1.9 - Inseguimento

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In sala sembrava fosse appena passato un uragano. I tavoli erano tutti ribaltati e ridotti in frantumi, mescolati al cibo riverso sul pavimento, tra i tovaglioli e i cocci di ceramica disseminati ovunque. L'unico sottofondo monotono che ancora si avvertiva proveniva dalla ventola che girava precaria sul soffitto, un attimo prima che precipitasse anch'essa al suolo.

«Ti ho deluso anche questa volta, mi dispiace...» Borbottava No. 89, mentre ripuliva i suoi pantaloni con l'amaro in bocca. Si era messo in serio pericolo nel tentativo di fare l'eroe in una situazione ben più grande di lui.

No. 2 lo trascinò fuori dal locale, senza ascoltare le sue inutili lamentele. Lo scenario esterno non era dei migliori: le auto sulla strada formavano un tappo sul viale, molte erano capovolte per gli incidenti e altre erano finite contro i palazzi e i lampioni.

«Oh, mio Turing...» Il ragazzo deglutì a fatica e distolse lo sguardo dal vicolo, pur di non pensare ai corpi maciullati dalla falce. Alcune delle vittime erano ancora vive, seppur agonizzanti, ma non c'era tempo per occuparsi di loro. «Non voglio pensare a quanti grattacapi avrà Matthew, domani mattina...!»

«Riesci a rintracciare la sua posizione?»

«Dovrei. Dopotutto, ha ancora il collare addosso.» Il ricercatore aprì una mappa virtuale di Whitebread con i suoi guanti bionici, navigando tra i pannelli olografici con gesti rapidi delle dita.

«Si è fermata nella piazza principale.» La posizione di No. 5 appariva come un puntino rosso lampeggiante. «Sei ancora arrabbiata con me, per caso?» La guardò un momento con occhi sconsolati.

«Andiamo.» Lei gli tappò la bocca con un sushi recuperato dal ristorante. I due proseguirono così il loro inseguimento. I vicoli erano impraticabili a causa dei veicoli distrutti che ostruivano la strada, perciò a No. 2 venne un'idea per accorciare le tappe.

«Ti aspetto su.» Saltò sulle auto e sui balconi, fino a raggiungere i tetti dei palazzi della città in poco tempo.

«Ma così non vale!» Sbottò il ragazzo. Girò attorno al palazzo e la raggiunse attraverso le scale di emergenza sul retro, una decina di minuti dopo.

Si affacciarono così sui tetti di Whitebread. Da quella posizione elevata, potevano ammirare l'intera città illuminata dalle luci arancioni, verdi e blu, che danzavano sull'orizzonte come stelle cadenti incantate. Le strade, spoglie e grigie durante il giorno, sembravano ora fili di luce incandescente, serpeggianti come vene luminose attraverso il tessuto urbano. Anche se non era una metropoli, la "città del pane bianco" appariva comunque vivace e ricca di vita vista dall'alto.

«È bellissima...» Gli occhi di No. 89 brillavano incantati, mentre scrutava il panorama mozzafiato che si estendeva di fronte a loro. Un mondo esterno che non aveva mai visto di persona, prima di quel giorno, si apriva in tutta la sua grandezza. Il destino del mondo veniva deciso proprio in quella città disgraziata, grazie al lavoro svolto dal Dipartimento di Ricerca e dal corpo di difesa.

«Dicono che prima del disastro, Whitebread sia stata una delle città più moderne del mondo.» Rivolse uno sguardo curioso verso la sua compagna. «A volte, mi domando se un giorno potrà tornare a essere la città di una volta.»

«Probabilmente... è sempre stata così.» La risposta di No. 2 fu un sussurro carico di amarezza. Riprese a camminare in direzione dell'obiettivo.

«La prossima volta, porta con te anche la tua spada.»

«Ti ricordo che noi due eravamo soltanto usciti a cena insieme!» No. 89 agitò le mani, permaloso. «Non pensavo mica che No. 5 arrivasse a disturbarci proprio stasera!»

«Sei sempre in missione. Anche quando esci con me. Soprattutto, quando esci con me.»

«Allora esco con un'altra, la prossima volta!»

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