Lake Sea Ocean sentiva il cuore ondeggiare impazzito nella sua cavità toracica. Finalmente avrebbe ricordato. Solo una porta variopinta la separava dalle memorie perdute che le avrebbero permesso di rimandare Black Death da dove era venuto. Nonostante in fondo alla sua coscienza risuonasse una nota stonata, in quel momento la soffocò. Per una volta voleva credere all'improbabile.
Abbassò la maniglia e scivolò con grazia all'interno della sala, lasciando che Mud la seguisse con la sua aura nera. Aveva provato di nascosto a spruzzargli addosso essenza di malva selvatica, ma non sembrava che avesse svolto il suo compito a dovere. Sea strinse le labbra con disapprovazione, ripromettendosi di elaborare una ricetta più potente non appena fosse stato possibile.
Si ritrovarono in una sala debolmente illuminata e del tutto priva di finestre. Degli archi rampanti sostenuti da colonne incorniciavano le pareti, una delle quali era occupata da un grande schermo. Di fronte ad essa erano state piazzate tre poltroncine reclinabili. Sea ignorò lo spaesamento di Mud e puntò decisa verso un tavolo posizionato nell'angolo estremo della stanza. Afferrò quello che Mud registrò essere un bracciale e lo indossò sul braccio sinistro. Poi si voltò con il sopracciglio destro sollevato a formare un'espressione interrogativa ed impaziente.
- Stai aspettando che Black Death ti chieda di uscire per caso?- Indicò il mobile con fare sbrigativo, comunicandogli la sua agitazione con il linguaggio del corpo. Si rendeva conto di essere stata vagamente acida, ma quando sperimentava tali gradazioni di ansia il sarcasmo le si riversava dall'organismo senza biglietto di ritorno. Non riuscì ad evitarlo, così si morse la lingua e si tenne occupata muovendo freneticamente il piede al ritmo accelerato del suo senso di colpa.
-Non credo di essere il suo tipo.- Affermò Mud apparentemente imperturbabile, avvicinandosi alla ragazza e fingendo di studiare il bracciale che lo attendeva impaziente. Anche lui si sentiva del tutto irrequieto, ma avrebbe preferito mettersi a ballare la samba seduta stante, piuttosto che ammetterlo o farlo trasparire in qualche modo. Era allergico a qualsiasi tipo di manifestazione delle sue emozioni, soprattutto se denotavano insicurezza o debolezza.
La sua frase strappò uno sbuffo divertito, estirpato a forza senza il permesso della proprietaria. L'immagine di Mud che arrossiva di fronte alle lusinghe e ad un mazzo di fiori, romanticamente offerti da Black Death, le si impose prepotentemente come proiezione mentale e la fece ridere istericamente. La sua calma marina era andata a disegnare cuoricini sulla sabbia, lasciandola in condizioni pietose e rendendola quasi irriconoscibile. Più le responsabilità le si appollaiavano sulle spalle, più la sua razionalità cercava di spiccare il volo.
Mud fu lo sfortunato testimone di tale episodio psicotico e, trovandosi totalmente impreparato di fronte a tanta irrazionalità, razionalmente dedusse che gli rimaneva solo una cosa da fare per calmare la ragazza: abbracciarla. Così la strinse per qualche secondo, cercando di infonderle del coraggio che non aveva, utilizzando gli ultimi rimasugli di calma del suo serbatoio ed entrando in riserva.
Il gesto giunse talmente inaspettato alla ragazza da ottenere l'effetto desiderato: Sea spalancò gli occhi e riavviò i suoi processi cerebrali. Si staccò dall'abbraccio dopo pochi istanti, imbarazzata per aver perso il controllo del suo timone mentale. Le sue guance si tinsero di un rosa tenue e, infilandosi le onde bionde dietro un orecchio, gli spiegò velocemente cosa avrebbe dovuto fare.
- Adesso devi infilare il bracciale sul lato sinistro, in modo da allinearlo col tuo battito cardiaco. Io sarò nell'altra stanza a estrapolare tre gocce di sudore e, una volta fatto ciò, i miei sforzi faranno comparire sullo schermo i ricordi che ci servono. Dovrai stare molto attento e riportarmi tutti i passaggi che ritieni rilevanti, questo è di assoluta importanza.- Sempre senza alzare lo sguardo indicò una porta che Mud non aveva ancora notato. - Io sarò lì dentro. Appena sei pronto premi il pulsante sulla poltrona che hai scelto.-
Si voltò, incamminandosi verso la sua meta. A metà strada, però, si fermò, dando l'impressione di voler dire qualcosa. Fu un attimo, poi scosse la testa e sparì nel passaggio, lasciando Mud con un punto di domanda lampeggiante tra le spie del suo cruscotto intellettivo.
Rimasto solo, si rigirò il bracciale tra le mani per qualche istante, cercando indizi sulla sua provenienza e sulla sua destinazione. Non ne trovò, perciò se lo infilò spazientito. Era anche dannatamente curioso di sapere in che modo avrebbero prelevato le tre gocce di sudore da Sea. Si mise come promemoria quello di chiederglielo, non appena fossero usciti da quel luogo ambiguo.
Inoltre, gli era sembrata così insicura e disorientata, poco prima, da farlo preoccupare sugli eventuali sforzi fisici o psicologici cui sarebbe stata sottoposta di lì a breve. Era una sensazione sconosciuta. Lui non si preoccupava per la gente, né la abbracciava se la vedeva in difficoltà. Cercò di grattarsi via quella sensazione estranea al suo essere, sentendola sulla pelle esattamente come orticaria o allergia.
Stanco di tutte quelle elucubrazioni su un ambito in cui non era specializzato, quello emotivo, si rassegnò e decise di accomodarsi sulla poltrona centrale. Alzò gli occhi al cielo, chiedendosi per la milionesima volta come fosse passato dal gustarsi i suoi cereali quella mattina, a trovarsi in un cinema mnemonico con focalizzazione sugli sforzi della gente. Ormai solo la vita gli avrebbe restituito delle risposte, anche se lo sapeva il diavolo in che forma sarebbero giunte.
Contò fino a tre, poi premette il tasto sul bracciolo.
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Time to die
FantasiQuesta è una storia misteriosa, a tratti incoerente ed inspiegabile, che non può essere definita. Ha una trama, ma è volubile: segue il vento e come esso si rivela impalpabile e sfuggente. O forse l'autrice semplicemente ama il melodramma. Le uni...
