Capitolo 17

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Edward Collins aveva appena infilato la giacca, mentre sua moglie, Elizabeth, stava sistemando i capelli in una delicata treccia. Era sera e i coniugi Collins erano stati invitati dai genitori di Edward  ad una cena di famiglia. Erano entrambi molto agitati. Ovviamente non era la prima volta, in sedici anni di matrimonio avevano partecipato a molti ricevimenti e feste organizzati dalla famiglia di lui. Elizabeth si trovava molto bene con i suoi suoceri, ma era Edward a non essere in buoni rapporti con la famiglia, soprattutto con i suoi fratelli maggiori. Il primo, Hector, medico rinomato,  era una persona abbastanza solare, ma quando la figlia morì per un incidente, la moglie cadde in depressione e finì per suicidarsi, da quel momento si concentrò unicamente sul lavoro. Il secondogenito dei Collins si chiamava Matthew, era uno spirito libero, un avventuriero, pur essendo il più affascinante tra i tre fratelli era deciso a non sposarsi, aveva sempre la battuta pronta e sicuramente non dava ascolto ai pregiudizi. Diceva sempre che nemmeno quando si conosceva la storia di una persona bisognava giudicare. Elizabeth e Edward salirono nella carrozza che li avrebbe condotti a destinazione.

"Lo sai il motivo della cena di stasera, vero?" domandò sarcasticamente Edward

"Si, tuo fratello Matthew è tornato dall'Egitto"

"Vedi di non dargli troppa confidenza" la minacciò, gli occhi erano chiusi in due fessure e i lineamenti del viso induriti

"Tra me e Matthew non c'è stato mai niente, se non una forte amicizia" si difese

"Pensi che non abbia visto le lettere che vi scambiate?"

"Non è come sembra...hai letto il contenuto" deglutì preoccupata

"Non mi serve leggere le lettere, ho un'idea di cosa può esserci scritto" la accusò velatamente

Detto questo Mr. Collins decise di cambiare discorso per non dare occasione alla moglie di ribattere.

"A proposito, hai fatto quelle analisi?"

"Si e il medico ha detto che posso avere figli"

"Anche questo?"

"Si..." tentennò "Perché non le fai anche tu le analisi" propose

"Stai dicendo che io potrei non essere capace di mettere al mondo un figlio, stai mettendo in dubbio..." urlò furioso e venne interrotto dalla moglie

"Potremo toglierci un dubbio e anche se fosse potremmo adottare un bambino"

"Dovrei crescere un figlio che non è sangue del mio sangue, ma ti senti quando parli?!" ormai Edward aveva il viso rosso e una vena pulsante sulla tempia

La sua rabbia saliva sempre di più, Edward non era una persona che facilmente ascoltava un' opinione diversa dalla sua. Elizabeth, stanca della testardaggine di suo marito, non rispose più. Arrivati a destinazione, vennero accolti dal maggiordomo di casa e, dopo aver salutato, si accomodarono in sala da pranzo aspettando l'ospite d'onore, Matthew. Non tardò ad arrivare e abbracciò tutti i presenti. Dietro di lui, però, c'erano una bambina dalla pelle mulatta e un uomo che a occhio e croce dimostrava la sua stessa età. Il padre, educatamente, chiese chi fossero e lui li presentò. 

"Lui è Donald, un mio caro amico, era un soldato inglese che ho conosciuto in Egitto" disse indicando l'uomo, poi indicò la bambina e riprese a parlare

"Lei, invece, è sua figlia Jasmine. La madre è morta di parto e, da quando io e Donald ci siamo conosciuti, la considero mia figlia" 

La madre lo guardò negli occhi e gli rivolse un sorriso di conforto e di comprensione, aveva già capito che c'era sotto qualcosa. Il padre, invece, sembrava non essere contento della buona azione del figlio, poiché non voleva che il figlio accudisse una bambina non sua e, soprattutto, di colore. In questo modo avrebbe infangato il nome della sua rispettabile famiglia. Iniziarono a mangiare e Hector iniziò a parlare del suo lavoro e della psicoanalisi di Freud, tutti lo guardavano interessati, finché il padre settantenne lo interruppe domandando:

"Edward ho saputo che non rifornisci più la fabbrica di mr. Anderson. Perché? So che ti portava tanto guadagno" 

Il figlio, sentendosi preso in causa, si difese:

"Mr. Smith mi ha consigliato di non collaborare più con James Anderson"

"E perché mai? Mi è sempre sembrato una persona seria" chiese Hector interessato 

"Mi ha solo detto che hanno avuto un diverbio e che non bisogna fidarsi troppo di lui, così ho deciso di interrompere gli affari" ammise il più giovane dei Collins

"Quindi quel pallone gonfiato di Smith ti dice di rovinare la tua azienda e tu glielo permetti? Ti facevo più furbo fratellino" lo schernì Matthew con un tono di rimprovero 

Edward si offese e chiuse il discorso dicendo:

"Invece di preoccuparti della mia vita, piuttosto pensa alla tua che non stai messo meglio di me" 

Matthew decise di non ribattere per non causare un litigio in famiglia. Arrivati al dolce, Matthew si alzò come per fare un brindisi. 

"Forse questa sarà la mia ultima cena in famiglia, perché sicuramente dopo quello che dirò non mi vorrete più vedere. Donald è il mio compagno." 

"Certo, già l'hai detto, il tuo compagno di viaggio" disse il padre per autoconvincersi che tra i due non ci fosse niente

"No, papà, è il mio compagno di vita, non siamo semplici amici." rivelò il secondogenito

Il padre andò su tutte le furie, si alzò facendo cadere la sedia e iniziò ad urlare al figlio di uscire immediatamente da casa sua. Nella sala da pranzo iniziò a crearsi tanta confusione tra le urla del padre e il pianto della bambina spaventato. A un certo punto, il padre si portò le mani al petto tossendo e cercando di respirare. Subito Hector lo soccorse portandolo nella sua camera da letto. Intanto intorno al tavolo erano rimasti solo Matthew, la sua famiglia e Edward con la moglie. Matthew era distrutto, si sentiva in colpa perché se fosse successo qualcosa al padre, non se lo sarebbe mai perdonato. Elizabeth provò ad avvicinarsi e consolarlo poggiandogli la mano sulla spalla, ma suo marito la tirò verso di se con forza. 

"Non toccarlo, è malato! Potrebbe infettarci qualcosa" poi, riferendosi al fratello urlò 

"Vai via e non farti più vedere!" 

"Edward sono tuo fratello, come puoi dirmi queste cose?" domandò sconvolto 

"Io non ho più un fratello, mi fai schifo" 

A quel punto, Elizabeth si intromise

"Edward modera il linguaggio! Non c'è niente di sbagliato" 

Il marito la guardò sconcertato. Per lui era impensabile che due uomini potessero amarsi, avere una relazione e soprattutto una famiglia.

"Noi, persone normali, aspettiamo da anni l'arrivo di un bambino e questi invertiti  hanno ciò che dovremmo avere noi. Quella bambina non può vivere così, crescerà malata come loro" urlò Edward

"Tu non sei nessuno per giudicare il loro amore" disse prendendo in braccio la bambina per calmarla con fare materno

Edward, allora, innervosito dalla situazione strattonò la bambina dalle braccia della moglie e i due uscirono insieme da quella casa. 



Angolo autrice

Ovviamente noi siamo contro l'odio e ogni forma di violenza verso gli omosessuali e le persone di colore, ma per il capitolo abbiamo dovuto scrivere insulti omofobi. Votate e commentate, fateci sapere se la storia vi sta piacendo e qual è il vostro personaggio preferito!

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