Capitolo 9

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Sento un rumore sferragliante, metallico. Un fremito violento scuote il pavimento sotto i mie piedi. Il movimento improvviso mi fa cadere. Poi mi trascino all’indietro, a gattoni, con la fronte imperlata di sudore nonostante l’aria fredda. Batto la schiena contro una parete di metallo duro contro cui scivolo fino a incontrare l’angolo della stanza. Mi lascio cadere sul pavimento e tiro le gambe al petto, stringendole forte, nella speranza che gli occhi si abituino all’oscurità.

Con un altro scossone, la stanza sale di botto verso l’alto, come fosse un vecchio ascensore nel pozzo di una miniera. Suoni stridenti di catene e pulegge echeggiano nella stanza, come macchinari di una vecchia acciaieria, rimbombando tra le pareti come un cupo gemito metallico. L’ascensore buio sale, oscillando avanti e indietro, rivoltando il mio stomaco ormai inacidito dalla nausea. Poi mi sento pervadere i sensi da un odore di nafta bruciata che mi fa stare anche peggio. Lo stomaco si fa più pesante e gli intestini si torcono in uno spasimo atroce. Porto la mano tremante al volto chiedendomi se stia per vomitare… O per morire.

Pian piano quella sensazione svanisce, lasciando spazio all’emicrania. In pochi secondi si aggrava fino a diventare un peso intollerabile che emana lampi di rossa sofferenza dalla sommità della testa giù per il collo ad ogni pulsazione cardiaca. Luci incandescenti mi fanno lacrimare gli occhi, conficcando stiletti di dolore nella carne viva, proprio dietro i bulbi oculari. Trafitture nelle tempie. Ogni piccolo rumore fastidiosamente amplificato:  rumori normali fragorosi come colpi di martello pneumatico, rumori superiori al normale come strepitii intollerabili. Il dolore alla testa peggiora, fino a somigliare al cerchio di ferro dell’inquisitore che stringe… E stringe.

La stanza prosegue la sua oscillante ascesa. Passa molto tempo. I minuti diventano ore, anche se è impossibile dirlo con certezza, perché ogni secondo sembra durare in eterno. No, invece. So che le cose non stanno così: a lume di naso posso dire di essere in movimento al massimo da 10 minuti. Tutto è così confuso. In questo disordine mentale cerco comunque di trovare le risposte a due domande principali che mi sono sorte da quando ho ripreso conoscenza. La prima è: come ci sono finito qui? E la seconda è: cosa diamine mi aspetta fuori da questa stanza?

Non ho nemmeno il tempo di pensarci che l’ascensore comincia a rallentare la sua corsa. Con un cigolio e un tonfo sordo, la stanza smette di salire. Il cambiamento improvviso  mi sbalza dalla mia posizione accucciata e mi scaglia dall’altra parte della stanza, sul pavimento duro. Mi alzo in piedi annaspando e mi accorgo che la stanza oscilla sempre meno, fino a fermarsi. Cala un grande silenzio.

Passa un minuto. Ne passano due. Mi guardo in tutte le direzioni, ma vedo solo buio. Tasto di nuovo le pareti, in cerca di una via di uscita. Ma non trovo nulla, solo metallo freddo. Brontolo per la frustrazione e il mio gemito si diffonde nell’aria, come un funesto lamento di morte. Poi il lamento scema e torna a regnare il silenzio. Grido, chiamo aiuto, batto i pugni contro i muri.

Niente.

Torno di nuovo nell’angolo, incrocio le braccia e rabbrividisco, sentendo risalire la paura. Sento un tremito preoccupante nel petto, come se il mio cuore volesse fuggire, uscirmi dal corpo. Grido ancora e ogni parola mi scortica la gola.

Un rumore metallico secco, forte, risuona per la stanza. La luce squarcia la parete di fronte a me aprendo una linea dritta, che si allarga davanti ai miei occhi. Un suono acuto e stridente rivela una doppia porta scorrevole. Dopo tutto questo tempo passato al buio, la luce è come una pugnalata negli occhi. Distolgo lo sguardo, coprendomi il viso con entrambe le mani. Poi, costringo gli occhi ad adattarsi e li strizzo per rivolgere lo sguardo verso la parete di fronte a me.

La paura torna a invadermi il corpo.

Spazio autore
Buonasera giovani lettori, come state?
Anche oggi ho deciso di portarvi un capitolo soft per prepararvi al peggio.
Il prossimo mercoledì Reece dovrà tira fuori il meglio di sé.
Ora vi devo lasciare. Ahimè, ho ancora da studiare e mi sa che andrò per le lunghe.
Comunque, ci vediamo come sempre il prossimo mercoledì sera.
Un abbraccio,
Francy

Blind - Libro 1 [#Wattys2020] Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora