«Oh, mio Turing...!» Le posate di No. 89 stridettero sul piatto, appena tutti i pezzi del puzzle si collegarono nel suo processore. «Credo di aver finalmente compreso la situazione!»
No. 2 si toccò la fronte con aria spazientita, seduta davanti a lui al tavolo della cucina. La vide mormorare qualcosa tra sé e sé a bassa voce, ma non riuscì a cogliere le parole. Si fermò a guardarla un attimo, incerto se continuare.
«Lo so che ti piacerebbe ascoltare qualcosa di diverso dalla missione, ma vedi...»
«Tranquillo.» Scosse il capo, lei. C'era un'ombra di imbarazzo nel suo tono. «Sarà solo la decima volta che ne parli...»
«Sempre meglio dei rumori qui intorno!» Cercò di alleggerire la tensione con una battuta, lui. «Anche se... ora che ci faccio caso, è da un po' che non ci infastidiscono...»
«A quello ci ho pensato io l'altro giorno.» Giocherellava con un coltello intanto l'altra. No. 89 si lasciò sfuggire un sorriso teso. Dal modo in cui lo impugnava, sembrava avere una mezza idea di come avesse risolto la questione con i vicini, ma decise di non chiedere dettagli. Non voleva guastare la serata, né provocare quella lama.
«Tornando al discorso, No. 5 ha finto di essere fuori gioco, si è fatta riparare dai tecnici e... appena è tornata in sesto, ha pensato bene di filarsela senza ridurre tutti in coriandoli. Non riesco però a capire come abbia fatto a eludere le telecamere senza che nessuno se ne sia accorto. Dici sia stata colpa mia di averci smanettato troppo sul sistema?»
«Ricordati di chiederglielo quando la rivedrai.» No. 2 raccolse i piatti con una calma glaciale e li sistemò nel lavello. «Domani è il gran giorno...» Si rivolse al calendario appeso al frigo. Lo fissò a lungo, come se cercasse di decifrare qualcosa tra le righe. «È davvero passato un mese così in fretta?»
«Parla per te!» Sbatté i pugni sul tavolo No. 89. «Li ho sentiti tutti quei giorni nella sala delle torture, invece! Per non parlare del via vai continuo che ho fatto da lì al tavolo di manutenzione! Credo che dentro di me non sia rimasto più nulla di originale, con tutti i pezzi di ricambio che mi hanno sostituito!»
No. 2 sospirò, mentre riponeva l'ultimo piatto pulito nella credenza. «Nessuno di noi è originale, No. 89...» Lo incalzò senza guardarlo. «Siamo solo una copia degli esseri umani.» Finalmente si voltò per dargli un'occhiata fugace. «È quello che dici sempre.»
Lui si grattò la nuca, un po' colto alla sprovvista. «Mi fa piacere sentirti parlare di più, da quando abbiamo iniziato a lavorare insieme.» Picchiettò le dita sulla superficie opaca del tavolo. «Voglio dire... prima stavi sempre zitta, e adesso scherzi persino con No. 87: l'hai quasi fatto cadere dalla sedia con quel "ciao"!»
Lei non rispose, ma rimase girata di spalle, a strizzare un asciugamano con una forza che gli fece alzare un sopracciglio.
«Anche quei tuoi... giramenti di testa sembrano diminuiti, o sbaglio?»
No. 2 gli scoccò una breve occhiata. «Ormai, quelli me li fai venire tu.»
«Sicura?»
«Parli talmente tanto che devo risponderti, pur di non sentirti blaterare di Matthew o del Dipartimento tutto il giorno.»
Lui sollevò le spalle, ma il sorriso che provò a fare gli uscì rigido. A un certo punto, scoppiò a ridere, così da mascherare il disagio e spezzare la tensione.
«Beh, direi che si è fatto tardi, No. 2.» Si alzò dal tavolo e si diresse verso l'uscio, titubante. «Senti, dato che domani dobbiamo presentarci assieme da Matthew, tu... cioè, io...» Le parole gli si impastavano in bocca, al momento di girare la maniglia del portone.
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Vertices
Ciencia Ficción2027, la Terra è unita sotto il segno di Vertex, un élite di luminari, chiamati Vertici, che decide le sorti del mondo per la popolazione. Il suo capo, il Vertice Principale Matthew, presenta la nuova generazione di automi, androidi ad alta fedeltà...
