Quando esco di casa, il cordless smette di suonare. Mi lascio la porta alle spalle, alzo il cappuccio della felpa e comincio a camminare rasente al marciapiede. Il ticchettio della pioggia mi culla dolcemente, e sento le gocce d'acqua scivolare sul viso. Accelero il passo fino a raggiungere la pieve, passando accanto al Battistero. Continuo per altri duecento metri, finché non svolto l'angolo e mi ritrovo a vagare in un'area paragonabile a una delle terrazze panoramiche del Dipartimento Alfa. Da qui si può godere di una vista da sindrome di Stendhal; si vedono le piccole case di legno e pietra, coperte da un velo soffice di neve fresca, che emanano nuvole di vapore biancastro che si disperdono nell'aria. L'idea che al loro interno qualcuno si stia godendo il caldo provocato dal fuoco mi piace, perché fuori fa molto freddo e tira il vento.
Mi guardo attorno e, a mia sorpresa, individuo la sagoma di una ragazza che poggia i gomiti sulla balaustra sull'estremità della terrazza. Ha la testa tra le mani e sembrerebbe singhiozzare. La fisso. Ho i piedi saldati al terreno e il respiro accelerato. Cerco di focalizzarmi sui suoi lineamenti, sulla sua silhouette, per trovare qualche dettaglio. Sto facendo qualche passo silenzioso verso la sua direzione, quando riconosco i suoi gemiti. Una scossa elettrica mi percorre tutto il corpo. Katy.
Con un gesto d'impulso corro verso di lei, la prendo per un braccio e la stringo al petto. Sento le sue lacrime calde sulla mia maglietta fradicia e il suo profumo con note di rosa damascena stuzzicarmi il naso. Le metto una ciocca di capelli dietro l'orecchio e le mie dita ne accarezzano il bordo. Trattengo anch'io le lacrime.
«Andrà tutto bene, Katy», le sussurro cercando di mantenere un tono vellutato, ma alla fine la mia voce è flebile, fragile come un giglio. La sento ancora tremare. Aspetto che si calmi un attimo mentre la stringo ancora più forte a me, sempre di più.
«Non voglio perderti », mormora con un filo di voce. La sua paura diventa così incontenibile da debordare in tremiti del corpo. Sento stringere la sue mani intorno al mio collo e lentamente lascio che i battiti del suo cuore si regolarizzino. Faccio scivolare le mie dita sul suo mento e mi ritraggo per un istante indietro, il tempo di guardarla in faccia. I suoi occhi azzurri sono gonfi di lacrime e la sua pelle del colore della porcellana ne marca il rossore. Il suo viso sottile e delicato è incorniciato da capelli color dell'oro che le ricadano dolcemente sulle spalle. Il suo corpo è coperto da un vestitino lungo fino alle ginocchia, dello stesso colore delle maioliche azzurre che decorano le cucine di tutte le abitazioni del nostro Dipartimento.
«Io ci sarò sempre per te». E' una frase che le ho già ripetuto più volte per tranquillizzarla. Vorrei poterglielo giurare, farle credere che niente e nessuno sarà in grado di dividerci, ma purtroppo non sarò io a decidere il mio futuro. Senza accorgermene, mentre ripenso a quello che ho appena detto, poso il palmo della mano destra sulla sua guancia e con le dita comincio a disegnare degli archi immaginari sulla sua pelle, dalle sopracciglia tracciate a carboncino fino all'orecchio.
«E se domani ...», interrompe la frase a metà, senza la forza di continuare. A quel punto, stringo il suo volto tra le mie mani e la bacio, continuando con le dita a lambire le sue guance fradice di lacrime. Nella mia mente, un rosario di insulti rivolti ai Superiori vorrebbe prendere vita e, con questo, anche una sensazione omicida. A ripensare ai Superiori, rivedo le immagini di mio padre che lanciava loro le ingiurie più volgari mentre leggeva il giornale. A volte, quando finiva di dare una scorsa ad un articolo, capitava che si togliesse gli occhiali da presbite e mi guardasse dritto negli occhi per poi cominciare a raccontarmi qualcosina sul loro modo di governare e di amministrare i 4 Dipartimenti. Lui è una delle poche persone che ha capito come funziona il mondo.
Un giorno, quando avevo undici anni compiuti, Robert (mio padre) decise di parlarmi di una manifestazione nota come Cerimonia d' Estrazione, la quale si svolgeva ogni anno secondo una formula e un programma prestabilito e che coinvolgeva gli abitanti dei vari Dipartimenti. Secondo la tradizione, in origine l'Estrazione era conosciuta con il nome di Mietitura, un rituale noto per i suoi sacrifici umani. La Mietitura era seguita da feste di ringraziamento nella forma di orge rituali, la cui funzione era di rendere possibile, riattualizzando il caos mitico anteriore alla creazione, il rinnovamento del ciclo agricolo. Tali orge furono stigmatizzate da molti concili e, a poco a poco, vennero frenate e corrette in feste più accettabili dalla cristianità, anche se eccessi e sregolatezze continuarono sino ai primi decenni del nuovo millennio, in concomitanza con lo scoppio della pandemia.
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Blind - Libro 1 [#Wattys2020]
Fiksi IlmiahTrama: in un futuro post apocalittico ambientato in una società distopica, ogni anno vengono prelevati, tramite una cerimonia d'estrazione, alcuni ragazzi delle zone periferiche per essere scortati nella Capitale, luogo dove verranno a contatto con...
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