in un minuto, uno di loro è collassato sul pavimento e non riuscivamo più a svegl-»

«Buongiorno, raggi di sole!» trilla Marlene con entusiasmo, interrompendo Alice e prendendo posto di fronte a noi insieme a Mary. «Stavamo giusto facendo il punto della situazione e ci siamo ricordate di non avere ancora detto ad Alice quanto era orribile il vestito che Angie Nott aveva ieri sera.»

«Fatemi indovinare...gonna a pois?»

«Bianchi e rossi.» specifica Mary con una smorfia. «Quella ragazza è così anni Sessanta.»

In una situazione normale probabilmente sarei intervenuta nel discorso in difesa di Angie, perché a mio parere quel vestito le stava davvero benissimo, se non fosse che il mio istinto ha scelto come Obiettivo Numero Uno della giornata quello di imparare a mimetizzarmi, per attirare meno attenzione possibile sulla sottoscritta e diventare sufficientemente trasparente da far sparire questo mio terribile senso di disagio.

«Dopo mi racconterete tutti i dettagli, adesso sto cercando di riflettere.» confessa Alice, dando un morso alla sua ciambella e cominciando a parlare a bocca piena. «C'è ancora qualcosa che non mi torna. E perché tu sei così silenziosa, Lils?»

«Si starà rimproverando mentalmente per essere stata tanto ottusa in questi sette anni, ecco perché.» replica Mary con un sorriso consapevole.

Aggrotto la fronte alla sua frase, staccando lentamente le labbra dalla mia tazza di caffè e arrischiandomi a guardarla.

«Cosa vorresti dire?»

«Ieri è andato tutto bene con James, no?»

La prima domanda che sorge spontanea nella mente di Lily non appena le sue labbra toccano quelle di James è una sola.

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