Capitolo 16

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Hunter's POV

Mi sveglio e sono le due del pomeriggio. Scatto in piedi, perché mi ero impostato una sveglia alle dieci per andare a trovare Dana. Giusto per vedere come sta, vista l'influenza.
Mi passo una mano chiusa a pugno sugli occhi e cammino verso il bagno.
Apro la porta e rivedo un'immagine che ho già visto troppe, troppe volte.
Ho un déjà-vu.

Troy addormentato per terra, con la testa sul gabinetto.

«Oh dio...», sussurro. «Sveglia!», grido.

Ma non ricevo risposta.
Gli tiro un lieve calcio sul braccio, ma niente. Morto. Ha la bocca aperta e russa; il water puzza. Mi tappo il naso e tiro l'acqua.
Finalmente si sveglia.

«Principessa, esci dal bagno. Devo farmi la doccia.»
«Hunter ma che cazzo è successo?»
«Mi lavo e poi ti spiego tutto. Tu adesso vai sul letto, bevi un po' di acqua e mangia le patatine sul mio comodino.»
«Patatine?»
«Sono le due.»
«Le due?!», balza in piedi e perde l'equilibrio, quindi finisce per cadere.
Io rido. «È sabato, non avevi lezioni questa mattina. Tranquillo.»
«O-okay», si alza e si massaggia il sedere, uscendo dal bagno. «Non metterci troppo, non ricordo veramente nulla.»
«Sì, sì, okay. Ora, vai fuori!»

Chiudo la porta a chiave e mi spoglio.
Vado sotto al getto freddo della doccia e mi risveglio completamente.

Quando esco e mi avvolgo un asciugamano bianco intorno alla vita, mi guardo allo specchio. Sento gli occhi pizzicare un po', bruciano.
E ho persino dormito nove ore!
Sarei uno zombie se fossi rimasto sveglio fino ad adesso.
Prendo il phon e mi asciugo quanto posso, poi vado in camera e mi cambio.

Troy si è addormentato.
Sì, di nuovo.
È steso sul suo letto a pancia in giù, ha una mano dentro al pacchetto di patatine e la bocca è, come sempre, aperta. Russa molto forte, ed io decido di non svegliarlo. Gli racconterò le sue avventure di ieri sera, più tardi.

Dopo essermi infilato in una felpa blu notte, dei jeans neri e le stesse All Star di ieri, spruzzo un po' di colonia.
Mi sistemo i capelli e mi lavo i denti.
Prendo le chiavi ed esco velocemente dalla mia stanza. Ho bisogno di vedere Dana. Non so perché tanta urgenza, so solo che ne ho voglia.
Cammino per tutto il campus fino a giungere al dormitorio femminile.
I miei piedi sembrano conoscere la strada a memoria, come se l'avessero percorsa infinite volte. Invece, si sono fermati davanti alla porta di Dana solo due volte. E adesso, aggiungiamo la numero tre alla lista.

Busso piano, e ad aprirmi è la rossa.

«Sì?»
«C'è Dana?»
«È in bagno.»
«Okay, puoi dirle che sono qui fuori? La aspetto.»
«Sì, un attimo.», socchiude la porta ed io rimango in corridoio.

Cammino su e giù con le mani nelle tasche dei jeans, ed aspetto che Dana faccia la sua comparsa da quella porta. Vedo un ragazzo camminare nella mia direzione con il telefono in mano. Sta digitando qualcosa. Poi si ferma davanti alla porta di fianco a quella di Dana e Mandy, la fissa confuso e poi prosegue in avanti.
Si ferma di fianco a me e guarda la porta. Poi si volta e mi fa un sorriso di cortesia.

«Ti serve qualcosa?», chiedo.
«No, grazie. E a te?»
«Nemmeno.»

Mi sta sfidando.
Lo sento dal tono di voce.
Che non sia qui per Dana?
Spero di no.
Quella ragazza non può cadere così in basso per uno come lui. Non che io sappia chi sia o il suo nome, ma semplicemente non mi piace.
Ha una brutta polo e decisamente troppe lentiggini. Troppo magro.

Dana si affaccia, finalmente, alla porta. Ha un bellissimo sorriso vivo dipinto sul volto, ma si vede ancora bene che è ammalata.
Le scappa un colpo di tosse.

«Ciao Hunter... Oh, ciao?»
«Ciao Dana, sono Peter.», sorride lui.

Spunta Mandy e ridacchia compiaciuta alle spalle di Dana, poi applaude le mani un paio di volte.

«Peter! Sei venuto! Bravo», esclama la rossa. «Dana, lui è il ragazzo di ieri di cui ti ho parlato questa mattina. L'amico di Cody, ricordi?»
«Ah! Sì, certo che mi ricordo. Piacere, Dana... Ma già lo sai.»

Ma io cosa faccio qui?
Recito la parte della tappezzeria?

«Vi ho organizzato un piccolo appuntamento.», esordisce Mandy.

Se solo fossi un uomo, Mandy, ti strangolerei. Ma che problemi hai?
Vorrei tirare un calcio a questa stupida porta.
O semplicemente darne uno a "Peter".
Che nome stupido.

«Oh. Wow!», dice Dana.

Non riesco a decifrare la sua espressione. È felice? Confusa? Curiosa? Chi lo sa.
Non riesco a capire i suoi occhi se non guardano dritti nei miei.
Fissa Peter, e poi fissa me.
Perché adesso mi guardi dispiaciuta?
Non stiamo mica insieme.
Non mi devi spiegazioni.

Non ti piaccio neanche.
Non mi piaci neanche.

Senza dire nulla, giro i tacchi e me ne vado. Non ho voglia di stare qui impalato, a fare la figura dello scemo.
Sento Dana chiamarmi un paio di volte, ma non mi volto. E lei non sta cercando di fermarmi.

~~~
Ciaooo come va?
Problemi in paradiso per i due protagonisti eh? Che ne pensate?
Voi come state trascorrendo questo periodo strano? Un bacio

-Alessia

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