Capitolo 9

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Una volta giunta al piano di sotto, Tropical si trovò in un posto che si sarebbe potuto definire come la valle di lacrime e cuscini.

Tutta la sala era tappezzata da cuscini di ogni dimensione, molti dei quali ospitavano individui disperati che inveivano. I cartelloni annunciavano attività di ogni tipo, da gavettoni di lacrime a sfida di pianto a dirotto, a pittura con le piume di cuscini consunti. Tropical capiva di non appartenere a quel luogo, però si sentiva incuriosita dalla gara di maledizioni marittime.

Arctic la prese per il polso, trascinandola con sé verso un angolo dove si trovavano le sale pianto private e impedendole di capire del tutto la competizione in corso.
Giunsero così in un punto meno illuminato del resto della sala, dove, all'interno della tenda per il pianto, si trovava un uomo in pigiama e mascherina per dormire calata sugli occhi.

-Sì, sono io l'uomo che cercate, pimpante ragazza.- Tropical guardò Arctic con un'implicita domanda negli occhi "come faceva a sapere che..." - ho sviluppato altri sensi nelle cinque ore in cui sono stato qui, illuminato solo dalla luce della mia mente. Quindi no, non leggo nel pensiero, ma so prevedere le vostre domande. Sappiate che nonostante io stia monopolizzando la conversazione, all'interno della mia mente voi siete due giovani molto simpatici e premurosi e abbiamo fatto una bella chiacchierata sul perché mi trovo qui. Siete bravi ascoltatori, devo ammetterlo. Quindi siete qui per Stone Grey? Per sapere dove trovarlo? Sì che siete qui per quello, perché perdersi in convenevoli quando le risposte sono ovvie? In ogni caso, il ragazzo non viene qui molto spesso. Ho provato più volte a cercare di carpire il suo segreto per soffrire il meno possibile di distacco dalla madre patria e, vi dirò, non ci sono mai riuscito. Lui diceva di avere un suo metodo, assolutamente innovativo. Lo era sicuramente, dato che non aveva bisogno di noi poveri sciroccati.- Si interruppe solo per indicare l'esterno della tenda, dove alcuni individui bendati con mascherine per dormire stavano cercando di buttare giù una piñata, che proprio in quel momento si ruppe, rivelando come contenuto una pioggia di pacchetti di fazzoletti.
-Pensandoci, forse essere degli anarchici individualisti è la via per la guarigione. In ogni caso, tornando al discorso di prima, Stone è particolarmente difficile da trovare. Dovete volerlo. Io so di una formula che, se decodificata, può portarvi da lui. Se non mi sbaglio dovrebbe essere questa:
Spesso grigio come il mio nome
È l'oggetto del mio onore.
Una domanda: come?
Per scoprirlo servono ore.
Posso apparire all'improvviso
Ma difficile è scoprire il mio viso.
Serve solo un pegno per dimostrare
Che qualcuno mi vuole convocare.
O qualcosa del genere, insomma avete capito. Spero di esservi stato utile, ora siate così cortesi da lasciarmi finire la meditazione giornaliera. Chiudete la tenda quando uscite, è stato un vero piacere incontrarvi.-
Detto questo, si mise a gambe incrociate e iniziò a portare le mani congiunte al petto e ad allontanarle. Uscirono da lí al suo terzo respiro profondo, chiudendo le tende come se stessero calando un sipario. Era stato breve ma intenso.

Tornare al piano superiore fu un'impresa particolarmente ardua. Innanzitutto, Tropical era rimasta così impressionata dalle attività offerte, che provarne almeno una era diventata la sua nuova ossessione. Stava per lanciarsi nella perdita di tempo prescelta, quando una mano ferma la afferrò per il braccio.
-Cosa credi di fare?- le domandò un Arctic particolarmente contrariato.
- Mi sembra ovvio, sto per lanciarmi dallo scivolo di lacrime con un materasso- Tropical si riprese il braccio e incrociò gli arti in gesto di sfida.
-No, non stai per farlo. Meno stiamo in questo posto, meglio è.- Arctic sembrava al limite della pazienza, probabilmente da lì a poco l'avrebbe sollevata di peso per portarla via. Lei non voleva correre questo rischio. Stare tra le braccia di un ghiacciolo rischiava di risucchiare la sua essenza e voglia di vivere. Perciò si incendiò, contrariata. Che se ne andasse pure se era quello che voleva.
-Io resto qui. Un po' di celebrazione della sofferenza e di divertimento non hanno mai ucciso nessuno. Tu, però, potresti essere la prima vittima della gioia, basandosi su quello che comunica la tua espressione. Mi sa che sei allergico. Ah, pensa un po', non esiste nessun prodotto di Justfake da poter ordinare stavolta.- Poi gli sgusciò da sotto il braccio e si lanciò verso lo scivolo tanto agognato.

Prima che riuscisse ad arrivarci, però, si senti sollevare. "Ma che diavolo..." non fece neanche a tempo ad articolare queste parole nella sua mente, quando si accorse di non essere l'unica ad essere stata slanciata per aria. Arctic dava sfoggio della sua espressione più tetra, mentre un nerboruto lo teneva in orizzontale e urlava -I nostri Sovrani delle Lacrime del giorno!-

Tutti esplosero in esclamazioni gioiose. Volevano essere governati? Bene, lei li avrebbe accontentati. Attivò in un attimo la sua modalità da leader.
-Vorrei fare un discorso!- Urlò, riuscendo magicamente a farsi sentire in tutto quel baccano. Sapeva di essere pronta, lo era da tutta la vita. Finalmente avrebbe avuto una sua tribù di piccoli piromani infelici.

Il nerboruto corrucciò la fronte. -Niente discorsi. Buttiamoli nella Stanza dell'Abbandono!-

Tropical guardò Arctic, impallidendo improvvisamente. Lui sembrava solo a disagio. In fondo era un ragazzone di un metro e novanta e qualcuno lo stava tenendo nella stessa posizione di un poppante. Probabilmente il suo grado di virilità era appena scivolato giù da un pendio. O forse dallo scivolo delle lacrime.

I due vennero trasportati fino ad un'estremità della stanza. Poi Tropical si sentì precipitare e atterrò su una superficie sorprendentemente ristretta. Un tonfo vicino a lei le fece capire che non era più sola.

Erano appena finiti nella stanza dell'abbandono.

Time to dieDove le storie prendono vita. Scoprilo ora