la conoscenza.

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ottobre 2013

Ti ricordi il primo giorno?

La prima volta che ci incontrammo ti sedetti al mio fianco in silenzio, quasi come se non mi volessi disturbare.

Eravamo entrambi poco più che ragazzini, un po' sognatori e non particolarmente pieni di voglia di vivere. Era normale, tra i classici problemi adolescenziali e lo stress della scuola. Ci godevamo le piccole cose, come una sigaretta sul tetto del palazzo o una chiacchierata a tarda notte. Trovavamo la felicità nelle cose più semplici.

Indossavi dei larghi pantaloncini color kaki che arrivavano sotto al ginocchio ed una altrettanto larga maglietta bianca con una strana stampa color militare che risaltava la tua corporatura esile, forse fin troppo. Avevi il tuo immancabile cappellino della Jordan ed un paio di scarpe sportive.

Rovistavi con foga nelle tasche dei tuoi pantaloni, come se fossi un po' nervoso. A quel punto ti voltasti verso di me, per la prima volta e mi guardai negli occhi.

"Ciao." mi dicesti, a bassa voce, per poi tossire. "Lo tieni un accendino?" io a quel punto te lo passai, mentre tu mi sorridevi, per la prima volta.

Eri sempre stato un bel ragazzo, e credo di essermi innamorata di te sin dal primo momento.

"Grazie."

Restammo in silenzio per un po', a guardare la nostra città al buio.

Non nego, ero davvero agitata. Eri del quartiere e a quanto pare abitavamo anche nello stesso palazzo, ma non ti avevo mai visto, nonostante questo però sembravi molto amichevole e a tuo agio. La tua sfrontatezza non ti ha mai fatto sentire a disagio, o non all'altezza.

"Come ti chiami?"

"Alessandra, tu?"

"Sono Luca." mormorasti, per poi prendere un gran sospiro. "Anche io fumo le Marlboro." dicesti, cercando di iniziare una conversazione.

"Sono le migliori." ridacchiai, mentre buttavo la cicca della mia sigaretta ormai finita giù dal palazzo. "Anche se ho iniziato con le Chesterflied, non so cosa avevo in mente." scherzai, facendoti ridacchiare.

"Quasi tutti lo fanno." mi appoggiasti, per poi pensarci un po' su. "Io stesso ho iniziato con le Chesterfield... rigorosamente blu."

"È un cliché."

"Un che?" domandasti, mentre io ridevo e tu dopo un po' facesti lo stesso.

"È tipo uno standard di comportamento, una cosa che fanno tutti." ti spiegai, mentre mi guardavi negli occhi.

"Capito. Che scuola fai?"

"Vado al Francesco Severi." dissi, per poi abbassare lo sguardo e far dondolare un po' le gambe. "Tu?"

"Io ho lasciato, mi hanno bocciato due volte in primo ed ho mollato." mi dicesti, per poi scrollare le spalle ed accennare un sorriso. "Però andavo pure io là."

Per due lunghi anni eravamo andati a scuola insieme ma non ci eravamo mai visti. Com'è strano il mondo.

"Di che anno sei?"

"Novantotto, anche tu?" mi domandasti, mentre io annuivo e mi voltavo verso di te, che sembravi sempre più sereno, in confronto a qualche minuto prima. "Quindi stai in secondo?"

"Ho fatto la primina, sto in terzo e faccio il linguistico."

"Io facevo lo scientifico, c'ho provato. Ed anche io avevo fatto la primina." dicesti, per poi sbuffare e buttare la sigaretta giù dal cornicione. "Mi sono reso conto che era troppo difficile, poi non ci andavo mai."

"Immagino che lo scientifico sia difficile." concordai.

Restammo un altro po' in silenzio, io personalmente pensai a cosa chiederti, visto che non avevo alcuna intenzione di far terminare la conversazione. Non sapevo il perché, ma iniziavo a sentirmi a mio agio con te.

Mi hai sempre trasmesso tranquillità.

"Hai sempre vissuto qua?" ti chiesi, prendendoti un po' alla sprovvista, poiché anche tu eri sovrappensiero.

"Sì." dicesti, per poi guardarmi ed accennare il tuo solito sorriso sbilenco. "Stavo giusto pensando che è strano."

"Che non ci siamo mai visti?" domandai, e tu annuisti, per poi ridacchiare un po'. "Sì, lo è."

"Ti do fastidio o posso restare?"

"Certo che puoi restare."

"Ogni tanto ci possiamo incontrare... anche perché mi scordo sempre l'accendino. Avrò bisogno di te." scherzasti, facendomi ridere. "Fortuna che ho la testa sulle spalle."

Col passare dei mesi avresti avuto bisogno di me non solo per un accendino, ma per molto altro.

"Te lo presterò io." mormorai, per poi guardarti negli occhi e sorridere. Ricambiasti il mio sorriso e mi facesti un occhiolino, per poi abbassare lo sguardo.

"A che piano stai?"

"Il quinto, tu?"

"Il terzo." dicesti, per poi alzarti e stiracchiarti un po'. "Comunque io ora devo andare, ci vediamo presto?"

"Certo." sorrisi, mentre mi lasciavi un bacio sulla guancia. "Ciao Luca, è stato un piacere."

"Ciao Alessandra, a presto." mi salutasti, per poi ridarmi l'accendino. "Ah, tieni."

"Grazie."

Mi ricordo quel giorno come se fosse ieri, ricordo tutte le emozioni che provavo e i pensieri che avevo in testa. Personalmente non credevo che quell'incontro avrebbe cambiato la mia vita, eppure era così.

Ricordi? | Capo PlazaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora