«Ma perché devi andare da lui... di nuovo?» Si grattò una tempia No. 87. «Non dirmi che ne hai combinata un'altra delle tue!» Lanciò un'occhiata sospettosa alle telecamere appese in alto nel corridoio.
«Sarà la terza volta che faccio avanti e indietro dal suo ufficio.» No. 89 passeggiava al suo fianco con le mani in tasca e il capo abbassato. «Prima le telecamere, poi No. 5... e ora questa cavolata dell'aggiornamento che stanno facendo tutti.»
I loro scarponi scandivano un ritmo irregolare sul pavimento, man mano che si avvicinavano a una serie di porte chiuse, da cui provenivano deboli ronzii e qualche voce lontana.
«Mah... nemmeno io sono tanto convinto delle decisioni ai piani alti, lo sai?» Il più robusto dei due sbuffò, stiracchiandosi con le mani tozze intrecciate dietro la nuca. «Andiamo, stiamo parlando di una specie di demone che può piegare spazio e tempo col pensiero! Cosa vuoi che gli costi aprirci come scatolette?»
«Non è per Guy questo upgrade.» No. 89 fu schietto. Sfiorò la parete con una mano e chinò il capo, con occhi socchiusi e un tono riflessivo. «Avrà anche inserito le Unità Pensanti nei nostri circuiti, ma questo non cambia niente. Una volta attivati i nostri processori, nessuno può vedere cosa avviene dentro, nemmeno Vertex stessa. Ma questo è quello che ci hanno sempre detto... lo sai meglio di me che c'è sempre il modo di leggere ciò che è stato scritto.»
Un rumore improvviso fece eco nel corridoio: una porta che si chiudeva in lontananza. No. 87 si girò di scatto.
«Parli... di quello che penso io?»
«Qualcuno qui dentro deve aver scoperto il nostro punto debole...»
«Perché mai hanno pensato di sistemarlo proprio ora?»
«Non è questione di quando ci hanno pensato, No. 87, ma di chi ha finalmente avuto il coraggio di farlo.»
L'altro automa rallentò il passo e si lasciò superare dalla sua andatura frettolosa. «Sapevi che nessuno è mai riuscito a battere Oddest Prime a scacchi?»
«E questo cosa c'entra, adesso?» Sbatté un piede No. 89. Quell'epiteto infastidiva di più a lui che alla diretta interessata. «E smettila di chiamarla in quel modo! Ti ho detto centomila volte che lei si chiama No. 2!»
«Ah, scusami. Volevo dire... la tua ragazza.» Si schiarì la voce No. 87. «Perché non la sfidi, a proposito? Le attività di coppia rafforzano i legami affettivi e poi...»
No. 89 si voltò e gli tappò la bocca senza farlo finire. «Abbassa la voce! Quella ci sente meglio di Matthew!» Lo scosse appena per le spalle, anche se era difficile smuovere un corpo robusto come quello di suo fratello. Entrambi erano l'antitesi della discrezione.
«Sei tu quello che sta urlando in tutto il corridoio!» Mugugnò con le labbra coperte No. 87, prima di scorgere delle gambe accavallate spuntare da una sedia di fronte la porta dell'ufficio del Vertice.
«Parli del diavolo...!»
Il panico serrò la gola di No. 89, non appena riconobbe quelle gambe. Non la vedeva dall'ultima volta che si erano abbracciati. Perché anche lei era lì? Che fosse stata convocata per un'altra missione?
Dall'ufficio fece capolino la testa riccia del Vertice. Strinse la mano di No. 2, mentre lei chinò il capo in segno di rispetto.
«Sbaglio... o una volta ha tentato di staccargli la testa?»
«Non solo a lui...!»
«Ah, eccoli qui... i miei scassinatori preferiti!» Matthew si accorse subito dei due ragazzi, intenti a commentare in disparte. «Stavo giusto mandando il tuo capo reparto da te, No. 89, ma vedo che hai accorciato i tempi.» Quel viso mansueto era fin troppo preoccupante per i suoi gusti.
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Vertices
Ciencia Ficción2027, la Terra è unita sotto il segno di Vertex, un élite di luminari, chiamati Vertici, che decide le sorti del mondo per la popolazione. Il suo capo, il Vertice Principale Matthew, presenta la nuova generazione di automi, androidi ad alta fedeltà...
