l'eccezione.

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settembre 2014

Quell'estate ci divertimmo tantissimo, insieme a tutti gli altri del gruppo. In fondo facevamo sempre le stesse cose, ma ci andava bene così. Stavamo quasi tutto il giorno al mare e la sera andavamo per locali a ballare fino a tarda notte. Quando non scendevamo al mare, stavamo in giro per il quartiere o andavamo in centro.

Ti ricordi quanto è stata bella ed indimenticabile quell'estate? Io l'ho amata da morire.

Forse non è paragonabile ai posti esclusivi che frequenti ora, ma sono sicura che ti sia rimasta nel cuore anche a te.

Dopo aver passato un paio di settimane in Sicilia tornai a Salerno e ti raggiunsi al nostro solito posto.

"Come sei abbronzata!" esclamasti subito, per poi abbracciarmi e farmi fare un giro su me stessa. "Wow."

Eri sul serio senza parole, te lo leggevo in faccia. Non avrei mai pensato di poterti fare un certo effetto, anche se lo avevo desiderato.

"Ti piace?"

"Sei bellissima." mormorasti, per poi accennare un sorriso e sederti. "Ti sei divertita?"

"Sì, molto. Sono stata molto bene, il mare era bellissimo." ammisi, per poi passarti una sigaretta ed accendere la mia. "Tu invece come stai?"

"Bene, tu?"

"Bene."

"Guarda che ho qua." mormorasti, per poi tirare fuori dalla tasca dei pantaloncini della Nike quindici pezzi da venti.

"Oh mio Dio!" esclamai, mentre tu me li passavi ed io li contavo. "Non ci credo. Non sono mica pochi!"

"Con gli altri siamo andati a Roma l'altro ieri, sono arrivato primo. Volevo dirtelo di persona e vedere la tua reazione dopo aver saputo che sono arrivato primo! Cazzo, primo!" dicesti, fiero ed orgoglioso di te. "Sono centocinquanta euro."

Era un buon inizio, e tu eri contento anche per piccoli traguardi. Ti eri sudato e faticato quei centocinquanta euro, ed appunto per questo te li godevi al massimo.

"Sei stato bravissimo." esclamai, per poi ridarti i soldi e lasciarti un bacio a stampo sulla guancia.

"Sono felice." ammettesti. "Dopo li do a mamma, così li mettiamo da parte per la scuola. Qualcosa però me la tengo per me, possono sempre servire."

"Lo vedi che ogni tanto ragioni?!" dissi, posando la mano sulla tua coscia magra. "Bravo."

"Matteo l'hai visto?" mi domandasti, per poi prendere una Goleador alla frutta dalla tasca e passarmela.

"Ci esco tra un'ora, mi viene a prendere. Ha riparato il motorino." mormorai, per poi scrollare le spalle e voltarmi verso di te. "Tu invece come stai messo a ragazze? È successo qualcosa nelle ultime settimane?"

"Tutte cose occasionali, lo sai." ridacchiasti, per poi farmi un occhiolino.

"Il solito Luca!" sorrisi, prendendoti sotto braccio. "Cosa hai fatto nel frattempo?"

"Te l'ho detto, niente di speciale. Mi sono ammuccato qualche ragazza nelle varie discoteche, mo mi sto scrivendo con una."

"Com'è?" ti chiesi, mentre prendevi il cellulare in mano, mostrandomi la foto di una biondina con una quarta abbondante. "Molto carina."

Non lo pensavo sul serio, e lo sapevi.

"Ci credo." ridacchiasti, per poi darmi una gomitata, mentre io scuotevo la testa e scrollavo le spalle. "Non ci credi neanche tu. Per me ha solo un bel corpo, niente di più. Manca di cervello."

Era inutile anche provare a mentire con te.

"Anche per me."

"Piuttosto con Matteo?" mi domandasti, voltandoti verso di me. "Tutto okay?"

"Sembra andare tutto bene, stasera mi porta a cena fuori e poi andiamo da lui."

"Dove?"

"Giù da Gino."

"Solo?" ridacchiasti, per poi prendere il pacchetto di sigarette dalla tasca.

"Perché?"

"Io ti avrei portata in centro, o sul lungo mare. Non so, in un posto più bello e speciale."

La situazione si stava facendo strana, e te n'eri accorto. Ma eri stato tu stesso ad entrare in quel discorso. Il centro e il lungo mare erano bei posti, sempre stati, ed anche abbastanza esclusivi e particolari, di sicuro non adatti a due ragazzi di quartiere come noi. Ma tu ci saresti andato con me.

"Ma tu non eri quello che non portava nessuna fuori a cena?" scherzai, mentre tu scuotevi la testa. "Poi al lungo mare costa tutto tanto."

"Eh ma sei tu, io per te farei un'eccezione."

Per te sono sempre stata l'eccezione. L'unica amica femmina, l'unica con cui parlavi e piangevi, l'unica che ti capiva.

Tu indubbiamente eri la mia. Non ero il tipo di ragazza che si legava o si apriva così tanto con una persona, ma con te non c'era vergogna o imbarazzo nel parlare di qualsiasi cosa. Solo sentimenti ed emozioni allo stato puro.

"Sul serio?"

"Beh sì, dopo due settimane che non ci vediamo, come minimo." mormorasti, per poi sorridere ed accarezzarmi una coscia. "Poi sei sul serio bellissima, per me è uno spreco."

Ti ricordi? Non sei mai stato il tipo che si sbilanciava o che riempiva di complimenti qualcuno.

Tranne con me, nomi dolci, complimenti e soprannomi erano all'ordine del giorno con te.

Ancora una volta, ero l'eccezione.

Ad oggi vorrei sapere se qualcuna ha preso il mio posto.

"Ah sì?" ridacchiai, portando un braccio sulle tue spalle, mentre annuivi con convinzione.

"Fossi stata la mia ragazza sarei andato in giro e avrei detto a tutti: 'vedi quanto è bella? Lei è mia!', ma sarei stato comunque geloso di chiunque ti avrebbe guardata... e ti avrei portata nei posti migliori di Salerno." esclamasti, mentre mi guardavi negli occhi. "Ti meriti più di una piccola pizzeria... e tra l'altro è pure squallida."

Con quella frase mi resi conto di avere davvero il debole per te, ma speravo di sbagliarmi.

"Chi ti sposa sarà fortunata." ammisi, per la prima volta in serio in imbarazzo con te, per poi abbassare lo sguardo.

"Sì, lo credo anche io." scherzasti, per poi darmi una gomitata. "Piuttosto domani ti ci porto sul lungo mare, con questi ce lo possiamo permettere!" dicesti, per poi indicare i soldi, tenuti insieme in un mio vecchio elastico per capelli, del quale ti eri impossessato qualche mese prima.

"E la scuola?"

"Ce li abbiamo i soldi per la scuola, mamma capirà." mormorasti, per poi lasciarmi un bacio sulla guancia. "Poi sono forte, ne faccio il doppio al prossimo contest."

"Hai ragione." ridacchiai, voltandomi verso di te.

"Quindi domani andiamo a cena fuori, okay?"

"Certo." sorrisi, per poi abbracciarti con forza. "Mi eri mancato Plaza."

"Pure te Lady Plaza."

Quel giorno avevi davvero esagerato, il mio cuore andava a mille per colpa tua. 

Alla fine, è sempre stato così.

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